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5 dicembre 2018

ArTorin, l’arte di denuncia sui social media

Cosa accadrebbe se quadri famosi prendessero vita per sottolineare aspetti negativi della società? E’ il progetto creato su Facebook e Instagram dal giovane artista Michi Galli

Fabio Gusella

La barista di Manet al lavoro in un fast food

Siete in ritardo, il vostro treno sta per partire, raggiungete finalmente i binari ma proprio accanto agli scalini d’ingresso della vostra carrozza sostano due innamorati rapiti in un bacio. State per interromperli per poter salire, quando vi accorgete che non sono persone reali, ma due figure dipinte dal celebre pittore Francesco Hayez. Sognate ad occhi aperti? Forse. Oppure siete davanti a un fotomontaggio di Michi Galli, pseudonimo del giovane artista torinese autore del progetto ArTorin, per ora visibile solo su Facebook e Instagram.

UN FANTASMA VIRTUALE
Chi è Michi Galli? «È un fantasma virtuale che mi consente di muovermi con disinvoltura in un territorio abbastanza rischioso. Inoltre, nascondendo la mia vera identità, si alimenta quella che viene considerata la quarta dimensione dell’arte, capace di rendere tutto più interessante, affascinante e magnetico: il mistero».
Dissipando appena le nebbie, scopriamo che Michi è uno studente iscritto all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e più di un anno fa ha deciso di fondere passato e presente mediante il digitale, catapultando i protagonisti di alcune fra le opere d’arte più popolari nella realtà quotidiana della città.

LA BARISTA DI MANET AL FAST FOOD
Come tutte le idee artistiche, anche ArTorin ha una fonte d’ispirazione: «Ero alla ricerca di un mezzo artistico capace di denunciare situazioni socialmente insostenibili in modo leggero e veloce. Cercavo qualcosa di immediato e pop e la mia ricerca, fino a quel momento vana, ha trovato nel lavoro di Marianna Boiano Cartoorin il mezzo espressivo adatto». Se Marianna cala i personaggi dei cartoni animati nel paesaggio torinese, perché non fare altrettanto fondendo la storia dell’arte con la quotidianità?
Questa è la scintilla che ha dato vita ad ArTorin: è così che la barista delle Folies-Bergère di Manet si trova a lavorare dietro il bancone di un celebre fast food, il Bacco del Caravaggio banchetta sul tram ristorante e la melanconica protagonista de L’assenzio di Degas attende l’autobus di fronte all’Accademia Albertina.

L’ARTE NON È ROBA DA MUSEO
Come ha sottolineato più volte il giovane artista, «L’arte non è morta. Oggi siamo convinti che sia roba da museo». Michi, invece, è convinto del contrario: un tempo, infatti, «non esistevano tutte le immagini che popolano e bombardano la nostra realtà quotidiana, ma c’erano solo le opere degli artisti a quel tempo contemporanei. La storia è ciclica e l’arte continua a riproporsi e ripresentarsi a noi. L’arte è sempre stata contemporanea», è sempre stata vita.
Accanto a questo primo, fondamentale, messaggio, il creatore di ArTorin ha voluto lanciare con i suoi fotomontaggi artistici una denuncia sociale, proponendo una serie di critiche a «una società attuale estremamente individualista e apatica».
Infine, ArTorin spinge a riflettere sulle nuove tecnologie e sulla forte influenza che i social media esercitano sulla nostra comunicazione, evidenziando come «nell’era dei social nulla sia “eterno” come un dipinto da museo, salvo poi essere trascinato dallo stesso fiume di informazioni che con quotidiana frenesia trascina tutti noi».

UN PUZZLE IN COSTRUZIONE
Dopo essere approdato sui social, Michi è intenzionato a organizzare una mostra che raccolga i suoi lavori: «Continuerò a produrre immagini e cercherò di ingrandire sempre più il progetto. Il tema “mostra” è al momento un work in progress, perché sto tentando di mettere assieme i tasselli sparsi e di costruire un bel puzzle. L’idea è comunque quella di non lasciare queste immagini solo nel mondo virtuale». Nel frattempo, tenete gli occhi bene aperti: un’affascinante Venere di Botticelli potrebbe passeggiarvi accanto sotto i portici…

 

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Categorie: Tecnologie

Commenti (1)

  1. alessandro piron ha detto:

    beh, in poco c’è molto. Anche questa è una “sintesi”, un concentrato com un aforisma, una vignetta. Facciam vivere l’Arte, tutta l’ARTE. L’Arte racconta, ci fa sognare, pensare, dubitare, capire, percepire, andare oltre. Bene, bravo.

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