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8 giugno 2018

Dalla Mole al grattacielo Sanpaolo, è lotta fra titani

Un confronto tra il monumento simbolo di Torino e la sede del colosso bancario tra storia, polemiche e innovazione

Luca Ferrua

La Mole Antonelliana e il grattacielo Sanpaolo in un'unica immagine

Il grattacielo Sanpaolo e la Mole Antonelliana  in un’unica immagine (F. Mereu)

Sono trascorsi oltre dieci anni da quando l’archistar Renzo Piano presentò il progetto per la sede simbolo della fusione tra Sanpaolo Imi e la milanese Banca Intesa. Inaugurato ad aprile 2015, il grattacielo di corso Inghilterra 3 ha spaccato in due l’opinione pubblica e ancora oggi i suoi 42 piani sono oggetto di dibattito per i puristi dello skyline torinese, da sempre dominato solo dalla Mole Antonelliana.

UN PIANO SOTTO ANTONELLI
Quando nel 1863 partirono i lavori per la nuova sinagoga torinese qualcuno forse già pensava, storcendo il naso, all’impatto che l’originale cupola di Alessandro Antonelli avrebbe avuto sul paesaggio torinese. Con le colonne neoclassiche, la guglia neogotica e i suoi 167,5 metri, la Mole Antonelliana si erse poi a massimo esponente celebrativo dell’architettura ottocentesca piemontese, svettando meravigliosamente su tutti i palazzi circostanti. O quasi.
Da qualche anno infatti è sorto un alto, altissimo edificio la cui travagliata realizzazione lo ha costretto a chinare il capo – sebbene di soli 25 centimetri – di fronte alla sede del Museo del Cinema. Il grattacielo Intesa Sanpaolo è il primo, vero grattacielo di Torino e come tale ha affrontato non poche sfide per vedere la luce: in primis per ragioni ambientaliste, ma soprattutto per il problema della deturpazione dello skyline. Ciò ha portato alla nascita di un comitato d’opposizione, che fin da subito si è opposto alla realizzazione di un edificio che superasse i 100 metri di altezza, così come avvenne con i “palazzoni” nati durante il boom degli anni ‘60 quali il Cto o le Torri Di Vittorio.

IL LATO GREEN DEL GRATTACIELO
Volendo spezzare una lancia in favore del “nuovo”, bisogna però dire che spesso l’avversione per i grattacieli nasce da meri fattori ideologici. Innanzitutto il palazzo di Intesa Sanpaolo rientra in un più grande progetto di riqualificazione del quartiere che ha fatto della stazione di Porta Susa il suo epicentro, sebbene l’investimento come polo commerciale proceda a rilento.
Inoltre lo sviluppo verticale è, attualmente, la soluzione più ecologica per una crescita urbanistica ben strutturata. Ed è in un’ottica di risparmio energetico che la banca, finanziatrice di un progetto da mezzo miliardo di euro, ha scelto di costruire la sua sede. Fra le vetrate e i tiranti d’acciaio – la cui bellezza rimane soggettiva – troviamo infatti un’alimentazione idrogeologica, un impianto fotovoltaico e una serra bioclimatica irrigata da un sistema di raccolta dell’acqua piovana.

COSA CI ASPETTA ALL’ORIZZONTE
Queste positive caratteristiche sembrano però passare in secondo piano, complici anche le vicende dello sfortunato grattacielo della Regione, i cui costi crescenti appaiono in netto contrasto con un Comune profondamente indebitato e dalle migliaia di alloggi vuoti.
In un contesto del genere è quindi naturale che la concessione di preziose licenze edilizie porti nuovi dubbi e che questi complessi vengano idealizzati come “avversari” della Mole in un confronto tutto torinese, come mostrano le immagini del nostro fotografo Federico Mereu.
Certo il cambiamento spaventa sempre, ma bisogna ricordare l’importanza di un sano dibattito per la valorizzazione del territorio, anche se ormai la cartolina di Torino vede qualche spilungone in più tra la Mole e le sue Alpi.

 

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Categorie: Scoprire Torino

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