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18 gennaio 2019

Van Gogh in 3D, la mostra all’8 Gallery

C’è tempo fino a domenica per visitare al Lingotto l’esposizione digitale dedicata al grande pittore olandese

Fabio Gusella

L'autoritratto di Van Gogh animato presente nella mostra

L’autoritratto di Van Gogh animato presente alla mostra

Chi non ha mai sognato che i quadri prendessero vita? Dopo aver visto film come Loving Vincent (2017) e Van Gogh, Sulla soglia dell’eternità (2018), recente pellicola che vede l’attore Willem Dafoe nei panni del celebre pittore olandese, la tentazione di assistere all’animazione dei suoi dipinti si è fatta ancora più pressante.
Perciò, quando abbiamo letto che il centro commerciale 8 Gallery avrebbe ospitato fino a domenica 20 gennaio la mostra 3D intitolata Van Gogh Shadow del visual designer Luca Agnani, le nostre aspettative sono decollate. Abbiamo visitato la mostra (a ingresso gratuito) ed ecco un nostro commento.

LA MOSTRA: I DIPINTI PRENDONO VITA
Dopo una breve coda, nella quale registriamo una buona presenza di giovani, entriamo: buio e musica di sottofondo accolgono i visitatori. L’atmosfera sembra promettere bene: il percorso è rischiarato da una decina di schermi luminosi opportunamente incorniciati, ciascuno dei quali offre in loop un’animazione 3D di un dipinto di Van Gogh. La prima opera a prendere vita è il popolare Autoritratto dell’artista (1887), sul cui volto le pennellate si animano in un piacevole gioco di luci e di ombre.
Proseguendo, incontriamo altre pitture animate quali, ad esempio, Il ponte di Langlois (1888), sotto il quale vediamo scorrere flebile il fiume di Arles tanto caro a Van Gogh, Fabbriche ad Asnières (1887), e capolavori come La casa gialla (1888). Se il primo e il secondo schermo ci presentano un’animazione tutto sommato coinvolgente, davanti alla quale rimaniamo rapiti dal campo di grano pettinato dal vento e dalle ciminiere fumanti delle fabbriche, di fronte alla terza animazione qualcosa si inceppa fino a rasentare il cattivo gusto.
Il rapido mutare delle ombre sugli oggetti del dipinto, effetto di per sé interessante e ricercato dall’autore della mostra, viene annientato dalla bassa qualità dei personaggi in movimento, difetto che rende il tutto troppo simile a un videogioco dalla grafica ormai superata (come mormorano alcuni visitatori). L’effetto si ripete sempre uguale nei successivi schermi alternando giorno e notte, accendendo e spegnendo finestre, muovendo figure dalle fattezze quasi robotiche che rendono l’esperimento piuttosto ripetitivo e assimilabile a un presepe meccanico.
Se invece ad animare i dipinti fossero stati esclusivamente i leggeri movimenti del paesaggio naturale e l’ipnotico dialogo fra luci e ombre (così equilibrato nell’animazione de La Camera di Vincent) la mostra ne avrebbe sicuramente giovato.

COME È NATO IL PROGETTO
La mostra prende origine da un progetto nato nel 2013: in soli 2 mesi, Luca Agnani reinterpreta ben tredici quadri di Van Gogh attraverso un’animazione in 3d, accompagnata dalle note di Experience, una delle tracce musicali più popolari del pianista e compositore Ludovico Einaudi.
Il successo è immediato: il video è visualizzato in tutto il mondo, il canale televisivo olandese Nederland 1 lo trasmette durante uno show televisivo e di lì a poco il Van Gogh Museum di Amsterdam sceglie di proiettarlo in occasione del Friday Night at the Van Gogh Museum. Dopo altre collaborazioni internazionali, nel 2016 il progetto diventa una mostra digitale.
«Per riprodurre le ombre esatte, ho cercato di studiare e capire la posizione del sole ad Arles nei differenti momenti del giorno» afferma l’ideatore delle installazioni che, incuriosito dal modo di interpretare la realtà da parte del pittore olandese, adatta ai celebri dipinti di Van Gogh la tecnica digitale del video mapping.

PROMOSSA O BOCCIATA?
Come tutte le mostre, anche quella di Agnani presenta pro e contro. Fra i punti a favore, sono sicuramente da menzionare la scelta di proporre ai visitatori di un centro commerciale una mostra dedicata a un celebre pittore ottocentesco. Un’iniziativa senz’altro meritevole, avvalorata dalla gratuità dell’ingresso e dalla capacità di attrarre un pubblico giovane. Altro punto a favore: il tempismo con cui la mostra si abbina al film di Julian Schnabel attualmente in sala.
Fra i difetti più importanti, segnaliamo due rischi che mostre come questa si portano appresso: il primo, che tali “dipinti animati” appaiano talvolta più simili a cartoni animati, trasformando un’iniziativa potenzialmente avvincente in una parodia di quadri d’autore. Il secondo rischio, invece, riguarda l’impatto che simili mostre possono avere sul pubblico, specialmente su quello più giovane e impreparato: mancando infatti ogni serio approfondimento circa la vita e l’opera dell’artista, esposizioni come questa rischiano di offrire più intrattenimento fine a se stesso che divulgazione artistica. Chiudiamo con il difetto più evidente, la grafica scadente delle animazioni: con una definizione non all’altezza degli originali, infatti, passa in secondo piano la qualità indiscussa di Van Gogh, la pennellata rapida e violenta che l’ha reso amato ed eterno.

 

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Categorie: Cultura, Tecnologie

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