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16 Maggio 2019

Conti pubblici e prospettive future

Ieri presso la sede di Unito l’evento a cui ha partecipato Carlo Cottarelli, tra numeri, finanza e consigli social per i ragazzi

Alessio Colella

L'incontro di ieri a Economia sui conti pubblici

L’incontro di ieri a Economia sui conti pubblici

Un pomeriggio dedicato alla finanza e pensato per i giovani si è tenuto ieri mercoledì 15 maggio presso la Scuola di Management ed Economia dell’Università di Torino, organizzato dal club torinese di Starting Finance.
Nell’incontro moderato dallo studente Matteo Fatale sono stati tanti i temi trattati insieme a ospiti illustri, come Carlo Cottarelli, che attualmente ricopre il ruolo di Direttore dell’Osservatorio CPI – Conti pubblici italiani della Cattolica di Milano e Bernardo Bortolotti, docente di Unito e Direttore del Sovereign Investment Lab della Bocconi; la Direttrice della Scuola di Management ed Economia Marina Damilano ha portato i saluti istituzionali e ha ribadito l’importanza dell’educazione finanziaria.

LA SITUAZIONE ITALIANA
Il punto di partenza è stato l’attualità. Qualche settimana fa è stato emanato il Def, il principale documento economico del Governo, che illustra le misure che si intendono adottare in termini essenzialmente di sviluppo, occupazione e riduzione del rapporto debito/Pil.
Cottarelli si è detto ottimista sulle previsioni di crescita del nostro Paese, prevedendo una cifra superiore rispetto allo stimato 0,2%, ma in ogni caso ha chiarito che si tratta di percentuali prossime allo zero, che lasciano ben poco spazio ai festeggiamenti. Bisogna puntare sulla crescita ed è sua opinione che al momento la soluzione più percorribile sia lasciarsi trainare dalle esportazioni: per questo le nostre aziende avrebbero bisogno di costi più bassi – ovviamente, senza tagliare la remunerazione dei lavoratori – e facilitare il processo di investimento.
Altri punti su cui si deve migliorare sono la produttività e la capacità di attrarre investimenti dall’estero tramite una semplificazione della burocrazia, quindi meno costi da sostenere per le imprese, l’accorciamento dei tempi della giustizia e l’alleggerimento del livello di tassazione.

DEBITO E DISUGUAGLIANZE
Uno dei problemi principali dell’Italia è il peso degli interessi sul debito, poiché il nostro avanzo primario è positivo: se lo Stato non dovesse ripagare gli interessi sul debito incasserebbe di più di quanto spende. Bortolotti ha suggerito la metafora dell’Italia come una famiglia che ha un mutuo e che ogni anno si indebita per pagarne gli interessi. La sua proposta è una maggior considerazione della ristrutturazione del debito, che è legalmente possibile, ma comporta problematiche in termini di fiducia dei mercati. La stessa fiducia che cala quando si parla di sforare i parametri dell’Unione Europea: si guardi alla correlazione tra le dichiarazioni del 14 maggio del Ministro dell’Interno Salvini circa il superamento del 3% di deficit e il passaggio in apertura delle Borse dello spread da 280 a 290 punti base.
Si è poi passati al dibattito intorno alle disuguaglianze. A livello mondiale queste si sono ridotte, visto che Paesi cosiddetti emergenti continuano a beneficiare della globalizzazione sotto forma della ricchezza derivante dalla delocalizzazione delle attività produttive, mentre nelle aree industrializzate il divario è aumentato. Matteo Fatale ha sottolineato come sia opportuno che tutti partano dalla stessa linea e Cottarelli ha sottolineato il ruolo chiave della formazione, nonostante negli ultimi anni le decisioni politiche abbiano penalizzato l’istruzione pubblica. Bortolotti ha segnalato inoltre come la crescita non debba tradursi in un ampliamento della disuguaglianza, sostenendo anche il fallimento in molti casi delle politiche di redistribuzione, basate ad esempio sulla lotta all’evasione.

IL FUTURO DEI GIOVANI
La parte finale della conferenza è stata dedicata alle domande del pubblico e fra i tanti interventi ha colpito quello di un ragazzo: «Sono uno studente della magistrale e mi piace frequentare incontri come questo, in cui vengono degli ospiti a parlare. In questi anni, però, ho sempre sentito sfiducia nei confronti di questo Paese a livello finanziario. Cosa dobbiamo fare noi giovani? Dobbiamo preparare le valigie e scappare via dall’Italia?».
La risposta di Cottarelli non si è fatta attendere: «Non bisogna fare le cose perché si è ottimisti. Bisogna farle perché riteniamo che sia giusto farle. Se non si agisce non cambierà mai nulla. Io sto cercando di diffondere informazione in modo semplice, fruibile a tutti tramite il lavoro dell’Osservatorio, soprattutto a chi magari sente il telegiornale e vuole approfondire per capire davvero quello che succede. Allora informatevi e sfruttate i social network per divulgare il vostro pensiero, perché oggi una fake news fa più visualizzazioni di un mio video».

 

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Categorie: Economia, Primo piano

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