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7 gennaio 2019

Insegnare italiano all’estero: un’occasione per crescere e conoscere

Una giovane assistente di italiano in Francia ci racconta la sua esperienza con il bando Miur, volto alla diffusione e alla condivisione della nostra cultura

Michela Lopriore

Ogni anno il MiurMinistero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca pubblica alcuni bandi per insegnare all’estero, fra cui uno rivolto a chi vuole lavorare per sei mesi come assistente di lingua italiana. Tra le destinazioni previste ci sono l’Austria, il Belgio, la Francia, l’Irlanda, la Germania, il Regno Unito e la Spagna, non solo luoghi ma occasioni per crescere e scoprire.
Per sapere qualcosa di più abbiamo incontrato Cecilia, una ragazza di 26 anni attualmente ad Annecy, in Francia.

Quali sono i requisiti per poter accedere al bando?
«Per accedere al bando bisogna aver conseguito la laurea specialistica o magistrale e non avere compiuto i trent’anni. Inoltre, durante la carriera universitaria, è necessario aver conseguito almeno due esami relativi alla lingua, alla letteratura o alla linguistica sia italiana sia del Paese per il quale si presenta la domanda».

In che modo è strutturato il tuo lavoro?
«Affianco per 12 ore a settimana il professore di lingua italiana, che è francese, e insieme realizziamo lezioni i cui temi vertono sulla cultura del nostro Pese: cibo, arte, musica, modi di dire. Lavorando sia in una scuola media che in due scuole superiori, il mio approccio varia in base all’età dei ragazzi. Per quanto riguarda la prima, generalmente mi assegnano solo dei piccoli gruppi e io devo semplicemente preparare alcune domande su argomenti specifici che mi propone il professore affinché io possa stimolarli a parlare, oppure creo dei power point molto semplici o delle attività ludiche per incentivarli a ricordarsi le cose che ho spiegato. Per il liceo invece dipende dall’insegnante, ma in generale ho più autonomia: sono spesso io a preparare la lezione e ad affiancare gli studenti nella memorizzazione dei vocaboli, della pronuncia ecc.».

Quali sono le tue impressioni su questa esperienza?
«È un’esperienza che consiglio. Tra le varie cose, è un’occasione per scoprire se può interessare o meno la strada dell’insegnamento e dell’educazione: lavorando come assistente si è, infatti, una sorta di osservatore esterno. I professori ti insegnano molto sul metodo e sul modo in cui si tiene una classe e si organizza una lezione. L’aspetto più bello è sicuramente il rapporto di scambio che si instaura docente e alunni: è stimolante quando ti chiedono consigli o curiosità su aspetti della tua lingua e della tua cultura; oltre a migliorare la conoscenza del francese, che già conoscevo prima di arrivare ad Annecy, insegnando l’italiano ho infatti modo di scoprirne alcune sfumature a cui prima non facevo troppo caso».

 

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