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14 giugno 2018

Alla scoperta del Villaggio Leumann

Fra passato e presente, un viaggio nel fiabesco quartiere alle porte di Torino, nato con lo sviluppo di una fabbrica tessile svizzera e oggi ecomuseo

Luca Ferrua

Seguendo corso Francia, poco prima della tangenziale, il civico 313 potrebbe apparirvi come il cancello per il paese delle fiabe. Eppure quello che ci troviamo di fronte non è un sogno, ma realtà: il Villaggio Leumann infatti non è solo un grande esempio di valorizzazione del patrimonio storico, ma anche un modello imprenditoriale dell’industrializzazione torinese.

L'ingresso del Villaggio Leumann

L’ingresso del Villaggio Leumann (foto F. Mereu)

IL SOGNO DI UN PRECURSORE VISIONARIO
L’idea nasce in Svizzera: come le caramelle Ricola, il coltellino multifunzione e l’orologio a cucù (che poi in realtà è tedesco). Fu infatti l’imprenditore Napoleone Leumann che a fine ‘800 creò nei pressi di Collegno un nuovo cotonificio. Fin qui tutto normale: Torino aveva appena perso il titolo di capitale d’Italia e cercava nuovi investitori disposti a portarla nell’era industriale.
La differenza sta nel fatto che l’idea del sognatore elvetico prevedeva qualcosa ben oltre la realizzazione di una mera fabbrica con annesso nucleo residenziale: fu così che commissionò all’ingegnere Pietro Fenoglio la creazione di un piccolo borgo, una realtà a misura d’uomo in cui gli operai potessero vivere con le relative famiglie, convinto che offrire un ambiente accogliente e e servizi gratuiti avrebbe reso più felici i suoi dipendenti aumentandone di conseguenza la produttività.
Questa politica edilizia, oltre a essere lungimirante e innovativa, ebbe un successo tale che influenzò anche il modello solidale di Adriano Olivetti e quello di altre grandi aziende come la Fiat.

UN ECLETTICO MODELLO INDUSTRIALE
Entrando nel piccolo villaggio, grazie anche alle immagini del nostro fotografo Federico Mereu ci sembra di immergerci in una realtà parallela: al posto della grigia e anonima architettura che contraddistingue l’industrializzazione dei primi del Novecento, qui troviamo un ingresso in stile Liberty, caratteristico dell’intera comunità, la Chiesa di Santa Elisabetta dagli elementi eclettici e villette per i dipendenti in grado di ospitare circa 1.000 persone e dotate di tutti i comfort a cui potesse ambire la classe operaia di inizio Novecento, come ad esempio l’acqua corrente.
Nato sul modello di una comunità autonoma, all’interno del villaggio Leumann troviamo poi tutti i servizi essenziali, dalle poste alle scuole, passando per un piccolo ambulatorio medico: c’è persino una stazione del treno dedicata alla tratta Torino-Rivoli.

IL VILLAGGIO OGGI
Purtroppo la crisi dell’industria tessile degli anni Settanta ha messo in ginocchio anche il cotonificio Leumann, che ha chiuso la sua attività principale nel ’72 per poi spegnersi definitivamente nel 2007.
Tuttavia il villaggio è sopravvissuto all’azienda, grazie anche al contributo del Comune di Collegno che ne ha rilevato la proprietà e che assieme all’Associazione Amici della Scuola Leumann da anni combatte per la salvaguardia del complesso residenziale. Oggi infatti le villette non più abitate vengono assegnate come case popolari, mentre i vari servizi (come l’ufficio postale e le scuole) sono tuttora attivi, permettendo agli ex-dipendenti che ancora risiedono lì di continuare a vivere all’interno di quello che è diventato un ecocomuseo.

 

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Categorie: Scoprire Torino

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