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19 gennaio 2015

Scout fuori sede di Torino… unitevi!

Intervista a Marco Faraldi del Gruppo Scout Torino 110, il primo Clan Universitario della città, che sarà inaugurato domani

Antonella Capalbi

Il logo del Gruppo Scout Torino 110, che sarà inaugurato domani

Se è vero che in tempi di generazione con la valigia capita spesso che masse di studenti percorrano lo stivale per meglio curare la propria formazione abbandonando molte attività rimaste nella loro “sede” d’origine da cui sono, almeno per un determinato periodo di tempo, letteralmente “fuori”, è vero anche che sempre più le città in cui si riversano dimostrano d’essere pronte ad accoglierli e a rendere meno traumatico il passaggio da una vita vecchia a una nuova, permettendo di non abbandonare attività, passioni e interessi coltivati fino a quel momento nella città d’origine. È questo lo spirito che ha mosso l’iniziativa tutta torinese di dare vita a un gruppo scout di tipo universitario e rivolto prettamente alle esigenze degli studenti fuori sede.
Il Gruppo Scout Torino 110 (affiliato Agesci, gli scout cattolici) –  nomen omen che suggerisce in termini numerici quanto l’area di riferimento sia quella universitaria, secondo un modello presente in poche città italiane (Roma, Bologna, Padova e Milano) –  sarà inaugurato domani alle 18,30 presso il Collegio Artigianelli (corso Palestro 14) alla presenza dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia.
Entriamo più nel dettaglio di questa nuova realtà tramite le parole di Marco Faraldi, giovane capo scout ligure di fresca laurea (ex fuori sede toucourt!), tra le figure di riferimento di questa iniziativa.

Come nasce l’idea di fondare un gruppo scout universitario?
«L’idea di un Clan universitario nasce dai ragazzi stessi ed è ciò che rende, a mio avviso, questa esperienza estremamente positiva. Sono stato contattato da loro in un gruppo Facebook che avevano creato per organizzarsi e, siccome la voglia di tornare a far scoutismo covava sotto la cenere, ho deciso di prendere la palla al balzo, vedendo quanto questi ragazzi ci tenessero e, contemporaneamente, comprendendo a pieno i loro problemi “da fuori sede”, essendoci passato io per primo. Questo stesso entusiasmo ha poi spinto altri capi scout torinesi, quali Tony Bena, Antonio Didonna, Alessandro Richard e Filomena Schena a unirsi al progetto insieme a Don Luca Peyron, responsabile della pastorale universitaria diocesana e Don Danilo Magni, direttore dell’Opera Torinese del Murialdo, dove abbiamo la nostra sede».

Pensi che un percorso come quello scoutistico possa risultare un’esperienza formativa complementare a quella universitaria?
«Assolutamente sì. L’università italiana pretende un impegno molto spesso maggiore di quelle estere in termini di tempo e di studio e ha un’organizzazione differente che consente una minore interazione fra compagni di corso di studio. Questo tipo di esperienza risulta particolarmente benefica perché permette ai ragazzi di svagarsi, di creare una rete di relazioni forti e durature, di conoscere l’altro “con mano” confrontandosi su diverse tematiche, di fare servizio, sviluppando così un atteggiamento di disponibilità, attenzione e empatia verso l’altro, di fare “politica” nel senso alto del termine di discussione e gestione comunitaria delle cose, di autogestirsi e di avere del tempo per pensare a se stessi, alla religione e a quelle domande esistenziali su cui raramente i ragazzi si interrogano. È una “palestra di vita” molto utile poiché avviene tra coetanei che però non sono lasciati soli nel loro “allenamento”, costantemente posto sotto l’attenzione di noi Capi e degli Assistenti Ecclesiastici».

Cosa differenzia questo gruppo dai tradizionali clan scoutistici “non universitari”?
«Questo Clan è rivolto essenzialmente a studenti fuori regione che tornano a casa minimo 1-2 volte al mese e che non riescono a seguire in maniera congrua un percorso scout durante l’anno. La  richiesta si è dimostrata così alta che quest’anno abbiamo raggiunto, e rischiavamo di superare, i 30 iscritti. La differenza principale sta nel fatto di “adattarsi” al calendario accademico permettendo ai ragazzi di tornare a casa a Natale, a Pasqua e in estate senza necessariamente perdere la possibilità di partecipare agli appuntamenti classici delle attività scoutistiche. Dal punto di vista scout, invece, il metodo è ovviamente lo stesso. Un’altra importante caratteristica è che, rispetto ai Clan “cittadini”, vi è un enorme scambio culturale perché i ragazzi vengono da tutta Italia ed è un continuo confrontarsi di culture, tradizioni e abitudini: una “perenne route nazionale”, come amiamo dire noi Capi del To110».

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Categorie: Formazione, Università

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