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13 marzo 2019

Metroidvania, che passione

Genesi, sviluppo e rinascita di un genere di videogiochi che appassiona da trent’anni

Luca Ferrua

Momodora: Reverie Under the Moonlight

Quando nel 1986 uscì il primissimo Metroid, videogame fantascientifico in cui interpretiamo una cacciatrice di taglie alle prese con creature aliene, nessuno si immaginava che avrebbe posto le basi per un genere tutto nuovo facendo la fortuna della Nintendo.
A distanza di oltre trent’anni la saga è più viva che mai, ma contemporaneamente il sottogenere detto metroidvania ha avuto uno sviluppo parallelo e oggi annovera fra i suoi ranghi alcuni dei titoli indipendenti più venduti degli ultimi anni. Scopriamo in cosa consiste.

LE ORIGINI
Nato dalla fusione di Metroid e Castlevania, altra celebre saga degli anni ’90 incentrata però sulla caccia ai vampiri, i metroidvania sono giochi platform a scorrimento (in cui bisogna procedere superando piattaforme poste su diversi livelli) che appartengono alla famiglia dei videogame avventura arcade, ovvero quei titoli che mescolano esplorazione ed enigmi con combattimenti frenetici.
Sebbene non si sappia chi sia stato a coniare il termine, il “padre” di questo genere è sicuramente Koji Igarashi. Direttore della serie Castlevania, “Igea” inserì nell’horror gotico degli elementi della saga Metroid, come ad esempio lo sviluppo del personaggio con potenziamenti permanenti (a differenza dei platform precedenti come Mario Bros, in cui questi avevano un tempo limite), maggiore attenzione alla trama e progressione non lineare in una mappa ad aree spesso sbloccabili attraverso oggetti chiave. Fu proprio sfruttando caratteristiche tipiche dei giochi di ruolo (Rpg) che su queste basi nel 1997 venne rilasciato Castlevania: Symphony of the Night, primo titolo ufficialmente riconosciuto come metroidvania.

L’EVOLUZIONE
Negli anni questo genere ha cominciato a spopolare, molto probabilmente per la semplicità con cui è possibile padroneggiare le sequenze di comandi necessari a superare le singole aree (spesso basate su dinamiche fondamentalmente simili), ma anche per un game design improntato sull’esplorazione libera incoraggiata dagli stessi sviluppatori.
Alcune di queste caratteristiche sono state riprese nel tempo da diverse saghe, come Batman: Arkham, raccolta di videogiochi incentrati sulle avventure del celebre supereroe, o Dark Souls, acclamatissima storia fantasy caratterizzata dall’esplorazione di labirinti di segrete (dungeon) e da un gameplay molto difficile. Tuttavia questi videogiochi non sono propriamente dei metroidvania, sebbene in alcuni casi vengano riportati sul catalogo on-line del giornalista Jeremy Parish. Una caratteristica fondamentale è infatti quella di un formato 2.5D: modelli e ambientazioni 3D, ma movimenti del personaggio limitati al 2D (avanti, indietro, su e giù).

LA RIVINCITA INDIE
Fra i vari titoli appartenenti a questa categoria troviamo Shadow Complex, omaggio del 2009 a Super Metroid, ma oggi sono i videogiochi indipendenti a riscuotere maggior successo come piattaforme 2D.
Nel 2014 è infatti stato lanciato Guacamelee!, che accompagna il messicano Juan nel tentativo di salvare la sua amata Lupita, seguito l’anno successivo da Ori and the Blind Forest, tenera storia della lotta tra luce e buio, e Axiom Verge, dalle musiche synthwave e ambientazioni stile Metroid in pixel art.
Nel 2016 è poi arrivato poi il successo di Momodora: Reverie Under the Moonlight, sempre con una grafica che richiama le consolle Nintendo a 8bit, mentre solo due anni fa sul portale di crowdfunding Kickstarter è stato finanziato Hollow Knight, videogioco fantasy che riprende il game design di Dark Souls.

 

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Categorie: Primo piano, Tecnologie

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