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20 aprile 2018

Slackline, sospesi fra terra e cielo

Un’intervista a chi cammina sul filo per raccontare lo sport dell’equilibrio, al Parco della Colletta nel weekend con partecipanti da tutta Italia

Alice Dominese

Slackline Annalisa Casiraghi

Annalisa Casiraghi mentre fa slackline (foto Sirio Izzo)

Il vuoto attrae e spaventa, lo sa bene chi pratica slackline, la camminata sospesa a mezzo metro da terra sulle brevi distanze. Questa disciplina, nata negli Stati Uniti e diffusasi per il mondo a partire dagli anni ’80, fonde infatti equilibrismo e concentrazione mentale, che ad altezze elevate diventa determinante.
Al Parco della Colletta domani e domenica si terrà il 4° Meeting di slackline organizzato da Torino sul filo, l’associazione cittadina dedicata a questa disciplina. L’evento radunerà atleti da diverse aree del Piemonte e non solo e fra gli altri da Milano ci sarà anche Annalisa Casiraghi, con cui abbiamo fatto una chiacchierata per saperne di più su questo mondo.

IN BILICO NEL VUOTO
Le tipologie di camminata sul filo sono tante. Per i più avventurosi esistono la trackline, dove si effettuano evoluzioni su linee molto tese per favorire il rimbalzo, e la waterline, il funambolismo sospeso sull’acqua.
Annalisa ha iniziato quattro anni fa con la slackline, per poi passare alla longline, in cui si superano i 30 metri di lunghezza; infine si è appassionata alla highline: «È come la longline, solo che al posto di avere il prato sotto i piedi, si ha il vuoto – racconta – le linee vengono ancorate tra due pareti sopra a un baratro e si cammina in completa sicurezza legati a una corda fissata alla linea stessa. Anche se privi di punti di riferimento, con un po’ di esercizio il movimento risulta praticamente uguale a una camminata al parco» assicura Annalisa. Incredibile, se si pensa che l’highline viene eseguita fino a 1.000 metri di altezza.
E se si cade? «Sono caduta spessissimo. Ci sono due modi per farlo: fare un “catch”, cioè prendere al volo la slackline e rimanerci aggrappati, oppure fare “leash fall”, quindi cadere nel vuoto rimanendo appesi alla corda di sicurezza, dove il volo è comunque molto breve perché la corda è lunga poco più della lunghezza delle nostre gambe».

EVOLUZIONE, NATURA E ADRENALINA
Annalisa ci spiega quanto questo sport sia magmatico e si arricchisca grazie a incontri come quello in programma a Torino: «Ognuna delle discipline ha moltissime varianti e la slackline è costantemente in cambiamento. In tutto il mondo ognuno prova a inventare cose nuove che poi grazie ai social e ai festival internazionali possono essere diffuse».
In tutti i casi un ruolo importante è il rapporto con la natura. Questo sport outdoor ha infatti la peculiarità di non avere spazi prestabiliti ma di adattarsi all’ambiente circostante, senza essere invasivo, dal momento che le fettucce possono essere tese ovunque si presentino due punti d’appoggio ben solidi.
Una volta ancorati, poi, inizia la camminata ad alta quota sospesi sul mare o sulle vallate. «Difficile spiegare a parole come ci si sente lassù – racconta Annalisa – è qualcosa di molto adrenalinico, ci si sente euforici e nel contempo bisogna concentrarsi tantissimo per non cedere alla fatica. Il supporto del gruppo in questo caso è decisivo: la condivisione di queste esperienze è davvero intensa e porta a legare moltissimo con chi ha la tua stessa passione».

 

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Categorie: Primo piano, Sport

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