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19 Febbraio 2019

Guida all’arte urbana: Vanchiglietta

I murales di corso Belgio, tre opere a cielo aperto che ricordano persone scomparse e un impegno per i prossimi anni

Luca Ferrua

Il murale in ricordo di Giovanni Bonaventura

La lingua di terra tra Po e Dora Riparia, che con i suoi parchi accoglie i forestieri provenienti dalla zona nord di Torino, nell’ultimo anno ha cominciato a cambiare faccia.
Qui e là infatti è possibile notare che su alcuni dei grossi condomini residenziali che troneggiano lungo corso Belgio sono recentemente apparsi dei murales – tre per la precisione – appartenenti a due distinti progetti di memoria e solidarietà.

IN RICORDO DI BONAVENTURA
Passando da Vanchiglia a Vanchiglietta, all’angolo tra corso Belgio e corso Farini, sul fianco di una casa è possibile notare un murale tutto colorato: più mani a reggere un grande occhio che scruta l’orizzonte. È un ricordo, un omaggio a Giovanni Bonaventura, giovane ingegnere siculo morto lo scorso gennaio a seguito di un incidente sulle piste da sci di Sestriere.
A realizzarlo sono stati alcuni writer suoi concittadini, amici venuti da Enna apposta per salutare il loro compagno poco più che trentenne con un’immagine-simbolo: cinque mani (degli amici e della fidanzata) e su di esse un occhio azzurro – come quelli di Giovanni – che guarda lontano; in sfondo le montagne piemontesi e i fichi d’india della sua terra.

Il murale omaggio a Christine de Pizar

TOWARD 2030
Procedendo lungo corso Belgio, là dove incrocia corso Tortona alle bocche di Vanchiglietta, è poi possibile notare in lontananza un’immagine dai colori accesi. Proseguendo lungo il viale e avvicinandosi un po’ a via Cigliano vi renderete conto che ciò che si staglia sul lato di un grosso condominio è una donna in piedi su un castello.
Il soggetto è Christine de Pizar, prima scrittrice professionista nonché prima femminista della storia. A rappresentarla è stata la street artist Camilla Falsini, che con il suo cubismo sgargiante e sproporzionato ha voluto così rappresentare l’uguaglianza di genere, il quinto dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile creati e promossi dall’Onu. La Città di Torino, in collaborazione con Lavazza, ha voluto sostenere l’idea attraverso il progetto TOward 2030. What are you doing?, per sensibilizzare la cittadinanza su questi temi attraverso le opere di 17 writer, tutto all’insegna della sostenibilità.
Dello stesso esperimento fa infatti parte anche il murale dell’artista Zed1 sulla fiancata della Scuola Elementare Antonelli, dal titolo Povertà zero: un portafogli con un terreno al suo interno, e là dove non c’è guerra o povertà fiorisce una rosa con un uomo che regge una moneta. In questo caso l’opera, in cui emerge tutta la tecnica dell’artista di riprodurre un acquarello con bombolette spray, vuole rappresentare il primo del 17 obiettivi Onu: sconfiggere la povertà.

L’IDENTITÀ DEL QUARTIERE
Da molti considerata come un’appendice del Borgo Vanchiglia, la zona di Vanchiglietta dimostra quindi di avere invece una storia tutta sua.
Nata già nell’800 a seguito di un progetto urbanistico dell’architetto Antonelli, la zona di Vanchiglietta come la conosciamo noi è però il frutto di una recente urbanizzazione. Nel dopoguerra infatti venne deciso di recuperare una porzione di città prettamente abbandonata a ridosso dell’area manifatturiera che si estende da corso Tortona a Lungo Dora Riparia. Conosciuta come ‘l borgh del fum (“il borgo del fumo” in piemontese) per la moltitudine di fabbriche, opifici e lo scalo merci Vanchiglia, il quartiere ha poi visto un grosso afflusso di popolazione a ridosso degli anni ’70.
Dopo la chiusura degli stabilimenti, una parte dei locali è stata recuperata: la ex manifattura Tabacchi e la ex Italgas sono ad esempio diventate sedi universitarie e anche se la riqualificazione è ben lunghi dall’essere finita, il borgo oggi offre in mezzo ai suoi complessi residenziali uno spaccato neorealista dell’Italia industriale dei primi del ‘900.

Il murale Povertà Zero

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Categorie: Scoprire Torino

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