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15 marzo 2018

Pre-visioni sul Mai

Presentata ieri l’iniziativa che unisce progettazione architettonica e studio sociale per la ridestinazione di viale Ottavio Mai, attraverso l’apertura di un confronto tra studenti, cittadinanza e politica

Mario Acciaro

La Dora segna una linea di confine nella nostra città, una barriera che divide due mondi apparentemente distanti e incompatibili. Da un lato il centro città, con i palazzi storici e gli ampi viali alberati, dall’altro il quartiere Aurora, oggetto di una riqualificazione all’insegna dell’integrazione sociale e dell’armonizzazione edilizia in chiave smart. In questo difficile contesto si inserisce il progetto Pre-visioni sul Mai, una proposta di intervento interdisciplinare per la ridefinizione urbanistica di viale Ottavio Mario Mai, uno spazio attualmente inutilizzato che fa capolino fra il Campus Einaudi e la residenza universitaria Olimpia.
La proposta, nata dalla collaborazione di Progetto cittadinanze, UnitoGO e centro Omero, auspica la creazione di uno spazio che rappresenti un punto di riferimento per gli studenti, il quartiere e la città, con l’obbiettivo di costruire ponti sociali paralleli a quelli fisici che legano le due sponde del fiume.

Pre-visioni sul Mai presentazione Campus Einaudi

La presentazione del progetto al Campus Einaudi

IL PROGETTO
Il progetto è stato inaugurato mercoledì 14 marzo presso il Cle, con una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di professori e studenti delle facoltà di Giurisprudenza, Economia, Sociologia, Architettura e Ingegneria, nell’ottica di analizzare l’opportunità da punti di vista diversi e ottenere il massimo risultato strutturale con un investimento ridotto.
Il primo fondamentale conseguimento è stato quello di attribuire un nome al viale, trasformandolo da spazio inutilizzato a luogo, un potenziale punto di riferimento per studenti e cittadini. Ottavio Mario Mai, regista e attivista per i diritti degli omosessuali, è stato scelto come ambasciatore postumo di questo progetto all’insegna dell’integrazione e della cooperazione fra ambiti sociali quanto mai distanti fra loro.

GLI INTERVENTI
I lavori si aprono con l’intervento di Alfredo Mela, docente presso il Politecnico di Torino, che pone l’accento sull’importanza dello studio urbanistico preordinato alla progettazione architettonica, individuando il viale come una linea ideale che unisce, tramite la passerella pedonale, corso Verona e corso Farini, tracciando un asse fra due aree per ora antitetiche. Al team di giovani architetti e studenti guidato da Massimo Crotti è stato chiesto di ridisegnare questo spazio “vuoto” in modo organico, tenendo conto della sua destinazione plurifunzionale.
Il progetto dovrà presentare le caratteristiche della condivisione con il quartiere e la città, della flessibilità, della economicità attraverso l’utilizzo di materiali riciclabili e con interventi reversibili, dell’accoglienza e della complementarità con il Campus, per costruire un polo universitario moderno che si armonizzi al meglio con la città circostante. La collaborazione interfacoltà possiede il grande vantaggio di offrire un’analisi completa degli interventi prima della loro realizzazione, per evitare di consegnare alla città un risultato che risulti obsoleto già nel suo incipit.

LA PARTECIPAZIONE DELLE ISTITUZIONI
La Città di Torino partecipa nella persona dell’Assessore Marco Giusta, al quale chiediamo come l’amministrazione intende intervenire sul quartiere universitario: “Questo quartiere raccoglie tante realtà che dialogano fra di loro in modo spesso conflittuale, il compito politico del Comune è quello di fare da mediatore fra le diverse necessità, tenendo conto delle esigenze di chi abita il quartiere e di chi lo vive, favorendo l’intervento degli studenti nel dialogo istituzionale e sociale. La coprogettazione e copartecipazione con la cittadinanza – conclude – crea consenso, capace di trascendere le vicende politiche e consegnare il progetto ai cittadini, attribuendo ad esso una valenza universale e condivisa”.
La ridestinazione di questo spazio altrimenti inutilizzato si inserisce in un più ampio progetto di riqualificazione dell’area, esempio lampante della grande valenza che possono avere interventi anche di piccola portata che contribuiscono, però, a cementare la coesione sociale di una zona con un ampio potenziale inespresso.

 

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Commenti (1)

  1. marina ha detto:

    molto interessante

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