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20 novembre 2014

Guida pratica per aspiranti sceneggiatori

Domani si apre il Torino Film Festival e Digi.TO vi offre uno speciale sulla rassegna, sul cinema e i suoi mestieri: iniziamo da chi scrive i film

A.D.S.

Lo sceneggiatore è solo una dei professionisti che concorrono alla creazione di un film

Corrado Trione ha 30 anni e fa lo sceneggiatore. Con lui cerchiamo di scoprire questo affascinante – e per molti versi anche un po’ misterioso – lavoro, di cui il nostro intervistato ha teorizzato un vero e proprio decalogo, che presenta ai lettori di Digi.TO.

Innanzitutto qual è stato il tuo percorso formativo?
«Dopo la laurea in Lettere, mi sono dato alla drammaturgia, ho seguito qualche corso alla Scuola Holden e infine mi sono iscritto a un percorso annuale, sezione Scrittura. Poi una sera, guardando L’Ispettore Coliandro, mi dissi che mi sarebbe piaciuto scrivere una cosa dal genere ma non avrei saputo da dove cominciare, così passai alla sezione Cinema. Frequentai il mio anno, non imparai granché di teoria ma incontrai moltissime persone appassionate o professioniste del cinema. Così ho cominciato a lavorare sui set e più tardi a fare qualcosina di mio. Ho poi approfondito alcuni generi in particolare come ad esempio il documentario, con degli esperti in materia».

Come lavora uno sceneggiatore?
«Lo sceneggiatore-tipo si siede al computer nella sua stanza tranquilla dopodiché, immaginando di vedere e ascoltare ciò che scrive, sforna quello che gli sembra un capolavoro. Quando è sicuro del suo script lo passa al produttore, che ne taglia un terzo per questioni di budget, un altro terzo perché più è corto più si vende, e l’ultimo terzo lo rimanda indietro, chiedendo di accentuare gli aspetti sociali e i drammi umani per poter vincere i festival. La sceneggiatura rivisitata arriva poi al regista, il quale la troverà interessante ma vorrà sostituire le metafore con pupazzi parlanti, la nonnina saggia con una bellona con cui è uscito e a cui deve un favore, e quasi certamente aggiungerà un serial killer. Piangendo lacrime di sangue, lo sceneggiatore arriverà passo passo a una tredicesima stesura che non ha più molto dell’originale ma sarà quella che verrà girata. A questo punto gli attori re-interpreteranno le loro battute in modo da far ridere quando lo sceneggiatore voleva commuovere e viceversa. Il direttore della fotografia opterà per il bianco e nero e il montatore cambierà l’ordine delle scene. E anche le musiche, le location, le scenografie, i costumi: tutto sarà diversissimo da come lo sceneggiatore-tipo aveva immaginato. E infatti, probabilmente, quando vedrà il risultato non lo riconoscerà».

Perché questa trasformazione?
«Perché il cinema, più di qualunque altra arte, è un lavoro di squadra. E non è retorica dire che ogni singolo professionista sul set ha un effetto sul prodotto realizzato. È vero che ci sono sceneggiatori che fanno anche la regia e magari il montaggio: una tentazione in cui sarebbe meglio non cadere. Perché i Christopher Nolan e i Paul Thomas Anderson sono proprio rari. Di solito è già una gran fortuna avere un talento: averne due è quasi sempre un’illusione. Io provai a fare la regia di un corto scritto da me. Non sapevo come fosse meglio far muovere la camera, né che ottica scegliere per le inquadrature. Ci ho vinto anche dei premi, l’hanno definita una regia naif… Insomma: lo sceneggiatore deve capire che il film non è suo, anche se il più delle volte parte da lui. Si tratta di un patrimonio comune».

Di cosa ti occupi attualmente?
«Sono molto preso dal mio primo amore, che è la scrittura teatrale. Per l’audiovisivo ho scritto e realizzato videoclip, diversi corti, un breve documentario e qualche spot. Al momento sto lavorando a un progetto di web series, e ho un cortometraggio in fase di distribuzione in vari festival nel mondo».

Infine, alla domanda su che cosa vorrebbe dire a chi volesse intraprendere questo mestiere, Corrado snocciola un vero e proprio decalogo dello sceneggiatore, riassumibile come segue.
1. Sarai povero. Se proprio sei bravo, e ti va bene, tra una ventina d’anni tirerai su la paga di un impiegato. Quindi, se oltre al cinema ti piacciono gli euro, meglio se fai il macchinista o l’operatore: i tecnici spesso sono pagati più dello sceneggiatore, e soprattutto sono pagati sempre.
2. Frequenta i set.  Non è difficile, se ti adatti: fai il trovarobe, il portacaffè, il runner, vale tutto. Capirai come funziona, cosa si può fare e cosa no. Se ti sei inzuppato per ore collegando tubi un pomeriggio di novembre, ci penserai bene prima di scrivere “piove a dirotto” sulla tua sceneggiatura.
3. Scegli i tuoi critici. Tu trovi  Shindler’s list struggente, e lui invece ci trova 128 riferimenti, per questo nessuno capisce il cinema meno dei critici cinematografici. Scegli sempre  il pubblico come tuo giudice, preferibilmente senza competenze in materia. Ad esempio tua nonna: se funziona con lei, funziona.
4. Stay foolish. Osa: non temere il difficile, non soffocare l’immaginazione. Di solito quando un produttore ti dice che sei pazzo ti sta facendo un complimento, lui è certamente più pazzo di te. E non preoccuparti troppo del budget: la fantasia è malleabile, e ciò che si deve fare con poche risorse spesso è ancora più originale.
5. Se te lo chiedono, lo puoi fare. La gente che hai intorno conosce il tuo talento e non si metterebbe volutamente in un pasticcio. Anche se ti sembra di non essere all’altezza, anche se non sai da che parte cominciare, accendi il computer, fatti una birretta, spremiti. Vedrai che verrà.
6. Chiediti perché lo stai facendo. Chiediti cosa vuoi ottenere, cosa stai dicendo e a che scopo. Chiediti se è necessario, e perché. Fallo a ogni scena, a ogni battuta: e se non ti viene una risposta convincente, tieni premuto il tasto Canc.
7. Ama tutti i tuoi personaggi come te stesso. Ogni personaggio ha le sue buone ragioni, le sue convinzioni, le sue debolezze, la sua storia, ed è stato bambino. Fai del tuo meglio per capire tutti e per tenere le parti di tutti. Diventa tutti. Rischi la schizofrenia, ma è un inconveniente del mestiere.
8. Sei uno scrittore. Sii più letterato che videomaker, più poeta che macchinista, più lettore che spettatore. La tua arma è pur sempre la parola: curala. Se tutti facessero lo stesso, ciascuno col suo mezzo, vivremmo in un mondo pieno di capolavori.
9. La verità non è per forza reale. Bisogna essere sinceri, ma questo non vuol dire essere realisti. Il cinema non è mai la realtà, è sempre una ricostruzione della realtà. Sii sincero, divertiti e commuoviti e per il resto sentiti libero. Finché scegli i temi a tavolino e li tratti senza farli tuoi, suonerà tutto bugiardo e chiunque se ne accorgerà.
10. Fatti una cultura tua. Guarda più film che puoi, leggi manuali, frequenta corsi, impara a memoria questo decalogo. Ma poi, prima di metterti a scrivere, fai il possibile per dimenticarti tutto. Il mondo non ha bisogno di persone che rifanno cose già fatte e applicano regole già scritte. Se proprio hai bisogno di avere delle regole, fattele da solo. La sceneggiatura di Amarcord, per fare un esempio, viola qualunque regola base della scrittura cinematografica.

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Categorie: Cultura, Lavoro

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