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9 luglio 2018

Che senso ha? Il male visto dagli adolescenti

Fino a domani alla Biblioteca Nazionale di Torino una mostra con i lavori di alcuni studenti torinesi, che hanno tradotto in disegni le insicurezze della loro età

Fabio Gusella

Che senso ha?

L’immagine-simbolo della mostra Che senso ha?

Chissà quante volte, di fronte a un’opera d’arte, vi sarete chiesti: che senso ha? Questa frase è diventata il titolo di una mostra – in chiusura domani 10 luglio – che riunisce una selezione di 28 disegni realizzati da studenti del liceo Copernico-Luxemburg di Torino: un tentativo, il loro, di raccontare il “male” visto dai banchi di scuola.
I giovani artisti hanno scelto di rispondere alla domanda con un’altra domanda. Così, accanto a ogni lavoro, è esposto un cartello che funge da titolo dell’opera stessa e che pone il visitatore di fronte a un ulteriore interrogativo: “Quante persone hai incontrato che sanno come farti del male?”, oppure “Perché credo di non avere importanza?”. Paure e insicurezze che accomunano tutti noi e che trovano nella mostra un’occasione per esprimersi in maniera immediata.

BULLISMO E ANORESSIA: IL MALE DEI GIOVANISSIMI
Grassa, sfigata, psicopatica: sono alcune fra le scritte che giganteggiano sul cartellone-simbolo della mostra. Una ragazza è inginocchiata, sconfitta e umiliata da quegli insulti che orbitano sulla sua testa, mentre alcune ombre nere la aggrediscono da più parti. Di che cos’è fatto il “male”, se non di parole pesanti come pietre? Quante volte abbiamo letto di vittime di bullismo che, in preda alla disperazione, hanno cercato la presunta via d’uscita in un gesto estremo?
Il bullismo, però, non è l’unico fenomeno che minaccia i giovanissimi: un altro grave problema, infatti, che contagia specialmente le studentesse ancora insicure del proprio corpo, è l’anoressia. Perché devo ridurmi in questo stato?: è ciò che pensa la ragazza o, meglio, quel che appare come lo scheletro di una ragazza, mentre si scatta un selfie davanti allo specchio.

L’ARTE DI FAR SORGERE DUBBI
Proseguendo lungo il percorso, comprendiamo come l’arte sia tale solo se capace di sollevare dubbi nello spettatore: i lavori di questi ragazzi di 16-17 anni, dunque, si possono certamente definire “arte” in quanto ci costringono a esaminare la nostra coscienza con una profondità d’indagine impressionante per la giovane età degli autori: Quante maschere hai indossato?, ci domanda una sagoma dal viso scavato, mentre anch’essa è intenta a sceglierne una da indossare.
C’è spazio, tuttavia, anche per la speranza: una didascalia chiede quante volte succede di lasciarsi soccorrere nel buio da qualcuno che in silenzio ci sa prendere per mano; il dipinto accanto rende la metafora in pittura, presentandoci una mano scheletrica e disperata mentre viene raccolta dalla mano forte di una persona amica. L’amicizia, sembrano rispondere i giovani artisti, è dunque l’unica risposta possibile ai tanti interrogativi della vita.

COMPITI DELLE VACANZE
L’idea della mostra nasce durante una normale lezione scolastica, quando la professoressa di Storia dell’Arte del liceo Copernico-Luxemburg, Maurizia Nicotra, si sente rivolgere da uno dei suoi allievi la domanda: «Ma del nostro male non ne parla mai nessuno?».
Da qui l’idea di assegnare ai ragazzi, invece dei soliti compiti estivi, qualcosa che li rendesse finalmente attivi e partecipi: esprimere con un disegno il malessere di una fase della vita tutt’altro che semplice. È un successo: a settembre, sulla sua scrivania, la professoressa trova 197 lavori: ne rimane talmente colpita che vuole che siano esposti prima nei corridoi della scuola e oggi, grazie alla Regione Piemonte, riproposti nel pieno centro di Torino.
Disegnare il male, in definitiva, è come osservarlo da lontano: aiuta a vederlo più piccolo.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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