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6 febbraio 2019

Un viaggio nel manga horror giapponese

Milano si riscopre inquietante in una mostra dedicata al maestro del fumetto Junji Ito, aperta fino a domenica al Wow

Luca Ferrua

La mostra su Junji Ito a Milano

L’anno nuovo si apre all’insegna del macabro al Wow Spazio Fumetto di Milano, dove fino al 10 febbraio è allestita la mostra Junji Ito. La spirale della mente, l’inferno della carne.
L’evento è stato organizzato con Lucca Comics & Games – seconda fiera del fumetto al mondo per importanza, alla cui ultima edizione l’autore giapponese ha partecipato come ospite – e in collaborazione con Star Comics, uno dei due editori italiani delle sue opere.

JUNJI ITO, MACABRO DENTISTA
Nato nella prefettura di Gifu nel 1963, Junji Ito non inizia subito a lavorare come fumettista, bensì come odontotecnico. Questa carriera però non dura molto: nel 1987 vince il prestigioso premio Kazuo Umezu dedicato ai manga (fumetti giapponesi) horror per la sua prima opera, Tomie, un storia fantascientifica su una ragazza che ciclicamente spinge gli uomini a innamorarsi, impazzire e ucciderla. Da lì in poi decide di dedicarsi esclusivamente ai manga, tuttavia la breve parentesi da odontotecnico gli dà le basi di anatomia necessarie a disegnare inquietanti personaggi dai tratti realistici, che contraddistinguono lo stile meticoloso dell’autore.
Dall’influenza nichilista sulla dimensione umana tratta dalla fantascienza horror di Lovecraft fino alla ginecofobia di Osamu Danzai, sul cui celebre romanzo Lo squalificato il fumettista basa il suo ultimo titolo: Ito attinge da diverse forme artistiche per trarre ispirazione. Basti pensare alla sua amicizia col regista Guillermo del Toro e ai riferimenti a Lo squalo di Spielberg e all’arte surrealista di Giger che percepiamo in Gyo, opera che racconta di agghiaccianti pesci con zampe artificiali che invadono la terraferma. L’autore prende quindi spunto dai suoi predecessori, ma attraverso l’uso di protagonisti maschili inetti e ossessivi caratterizza i propri lavori con una introspezione sull’animo umano e un substrato di critica sociale, come quella rivolta al sistema economico capitalista giapponese in Uzumaki, fumetto incentrato sulla maledizione di una spirale che ogni 300 anni colpisce la città di Kurouzu con una serie di sinistri eventi.

BENE, MA NON BENISSIMO
L’esposizione di Milano si incastra perfettamente in una riscoperta dell’autore in Italia. Da quando nel 2006 la Hazard Edizioni ha pubblicato la prima edizione italiana di Tomie sono passati più di dieci anni, e solo l’anno scorso Star Comics e J-Pop (i due principali editori italiani di manga) hanno ripreso in mano i suoi fumetti, pubblicandone tutti i titoli principali.
Quello della mostra ci pare un titolo azzeccato, considerando che Uzumaki significa proprio “spirale” (leitmotiv della sua prima trilogia) e che il mangaka (autore di manga) è conosciuto nel mondo per il suo stile body horror, dove le grottesche deformazioni del corpo umano sono l’aspetto grafico preponderante. Stessa cosa vale per l’idea degli organizzatori: nella sua semplicità, proporre un catalogo di tavole originali accompagnate da un commento dell’artista è un ottimo modo per avvicinare curiosi e amanti del genere che non conoscono l’autore. Anche il mese concesso per visitare la mostra è un lasso di tempo consono per una temporanea, specie tenendo conto degli orari piuttosto ampi del museo (fino alle 19 in settimana, 20 nel week-end) e dell’accesso gratuito.
Tuttavia lo spazio dedicato all’esposizione pare rosicato e raffazzonato: un angolo ricavato tra la sala lettura e la mostra sulle Winx (le fate di Iginio Straffi che quest’anno compiono 15 anni) con una trentina di espositori e due teche pare una soluzione un po’ misera per un maestro dell’horror giapponese, nonostante l’originalità della mostra valga comunque un’oretta di tempo per chiunque si trovi a passare per Milano.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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