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20 febbraio 2019

Diritti umani e psichiatria, a Torino una mostra multimediale

Fino al 28 febbraio un’esposizione tenta di far luce sul trattamento della malattia mentale negli ultimi 500 anni. Un tema delicato: sarà stato affrontato con la dovuta cautela?

Fabio Gusella

La mostra “Diritti umani e psichiatria” è aperta fino al 28 febbraio

Talvolta anche le mostre possono dimostrarsi “rischiose”. È questo il caso di Diritti umani e psichiatria – Storia di errori ed orrori psichiatrici: dalle origini all’attualità, l’esposizione multimediale organizzata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus e visitabile a ingresso libero fino al 28 febbraio presso il Salone Bianco situato al primo piano del Palazzo della Luce (via Bertola 40), accompagnata da un un ampio programma di incontri e dibattiti per confrontarsi e approfondire l’argomento.

LE BUONE PREMESSE
Dopo le edizioni del 2017 e del 2018, la mostra itinerante del Citizens Commission on Human Rights (CCHR) torna a Torino per (ri)mettere in luce gli aspetti più oscuri e contraddittori della storia della psichiatria, con la ferma promessa di rivelare ai visitatori “gli errori e gli orrori” commessi nel corso del tempo.
Nei 200 metri quadrati di allestimento, il percorso espositivo alterna grandi pannelli di breve contestualizzazione storica e scientifica a una decina di schermi, sui quali sono proiettati alcuni spezzoni di documentario, indispensabili per comprendere meglio la storia del trattamento della malattia mentale: un lungo excursus storico che spazia dai primi manicomi agli esperimenti pseudoscientifici nazisti, dall’eugenetica americana al Trattamento Sanitario Obbligatorio (Tso) dei giorni nostri. Stando a queste premesse, quindi, la mostra parrebbe avere tutte le carte in regola per costituire un valido apporto alla nostra conoscenza del fenomeno, eppure il suo svolgimento stravolgerà ogni nostra aspettativa.

PSICHIATRI O TORTURATORI?
Difatti, pur essendo lastricato di buone intenzioni, il percorso espositivo fa nascere dei dubbi circa la tesi sostenuta. Stando al titolo l’intento dovrebbe essere il seguente: evidenziare le falle e le atrocità esistite ed esistenti nel sistema di cura dei disturbi mentali, analizzando le varie fasi storiche dello sviluppo della psichiatria sotto una lente di giudizio il più possibile obiettiva.
Nei fatti, accade tutt’altro: l’obiettivo degli organizzatori sembra più quello di demonizzare la psichiatria in quanto tale, al di là di ogni necessaria contestualizzazione storico-culturale e di ogni dovere di oggettività. Avviene così che con un linguaggio sensazionalistico e al limite della disinformazione, i padri della moderna psichiatria vengano via via presentati come individui puramente interessati al guadagno, meri torturatori, precursori delle teorie razziste e ispiratori dei metodi utilizzati nei lager dagli pseudo-medici nazisti, aventi come fine ultimo non il progredire della scienza, quanto “colpire il cervello” e “danneggiare il paziente”.
Niente meno che Sigmund Freud viene presentato come un freddo sfruttatore dei propri pazienti, Carl Gustav Jung viene frettolosamente liquidato a causa di presunte simpatie naziste e la psichiatria viene giudicata colpevole di “inventare nuovi disturbi mentali” e “drogare” milioni di bambini somministrando loro psicofarmaci al solo scopo di far guadagnare le industrie farmaceutiche. Infine, la disciplina psichiatrica viene derubricata al rango di opinione senza alcun attributo medico.

UNA MOSTRA CONTROVERSA
Una mostra assai rischiosa, dunque, non per il delicato tema affrontato, quanto piuttosto per il modo in cui è stato trattato: invece di cogliere una preziosa opportunità – peraltro a quarant’anni di distanza dalla Legge Basaglia – per illuminare una parte buia di storia, lo scopo dell’esposizione pare piuttosto quello di gettare un’ombra di sospetto su un’intera categoria di professionisti che, al di là degli eventuali errori dei singoli (tanto nel passato quanto nel presente), è sempre in prima fila per aiutare le persone con disturbi mentali.
Sia inteso: la storia della psichiatria conta certamente numerosi episodi di tortura e di trattamenti disumani; nessuno può nascondere o negare che nei manicomi si commettessero violenze sui pazienti, per quanto nella maggior parte dei casi queste pratiche si portassero avanti non per puro sadismo, quanto per convinzioni mediche giudicate errate e controproducenti solo successivamente. Ciò che qui ci sentiamo di contestare alla mostra, quindi, non è la denuncia dei misfatti di certi camici bianchi, quanto la generalizzazione sommaria e la superficialità d’analisi con le quali spiega l’argomento a un pubblico spesso profano e perciò poco in grado di ponderare le informazioni ricevute. Nell’era delle fake news fenomeni delicati come questi vanno raccontati con estrema cautela, per evitare che parole forgiate troppo in fretta e in maniera troppo grossolana siano male interpretate.
Semplificare ciò che è complesso è il primo errore da evitare: avviene così che gli errori diventino orrori.

 

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Categorie: Cultura

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