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15 marzo 2019

Slavika: contaminazioni dall’est che arricchiscono la città

Fino al 25 marzo vari luoghi di Torino ospitano gli eventi del festival delle culture slave organizzato dall’Associazione Culturale Polski Kot

Paride Pasini

Il gruppo di musica balcanica Babbutzi Orkestar

Torna a Torino Slavika, il festival delle culture slave. In questa quinta edizione faremo un viaggio di dieci giorni nell’Europa centro-orientale, dai Balcani agli Urali, con arte, musica, cinema e letteratura.

Organizzata dal circolo culturale Polski Kot con il sostegno del Consolato Generale della Repubblica di Polonia a Milano, dell’Istituto Polacco di Roma e dei locali torinesi Klec Blazna e Sovietniko, la rassegna si è aperta ieri sera allo Spazio Eventa (via dei Mille 42) con la mostra Krzysztof Miller – fotografie che non hanno cambiato il mondo. Storia di un fotoreporter polacco. Le immagini di Miller, scomparso nel 2016, vengono esposte per la prima volta in Italia e sono una testimonianza storica della “Tavola rotonda” polacca che diede inizio al crollo del blocco sovietico, della rivoluzione rumena e alle guerre in Bosnia e Cecenia.
Il festival entra nel vivo stasera (ore 21 al Polski Kot, via Massena 19/A) con il concerto di Damir Imamovic, famoso compositore e cantante della sevdalinka, musica tradizionale della Bosnia ed Erzegovina.

L’immersione nella cultura slava proseguirà con un ricco programma.
Troveremo il teatro dei Patom Theatre, che porteranno in scena il loro spettacolo surrealista I ran and got tired ispirato all’opera del drammaturgo russo Daniil Charms.
Spazio anche alla proiezione di alcuni film: Carte Bianche di J. Lusinski (CineTeatro Baretti, 20 marzo, ore 21), Tito ed io di G. Markovic (Polski Kot, 24 marzo ore 21) che racconta la Jugoslavia negli anni ’60 vista da un bambino; il documentario Goli Otok/Naked Island (CineTeatro Baretti, 18 marzo, ore 21) sul luogo in cui il regime titino, dal 1949 al 1956, ha cercato di rieducare i filosovietici al socialismo jugoslavo.

Si passerà poi alla letteratura con la presentazione del libro Proletkult di Wu Ming (Unione Culturale, 20 marzo, ore 18) e gli incontri con Dunja Badnjević, autrice e giornalista serba, con la poetessa polacca Anna Frajlich e con Mariusz Wilk scrittore, giornalista e saggista polacco oppositore del regime filo-russo e co-fondatore di varie riviste di opposizione. Inoltre il professor Mark Steinberg, autore di The Russian Revolution. 1905-1921, illustrerà l’importanza della rivoluzione russa nello studio contemporaneo e la prospettiva da cui analizzarla per coglierne il giusto senso.

Il 22 marzo alla Fiaf (via Santarosa 7) verrà inaugurata la mostra fotografica Racconti di Pietroburgo di Aleksandr Petrosjan, considerato il più grande fotografo contemporaneo di tutta la Russia, che con i suoi scatti ha vinto numerosi premi in tutto il mondo. Dopo il successo dello scorso anno, saranno inoltre riproposti i laboratori di traduzione di russo, serbo e croato.

La novità di questa rassegna sarà però un importante spazio dedicato all’architettura balcanica.
L’associazione To Je To affronterà la tematica dei monumenti commemorativi per i caduti della Seconda Guerra Mondiale, conosciuti col nome di spomenik, voluti tra gli anni ’60 e ’70 dal regime di Tito (Polski Kot, 17 marzo ore 18). A seguire, alle 21, Antonio Cunazza e Gianni Galleri ci parleranno invece degli stadi di calcio nell’ex-Jugoslavia.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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