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23 aprile 2018

L’apertura del Lovers Film Festival, fra cinema e dibattito

Venerdì è iniziata la rassegna che racconta il mondo Lgbtqi: tanti gli ospiti e i temi affrontati, ecco il racconto dell’inaugurazione

Alice Dominese

Apertura Lovers Film Festival Francesco Gabbani

All’apertura del Lovers Film Festival ha partecipato Francesco Gabbani

La prima serata del Lovers Film Festival, presentata dal giornalista Pino Strabioli, è stata un connubio di settima arte e dialogo frizzante, anticipatrice di quattro giorni ricchi di stimoli.

L’IMPEGNO POLITICO 
L’opening night è dedicata a Xavier Jugelé (il poliziotto francese ucciso nell’attentato terroristico del 20 aprile 2017 sugli Champs Elysées a Parigi) con la proiezione di Xavier, il delicato cortometraggio di Jo Coda che si appella alla tolleranza e al rifiuto dell’odio attraverso le parole del compagno della vittima.
Il presidente del Festival Giovanni Minerba, la direttrice Irene Dioniso e la direttrice del Museo del Cinema Laura Milani rivolgono poi i propri ringraziamenti agli sponsor, senza retorica: «Chi rende possibile questa edizione prende una posizione politica e questo Festival vuole essere soprattutto politico» dichiara Dioniso. In effetti il sostegno non viene espresso solo per i diritti Lgbtqi, ma anche per la resistenza curda ad Afrin in Siria, il cui leader è presente in sala.
A patrocinare l’evento, sul palco sale quindi Alessandro Battaglia, coordinatore del Gay Pride Torino, che presenta l’edizione 2018: «Lo slogan di quest’anno, con il simbolo del pugno alzato arcobaleno, è “Nessun dorma!”, perché è necessario rimanere vigili su ciò che accade intorno a noi».

LA MUSICA
Nella cornice elegante del Cinema Massimo, il pubblico riempie la platea, ma a far registrare il pienone è soprattutto Francesco Gabbani, acclamato da una folla di ammiratrici e ammiratori che lascia le poltrone non appena terminata la sua esibizione in acustico.
Composto ed emozionato insieme, il cantautore toscano ha infatti accettato di partecipare per supportare la causa, dopo essere anche stato ospite del Gay Pride di Madrid dello scorso giugno: «Tengo a queste occasioni, perché provo a immedesimarmi in chi trova difficoltà a comunicare i propri sentimenti per paura, quando invece non si vorrebbe che dire a chiunque di essersi innamorati» spiega Gabbani.

PIF E IL DIBATTITO IN SALA
La serata è arricchita dall’ironia di Pif, giudice della sezione lungometraggi insieme a Concita De Gregorio e Immanuel Casto. Invitato a dialogare con Strabioli sulle diversità, il suo intervento accende il dibattito con il pubblico.
Dopo aver raccontato delle sue interviste sul tema della transessualità e delle unioni civili, il giornalista siciliano decide di affondare il colpo entrando nel campo minato della critica al Gay Pride, in particolare ad alcuni dei suoi partecipanti: «Credo ci sia un problema di comunicazione, perché ciò che dalle telecamere viene ripreso di questa manifestazione e su cui finiscono per concentrarsi gli spettatori è chi si traveste da pene o da vagina: non penso che partecipare in questo modo faccia bene alla lotta Lgbtqi». La reazione è immediata e a intervenire è ancora Battaglia: «Il Gay Pride è pensato per rendere chiunque libero di essere esattamente come è, anche con le sue esagerazioni e continueremo a marciare perché ciò accada».

 

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Categorie: Cultura

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