Home » Intercultura » Football Communities, per i rifugiati molto più che un gioco

16 maggio 2018

Football Communities, per i rifugiati molto più che un gioco

Fare rete, creare senso di comunità, imparare l’italiano: i benefici del calcio giocato possono essere molti di più rispetto a quelli che immaginiamo

Alice Dominese

Ragazzi stranieri che giocano a calcio

I progetti di Balon Mundial legano calcio e integrazione

Domenica 13 maggio si è conclusa la seconda edizione di Football Communities, il torneo organizzato dall’Associazione Balon Mundial che coinvolge rifugiati e richiedenti asilo ospiti dei centri d’accoglienza e seguiti dalle cooperative presenti sul territorio. Sponsorizzata fra gli altri da Football for Hope (progetto Fifa), l’iniziativa ha visto la partecipazione di 17 squadre maschili; per capire da vicino la sua missione siamo andati a intervistare chi la organizza e chi porta i giocatori sul campo.

CALCIO COME INTEGRAZIONE
Non comunità nazionali di migranti, come accade nella coppa del mondo di Balon Mundial, ma gruppi eterogenei si sono sfidati sul campo accompagnati dagli operatori che si dedicano alla loro formazione.
Come ci racconta Federica Rosa, responsabile del torneo e del Food (il “terzo tempo” dedicato alla condivisione di cibo tipico dei vari paesi di provenienza): «Spesso il campo da calcio è la prima cosa che i ragazzi partecipanti vedono uscendo dal centro di accoglienza: hanno molta voglia di svagarsi attraverso il gioco, che diventa un modo per conoscere altre comunità e per legarsi agli educatori. Il pallone li mette tutti alla pari». Il calcio come primo contatto con l’esterno diventa così un tassello delicato e fondamentale per sentirsi accolti e tessere relazioni.

COMUNITÀ E FAIR PLAY
Fare rete è una delle esigenze principali per i richiedenti asilo, che soprattutto nei propri connazionali già integrati trovano un supporto concreto per l’inserimento sociale ed economico.
«Per favorire questo avvicinamento, in occasione di Balon Mundial i rappresentanti delle squadre vengono fatti incontrare con i leader delle comunità straniere a Torino. Molti poi continuano a giocare entrando a far parte del torneo anche come volontari» spiega Rosa, evidenziando inoltre l’attenzione dell’associazione per il tema del fair play: «Facciamo sempre attenzione che il comportamento sul campo e quello del pubblico siano corretti, per permettere a tutti di divertirsi. Allo stesso tempo vogliamo svolgere un ruolo educativo, perché crediamo che insegnare ai ragazzi le regole del gioco possa avere ricadute positive anche nella loro vita di tutti i giorni».

IMPARARE LONTANO DAI BANCHI DI SCUOLA
Emiliano Trucco – dirigente dell’Avigliana Balon che si compone fra gli altri di ospiti dei centri di accoglienza seguiti dalla Fondazione Talità, dalla Cooperativa Orso e dalla Cooperativa Frassati – ci parla di un’esperienza di impatto positivo anche sulla lingua: «La nostra squadra è mista, la compongono ragazzi del Ghana, del Mali, della Costa d’Avorio, del Senegal, del Camerun, dell’Egitto, della Tunisia, dell’Albania e italiani. Il nostro obiettivo è infatti anche quello di rendere il calcio un veicolo per far imparare l’italiano e i risultati ci sono: seguendo i ragazzi come insegnante mi sono accorto che, giocando, i più deboli sui banchi di scuola si sono sciolti e hanno preso confidenza con il parlato».
Lo sport offre quindi molte chiavi per creare aggregazione e Balon Mundial ha il pregio di sbloccare le serrature giuste.

 

Tag: , , , ,

Categorie: Intercultura, Primo piano, Sport

Lascia un commento