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2 gennaio 2014

«Wwoof, esperienza straordinaria», anche da Torino

Lavorare come volontari nelle fattorie biologiche in cambio di vitto e alloggio: il racconto di Alberto, giovane torinese che ha allevato asini e api in Spagna

Simone De Caro

Biologico, sostenibilità ambientale e stili di vita alternativi questo è Wwoof

Da qualche anno ormai anche in Italia si sta espandendo fra i giovani, ma non solo, il wwoofing. Sempre più persone decidono di viaggiare in Italia o in qualunque parte del mondo attraverso l’ospitalità delle fattorie biologiche associate all’organizzazione Wwoof – World wide opportunities in organic farms -, ospitalità (vitto e alloggio gratuito per intendersi) concessa in cambio di lavoro. Ma gli italiani non sono solo viaggiatori, sono moltissime ed in continua crescita anche le fattorie nel nostro Paese e anche nella provincia torinese. Fattorie molto diverse tra loro, si parte dalla tradizionale azienda agricola rigorosamente biologica fino a delle vere e proprie comunità autosufficienti che praticano stili di vita alternativi.

LA STORIA
Il Wwoof nasce in Inghilterra nel 1971, con l’originario nome di Working weekends in organic farms l’organizzazione aveva l’intento di connettere la campagna e il movimento per l’agricoltura biologica e per la diffusione di stili di vita sostenibili con chi voleva conoscere questo mondo e contribuire a questa causa ma ne era impossibilitato vivendo in città. Da questo obbiettivo inizialmente limitato l’organizzazione si è rapidamente espansa, mantenendo però fondamentalmente l’intento iniziale. Sono aumentate le fattorie e sono aumentati i wwoofers, e con loro anche i paesi aderenti all’iniziativa  con organizzazioni nazionali autonome. Nel 2000 si è tenuta la prima conferenza internazionale dei rappresentanti dei 15 paesi aventi una propria organizzazione di wwoofing, oggi anche grazie ad internet le nazioni sono più di 50.

COME FARE
Diventare un wwoofer è molto semplice. Bisogna iscriversi pagando la quota di iscrizione valida 12 mesi dalla data di iscrizione, e successivamente attraverso la lista di contatti fornita dall’organizzazione nazionale decidere la destinazione e contattatare le fattorie per verificare la disponibilità. Infatti essendo diviso per nazioni il programma Wwoof consente di lavorare come volontari solo nel paese nel quale ci si è iscritti. Quindi se si vorrà andare in Germania ci si dovrà iscrivere a Wwoof Germania e quella tessera sarà valida solo lì, e se ad esempio si volesse fare un esperienza di wwoofing in Francia si dovrebbe fare una altra iscrizione, pagando una nuova quota, a Wwoof Francia. Questo metodo consente alle singole organizzazioni, che comunque non sono a fini di lucro, di sopravvivere e sostenere l’incontro tra volontari ed ospitanti essendo inoltre più vicini alle realtà del territorio.
Per quanto riguarda Wwoof Italia, che formalmente esiste dal 1999, sono centinaia ad oggi le fattorie aderenti e moltissime sono quelle piemontesi ed in particolare torinesi. Nella nostra provincia le realtà sono svariate, si parte dal bed&breakfast per arrivare alla comunità autosufficiente, sempre nel rispetto della natura con coltivazioni e allevamenti fra i più diversi.

L’ESPERIENZA
Abbiamo chiesto ad un ragazzo torinese, Alberto, di raccontarci la sua esperienza come wwoofer in Spagna. «É stato un viaggio davvero fantastico. Credo che molte persone dovrebbero provarlo almeno una volta nella vita, non costa praticamente nulla ma ti dà moltissimo, soprattutto per chi ama la natura e la vita di campagna. Io sono stato in una famiglia davvero molto ospitale che aveva un allevamento d’asini, ma allevava anche le api e coltivava un orto. Le cose da fare erano molte ed ogni giorno diverse, non ci si annoiava mai! Certo bisogna essere anche un po’ fortunati a trovare una situazione accogliente, ma soprattutto bisogna essere sempre pronti ad adattarsi. É davvero un’esperienza che personalmente consiglio».

Sei  mai stato un wwofer? Lo vorresti diventare?

www.wwoof.it

www.wwoof.net

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Categorie: Lavoro

Commenti (1)

  1. simone ha detto:

    Ho fatto l’esperienza di wwoofer.il bello dovrebbe essere lavorare senza la pressione del datore di lavoro ma spesso trovi host con atteggiamenti padronali che ti stressano piu’ dei capi.inoltre oltre a non offrire un centesimo di paga molti sono tiratissimi nelle spese del vitto alloggio.preparatevi al saltino al supermercato se non volete morire di fame!.in altri posti:doccia fredda anche in inverno o rimani zozzo e in certe case procuratevi il bue e l’asinello per scaldarvi la cameretta.naturalmente non tutti,ma la definizione del wwoof e’:manodopera a basso,hop! Zero costo dove a guadagnarci sono solo gli host.buon wwpof a tutti!

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