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7 agosto 2018

“Prix Pictet. Space”: il mondo visto attraverso lo sguardo di dodici autori

C’è tempo fino al 26 agosto per vedere gli scatti di alcuni artisti di fama mondiale selezionati dal Prix Pictet, importante premio fotografico internazionale dedicato al tema della sostenibilità

Michela Lopriore

Foto di Richard Mosse

Il 23 maggio è stata inaugurata Prix Pictet Space, la mostra di fotografia dedicata al tema della sostenibilità che dal Victoria and Albert Museum di Londra avrà sede fino al 26 agosto al Centro Italiano per la fotografia di Torino.
L’esposizione, che si inserisce all’interno di FO.TO-fotografi a Torino, progetto che promuove incontri, mostre ed eventi dedicati alla fotografia, pone lo spettatore davanti a un tema di per sé molto ampio che abbraccia in questa sede argomenti quali la sovrappopolazione, le controversie territoriali, la migrazione, le aree selvagge, la fragilità del nostro pianeta e la tendenza dell’uomo ad inquinarlo. Il concetto di “sostenibilità” ci viene così raccontato attraverso gli occhi di dodici fotografi conosciuti a livello mondiale e selezionati da una giuria cui il presidente onorario è Kofi Annan, già segretario dell’ONU.

GLI ARTISTI
Ad aggiudicarsi il Prix Pictet- giunto quest’anno alle settima edizione- è Richard Mosse, le cui immagini fanno parte della serie “Heat Maps” e raccontano in maniera originale la crisi migratoria immortalando le fragili vite degli sfollati che si trovano lontano anni luce dalle economie leader mondiali. Il fotografo irlandese si spinge oltre i limiti della ricerca documentaria realizzando il suo progetto con l’ausilio di una fotocamera a infrarossi capace di rilevare la presenza umana oltre i 30 km.
Al tema della migrazione guarda anche il russo Sergey Ponomarev, che col suo progetto “Europe migration crisis” racconta le traversate migratorie per terra e per mare: di forte impatto visivo è, in questo senso, l’immagine che raffigura i migranti in arrivo all’Isola di Lesbo e grazie alla quale si è aggiudicato il premio Pulitzer.
Pavel Wolberg esplora invece i conflitti territoriali, come dimostrano lo scatto che immortala gli scontri tra i poliziotti antisommossa e i civili ucraini che si trovano dietro alle barricate in piazza Maidan a Kiev, o quello che mostra la protesta palestinese nel villaggio di Niin, sommerso da gas lacrimogeni.
Banny Lam ritrae i bassifondi di Hong Kong attraverso la rappresentazione di spazi claustrofobici dall’alto, come dimostra la serie “Subdivided Flats”, mentre Michael Wolf col progetto “Tokyo compression” raffigura i volti dei pendolari sulla metropolitana di Tokyo.
Ancora in Giappone, si muove Rinko Kawauchi che con la serie “Ametsuchi” presenta allo spettatore il “Yakihata”, una tecnica agricola sostenibile ma non più utilizzata che consiste nel tagliare e bruciare la vegetazione sui pendii da coltivare.
Questi e altri gli artisti in mostra a Camera, i cui scatti- per quanto tra loro apparentemente lontani- hanno la stessa capacità di comunicare ed emozionare.

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Categorie: Cultura

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