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12 settembre 2018

Dalle città ai villaggi, l’India del nord percorsa in trasversale

Prima parte di un’esperienza di viaggio nel subcontinente asiatico: con lo zaino in spalla attraverso Delhi, Ranchi, Jareya e Calcutta

Alice Dominese

India mercato dei fiori di Calcutta

Il mercato dei fiori di Calcutta

Un mese in India può racchiudere in un largo giro tutte le principali città, noi però abbiamo scelto di concentrarci sul nord della penisola, scoprendone le gigantesche capitali e la natura incontaminata della giungla.

DELHI
Usciti dall’aeroporto di Delhi si viene investiti immediatamente dall’onda di calore e umidità che avvolge la città nei mesi estivi. Il nostro viaggio zaino in spalla per l’India del Nord inizia da qui, dalla misteriosa capitale indiana. Stratificata nel corso dei millenni, i suoi innumerevoli templi indù, sikh, buddhisti e moschee delineano l’eterogeneità religiosa del paese e raccontano il misticismo orientale.
Nel Main Bazaar, che si sviluppa lungo l’arteria principale di Chandni Chawk, i banchi di spezie, tessuti e statuine richiamano invece i turisti a curiosare prima di salire su uno degli innumerevoli rooftop che sorgono nel mezzo del mercato. In cima a questi palazzi, le terrazze dei ristoranti permettono di cenare con piatti tipici della cucina indiana a prezzi estremamente convenienti godendosi il panorama dall’alto, senza dimenticare di puntare lo sguardo al cielo, che al tramonto si riempie di aquiloni e del canto del muezzin che richiama i fedeli dal minareto.

IL JHARKHAND
Dopo alcuni giorni con un volo interno ci spostiamo a Ranchi, capoluogo della neonata regione del Jharkhand sconosciuta ancora a molti degli stessi Indiani.
Area ricchissima di risorse minerarie e metalli preziosi, lasciamo il suo principale centro urbano per spostarci verso Jareya, un luogo immerso nella giungla lussureggiante composto da una fitta rete di villaggi. Qui scopriamo l’altra faccia dell’India, quella che vive il contatto con la natura e una routine affatto caotica e disordinata, ma votata alla semina delle risaie e al raccolto dei frutti esotici. I villaggi sono composti da piccole casette di fango e argilla, dove abbiamo la fortuna di conoscere generosi abitanti che ci invitano a chiacchierare sorseggiando il chai, un tè misto di spezie e latte molto dolce.
La nostra visita si sposta poi in direzione di Calcutta, che raggiungiamo con un treno notturno fatto di cuccette comunicanti su tre piani.

CALCUTTA
Nell’ex capitale dell’impero britannico ciò che colpisce è come frenesia e sonnolenza riescano a convivere. Uomini addormentati sui risciò o raccolti in preghiera sui marciapiedi non sembrano infatti disturbati dalle macchine che sfrecciano rumorose suonando ininterrottamente il clacson per avvisare del loro arrivo.
La prima tappa verso cui ci dirigiamo è il mercato dei fiori, un pullulante mix di odori e colori dove frutti mai visti prima catturano la nostra curiosità. Coprire le lunghe distanze che separano i luoghi di interesse è piuttosto facile, grazie ai tuk tuk: queste piccole ape car compaiono ovunque, pronte a offrirci un passaggio di cui contrattare il prezzo. In questo modo visitiamo il Victoria Memorial, costruito in onore della regina omonima, che rappresenta solo uno dei molti monumenti di stampo europeo riprodotti a Calcutta.
Non è scontato dire che un viaggio simile richiede molta capacità di adattamento e una buona dose di disponibilità a lasciare da parte le nostre abitudini “occidentali”. Con un po’ di pazienza si può riuscire a superare lo scoglio linguistico dovuto alla forte differenza di pronuncia dell’inglese, il clima torrido e i dilatati tempi indiani, aprendo così gli occhi su una cultura complessa e carica di sorprese.

 

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