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24 aprile 2018

Rifugi antiaerei: la guerra con gli occhi dei civili

Visita ai bunker di Perosa Argentina: un’esperienza per tornare indietro nel tempo e immedesimarsi in quella che all’epoca era, e oggi in molti luoghi purtroppo è ancora, la quotidianità

Alessio Colella

Rifugio antiaerei Perosa Argentina

Il rifugio antiaerei di Perosa Argentina

La festa del 25 Aprile ricorda la Liberazione dell’Italia dai nazifascisti, avvenuta grazie al fondamentale contributo della Resistenza. La storia parla di importanti decisioni, di mosse strategiche, di leggi e di armamenti, ma anche di persone, delle loro paure e delle loro speranze. Un vero e proprio pezzo di storia è rappresentato dai rifugi antiaerei, edifici in cui le persone trovavano riparo non appena scattava l’allarme.
A Torino e provincia sono molti; il più recente è stato scoperto circa un mese fa in corso Racconigi durante alcuni scavi , ma ne esistono altri visitabili, come quelli di piazza Risorgimento e di Palazzo Civico.
La ricorrenza del 25 Aprile può essere una buona occasione per vedere questi luoghi. Noi ne abbiamo visitato uno, con una guida d’eccezione.

LA TESTIMONIANZA DI ITALO
I rifugi di via Roma a Perosa Argentina si trovano a circa 70 km da Torino, vicino alle montagne, cuore della Resistenza. Vennero costruiti tra il 1943 e il 1944 a opera delle Industrie Gütermann, laddove la popolazione era più numerosa. La capienza massima era di 344 persone, ma talvolta il numero poteva superare i 500.
Ad accompagnare i visitatori c’è Italo, non una guida qualunque bensì un signore di ottant’anni che quel rifugio l’ha usato davvero: «Quando ero bambino abitavo al pian terreno dell’edificio adiacente, per cui ero sempre il primo a entrare. Si può dire che nella sfortuna – commenta scherzosamente – sono stato fortunato. Quando sei piccolo non pensi alla guerra e alle bombe, io e altri miei amici correvamo su e giù per i rifugi, mentre i nostri genitori piangevano ed erano preoccupati».

Italo, la guida dei rifugi di Perosa Argentina

Italo, la guida dei rifugi di Perosa Argentina

SUONI E RICORDI
Il percorso si snoda attraverso cunicoli stretti e umidi e Italo mostra dove si cucinava, dove si trovavano i servizi igienici, dimostrando di conoscere il rifugio come le sue tasche. In caso di bombardamento le macerie degli edifici intorno avrebbero ostruito entrambe le uscite: questo il motivo di un’uscita di sicurezza che risale verso la superficie. Tuttavia, per non destare sospetti, la parte emergente della via di fuga venne fatta apparire come un normale comignolo.
A rendere ancora più realistica la visita è l’effetto audio che simula i bombardamenti: si sente dapprima la sirena, poi aerei che sorvolano il rifugio, esplosioni e pianti di bambini.
Italo dà l’impressione di ritenere il rifugio come una seconda casa, sta cercando infatti di ricostruire fedelmente gli ambienti con l’oggettistica dell’epoca. Al termine della visita troviamo la sua collezione personale di cimeli con elmi militari, cibi in scatola di allora e fotografie storiche che mostra con orgoglio e un pizzico di commozione.
I rifugi antiaerei rappresentano questo. Le emozioni che tantissime persone hanno dovuto provare, il rumore prima dello scoppio e la speranza di non morire. Gli stessi stati d’animo che oggi, in diverse parti del mondo neanche troppo lontane da noi, altri uomini, donne e bambini sono costretti a vivere.

 

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Categorie: Cultura

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