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21 dicembre 2018

Hackability, una risorsa per la disabilità

Per superare gli ostacoli che le persone disabili affrontano quotidianamente, è nata una rete di laboratori che mette in relazione queste necessità con l’inventiva dei professionisti del design digitale

Fabio Gusella

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Quando pensiamo al mestiere dell’inventore, siamo spesso portati a immaginare misteriosi laboratori sotterranei, provette fumanti, macchinari fantascientifici. Eppure, un inventore è molto più legato alla realtà e ai bisogni concreti: ne è un esempio Hackability, un’associazione no-profit torinese impegnata da alcuni anni a inventare, appunto, oggetti che rispondano alle esigenze quotidiane delle persone con disabilità. Per capirne di più, abbiamo parlato con Carlo Boccazzi Varotto, referente del progetto.

UNA RETE DI PERSONE
«Hackability non è una startup – ci spiega Carlo – ma è una comunità di persone che cerca di risolvere problemi realizzando o migliorando oggetti utili alle persone disabili». Un laboratorio nato qualche anno fa, nel 2016, per incrociare le competenze di designer, maker e artigiani digitali con i bisogni e le idee delle persone che convivono con la disabilità. L’associazione intende infatti creare e consolidare sul territorio nazionale una rete di tavoli di lavoro (o workshop) che, impiegando una metodologia di “co-design” e “community engagement”, progettino soluzioni personalizzate producendo design e tecnologie a impatto sociale. Questo tipo di confronto creativo ha generato negli ultimi anni più di 50 progetti coinvolgendo su scala nazionale circa 300 persone e attivando gruppi di lavoro Hackability anche a Cuneo, Parma e Milano.

UN AIUTO IN CUCINA
Il primo nodo di questa rete di progettazione è stato realizzato a partire dal maggio 2016, quando il Politecnico di Torino ha adottato la metodologia di Hackability lanciando Hackability4PoliTo, un laboratorio che coinvolge gli studenti iscritti al corso di “Tecnologie per la Disabilità” (il Team Studentesco Hackability) con l’obiettivo di coprogettare oggetti innovativi e competitivi. Due anni più tardi, nel marzo del 2018, è stato inaugurato presso il LUISS Lab di Milano Hackability@Milano, un laboratorio permanente di co-progettazione che opererà sul territorio milanese.
Tuttavia, le partnership non nascono soltanto con le università: nell’estate 2017, infatti, il gruppo Barilla ha scelto Hackability per sviluppare quella che viene tuttora considerata la più importante esperienza di co-design italiana legata al tema della disabilità: Hackability@Barilla. Più di 80 partecipanti fra maker, designer e persone con disabilità hanno collaborato alla realizzazione di soluzioni che facilitassero l’autonomia in cucina delle persone disabili. I prototipi usciti da questo laboratorio sono oggetti comuni ma indispensabili, che peraltro non rinunciano a una punta di ironia nel nome: La Buona Forchetta, ad esempio, è una posata rotante miniaturizzata concepita per chi è affetto dal morbo di Parkinson; il Rompiscatole, invece, aiuta normodotati e persone con mobilità ridotta ad aprire le confezioni alimentari, mentre Artù è un tutore fornito di pinza motorizzata che consente alle persone tetraplegiche di impugnare coltelli e contenitori caldi in completa sicurezza.
Anche sulla base di questi importanti traguardi, la Commissione Europea, nell’ambito dell’European Social Innovation Competition del 2017, ha premiato Hackabiliy come una delle 30 migliori azioni portatrici del cambiamento tecnologico europeo.

FRA SPORT E CULTURA
Dopo la collaborazione con Barilla, è la Juventus a relazionarsi con Hackability per realizzare soluzioni che facilitino l’accesso delle persone con disabilità all’Allianz Stadium, allo Juventus Museum e ai vari punti vendita della Società: «Vogliamo hackerare lo stadio con idee efficaci, che siano semplici ed economiche da realizzare», racconta Carlo.
Hackability mira a diffondersi in tutta Italia mettendo in collaborazione l’intera rete di progettazione: di recente, presso il Fablab di Parma, il primo laboratorio di fabbricazione digitale nato in città, sono stati presentati il team e gli obiettivi di Hackability@Parma: cogliendo l’occasione di Parma quale Capitale delle Cultura 2020, si intende infatti migliorare l’accessibilità del patrimonio museale e dei servizi turistici attraverso il progetto Hackability4Tourism.
Infine, pochi giorni fa, presso l’Università Roma Tre si è tenuto un incontro fra Hackability e studenti per cercare di attivare anche nella Capitale, così come accaduto a Torino e Milano, una comunità che, attraverso la fabbricazione digitale, realizzi oggetti e, soprattutto, inclusione sociale.

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Categorie: Ambiente, Primo piano, Tecnologie

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