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13 luglio 2018

Il malessere dell’uomo dietro l’artista

Un viaggio attraverso malattie e dipendenze socialmente accettate perché considerate “parte del genio”, da Mozart a Robin Williams

Luca Ferrua

artista

Un’immagine che raggruppa celebri artisti scomparsi giovani

Lunedì 16 luglio l’emittente televisiva Hbo presenterà il documentario dal titolo Robin Williams: Come Inside My Mind.
A quattro anni dalla morte del comico statunitense ripercorriamo quel filo invisibile e oscuro che nel corso della storia ha collegato fama, depressione e dipendenze inghiottendo moltissimi artisti.

VITA SPERICOLATA
Cantava così Vasco Rossi nel 1983, ma quel simbolo del desiderio di libertà giovanile ben si presta anche a rappresentare un mondo in cui tutto è concesso.
È risaputo infatti come genio e sregolatezza spesso procedano pari passo, tanto che nel corso degli anni sono stati portati avanti diversi studi sulla correlazione tra creatività e malattie mentali (che a loro volta spesso conducono ad abuso di sostanze): se a questo aggiungiamo lo stress dovuto ad alienazione ed eccessive pressioni da parte di pubblico e manager è facile capire perché proprio le celebrità abbiano un’aspettativa di vita più breve.
Se da una parte troviamo artisti come i Rolling Stones, la cui longevità in contrasto con una vita di eccessi fa pensare che ai tempi di Sympathy for the Devil (1968) abbiano stretto un patto con Satana, al polo opposto ci sono infatti decine di star uscite sconfitte dalla lotta con i propri demoni interiori.

THE SHOW MUST GO ON
Da Mozart a Chester Bennington dei Linkin Park, passando per Ernest Hemingway e Janis Joplin: questi sono solo alcuni esempi di artisti maledetti, persone dotate di estro e creatività fuori dal comune che però hanno portato avanti sotto i riflettori una carriera schiacciata dall’invisibile peso di malattie mentali, dipendenze e abusi, fino a giungere a tragiche e spesso inaspettate conseguenze.
Basta pensare all’improvviso suicidio di attori e musicisti come Marilyn Monroe, Kurt Cobain o più recentemente Chris Cornell, cantante dei Soundgarden: cos’è che ha portato personaggi tanto celebri verso l’autodistruzione? Pare un controsenso, eppure spesso essere famosi in una società che non vuole saperne di rallentare costringe le star a mettere in secondo piano la propria salute, per privacy e per cavalcare l’onda del successo il più a lungo possibile: fa implicitamente parte dell’accordo, sebbene studi dimostrino che i disturbi mentali non siano né sufficienti né necessari alla creatività .

NON APRITE QUELLA PORTA
Purtroppo i disturbi mentali sono ancora una malattia silenziosa: la gente li vede come uno stigma di cui preferisce non parlare, il che può portare a diagnosi errate o tardive, come la demenza di cui soffriva Robin Williams, identificata a pochi mesi dal suicidio dopo una prima ipotesi di Parkinson.
Questo tragico evento ha però avuto un effetto positivo: la risonanza mediatica della sua scomparsa è stata enorme, forse abbastanza da aprire un piccolo spiraglio sulla prevenzione dei disturbi mentali e su formazione e responsabilità di caregiver (coloro che si prendono cura di un malato), familiari e amici.

 

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Categorie: Cultura

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