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10 Settembre 2021

Penny Wirton, la scuola d’italiano gratuita per immigrati

Un progetto portato avanti da volontari che dal 2004 aiutano adulti e bambini stranieri a imparare la nostra lingua, anche con la pandemia

Adriana Scatolone

Locandina Scuola Penny Wirton

La Scuola Penny Wirton ha sedi in tutta Italia

Via dalla pazza classe: così si intitola il libro di Eraldo Affinati, fondatore della Scuola Penny Wirton, in cui si racconta la storia della sua esperienza didattica maturata a partire dal 2004. Un percorso davvero entusiasmante e ispiratore, che da Roma si è diffuso in tutta Italia. Di cosa si tratta?

La scuola Penny Wirton prevede l’insegnamento gratuito dell’italiano agli immigrati. Nasce dall’intuizione del professor Affinati, docente di lettere che si è reso conto della difficoltà dei ragazzi arrivati da poco in Italia – con scarse o assenti competenze nella nostra lingua – nel raggiungere i requisiti minimi previsti dal nostro sistema scolastico.
Il nome del progetto è esplicativo: Penny Wirton è il protagonista di Penny Wirton e sua madre, romanzo per ragazzi scritto negli anni Settanta da Silvio D’Arzo su un bambino povero e disprezzato che cresce senza sapere chi sia suo padre, ma che trova la sua rivincita grazie alle lezioni del supplente del suo villaggio. La scuola quindi come opportunità di riscatto sociale è il grande sogno del fondatore, di sua moglie Luce Lenzi e dei tanti insegnanti volontari che si susseguono da più di quindici anni.

Tutto è cominciato in modo spontaneo, con grande consapevolezza ma pochi mezzi: un pugno di studenti, qualche insegnante volontario oltre ai fondatori, una stanza in una parrocchia gesuita romana, penne e fogli protocollo. Poi il passaparola ha fatto il resto.
L’esistenza di una scuola rivolta a tutti, gratuita, senza vincoli limitanti, senza compiti né voti, in cui giovani e meno giovani si impegnano per insegnare l’italiano all’insegna del divertimento ha fatto crescere il numero degli iscritti in modo esponenziale e negli anni, oltre ai trasferimenti in sedi sempre più grandi a Roma, nuove realtà sul modello Penny Wirton sono nate in tutta Italia (in Piemonte ad Alessandria e a Pinerolo).

La parola “iscritti” non è nemmeno così appropriata: in questo tipo di scuola non c’è burocrazia e per partecipare alle lezioni basta dare il proprio nome. Se gli utenti vengono indirizzati dai Centri di accoglienza (come spesso accade) vengono poi loro riferite le presenze effettive, anche se non esiste obbligo di frequenza. Arrivano bambini e adolescenti delle nazionalità più disparate, ma anche adulti desiderosi di apprendere la lingua, in particolare mamme coi loro figli, studenti che sanno già leggere e scrivere in un’altra lingua, altri che sono completamente analfabeti; c’è chi studia e chi lavora, chi è regolare e chi vive per strada senza avere i documenti.
In questa realtà così variegata conta una sola cosa: instaurare un rapporto umano basato sulla reciproca fiducia studente-docente senza la quale, secondo lo stesso Affinati, l’insegnamento non può riuscire.

Le lezioni si svolgono a tu per tu o a piccoli gruppi di massimo 5/6 persone. Vengono sperimentati diversi metodi, basati in particolare sulla ludodidattica, con l’obiettivo di rendere l’apprendimento meno pesante e più immediato.
Le illustrazioni sono fondamentali perché permettono a chi non conosce nessuna parola italiana di crearsi un bagaglio di base, senza una vera spiegazione del docente che non potrebbe farsi capire. Anche i due manuali che si utilizzano sono costellati di immagini e prevedono esercizi a difficoltà crescente, dalla base all’italiano C1. Ci sono racconti e questionari e una scheda per allenarsi al superamento agli esami per ottenere il permesso di soggiorno.

Se il rapporto personale è fondamentale (non dimentichiamoci che la maggior parte dell’utenza è priva di punti di riferimenti) ci si può chiedere come questa realtà sia sopravvissuta in questi mesi di pandemia. La risposta è naturalmente la dad, realizzata grazie ai volontari che sono stati in grado di dotare tutti gli allievi degli strumenti tecnologici necessari.
Nel blog che raccoglie i resoconti dei vari docenti si legge che questa esperienza ha mostrato i suoi lati positivi: oltre alla possibilità di trasmettere le conoscenze base di informatica, ha dato l’occasione di mostrare tramite il video moltissimi oggetti della vita quotidiana che venivano filmati dagli insegnanti, di cui lo studente ha potuto facilmente imparare il nome.

La fantasia e la voglia di mettersi in gioco, alla base di questo progetto, hanno permesso quindi di superare gli ostacoli degli ultimi tempi e adesso è già stata annunciata la ripresa in presenza per il nuovo anno scolastico.

 

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Categorie: Intercultura

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