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16 Maggio 2019

#NonScleriamo, il torneo che fa bene alla ricerca

Intervista a Gemma Grimoldi, fondatrice del Mosquito Futsal Team, squadra di calcio femminile che da quattro anni organizza iniziative benefiche per la lotta alla sclerosi multipla

Francesca Vaglio Laurin

Il Mosquito Futsal Team

Sostenere la ricerca divertendosi dentro e fuori dal campo: è questa l’idea che muove le giocatrici del Mosquito Futsal Team, squadra torinese femminile di calcio a 5 che dal 2015 unisce la passione per lo sport alla lotta contro la sclerosi multipla grazie all’iniziativa del “Terzo tempo”: al termine delle partite si invitano le avversarie a bere e mangiare qualcosa insieme e parte della spesa viene devoluta al Cresm, il Centro Regionale Sclerosi Multipla dell’Ospedale San Luigi di Orbassano.
In occasione della prima edizione del torneo #NonScleriamo che si svolgerà domenica 19 maggio negli impianti del Cus a Grugliasco – e il cui ricavato, al netto delle spese, andrà sempre al Cresm – abbiamo intervistato la fondatrice della squadra Gemma Grimoldi, per farci raccontare meglio la genesi e lo spirito delle “zanzarine”, come amano soprannominarsi le componenti della Mosquito.

Come e quando nasce l’idea di costituire la squadra?
«Il progetto risale al 2015; in quel periodo ero ferma per un infortunio e non ero vincolata a nessun team, così abbiamo deciso di fare un appello per trovare giocatrici e allenatore e adesso è il quarto anno che militiamo nel campionato del Cus Torino. L’idea di legare la squadra a delle iniziative benefiche mi coinvolge a livello personale dopo la diagnosi di sclerosi multipla, ma io sono una e ogni giocatrice rappresenta una parte del team, come in una sinfonia: ognuna dà il suo contributo. Spesso vengo definita “forte” ma non è una cosa che mi piace. Sì, ho la sclerosi multipla e gioco a calcio ma purtroppo non per tutti è così. Io ho avuto una grossa fortuna e quindi cerco di spendermi al meglio sia dal punto di vista agonistico, sia diffondendo informazioni su questa patologia».

Come mai questo nome?
«Abbiamo scelto di chiamarci Mosquito, che significa zanzara, perché spesso alcune terapie per la sclerosi multipla prevedono delle punturine a cadenza regolare. È un modo per esorcizzare questa cosa in maniera ironica, vogliamo essere una squadra pungente per stimolare la riflessione e l’attenzione su queste tematiche. Da anni raccogliamo fondi per il Cresm e legarlo al calcio femminile ci sembrava un bel modo per far conoscere questa realtà, anche perché la sclerosi multipla colpisce maggiormente le ragazze giovani».

Ci racconti meglio l’iniziativa del terzo tempo e il riscontro che avete ricevuto dalle altre squadre?
«Siamo una squadra agonistica, quindi fin dall’inizio abbiamo inteso questa cosa con l’idea che in campo dobbiamo comunque dare il massimo, ma poi a prescindere dal risultato chiediamo alle avversarie di unirsi a noi dopo la partita. Abbiamo un accordo con il proprietario di un locale vicino al campo in cui giochiamo, andiamo a mangiare lì e ogni volta una parte di quello che si spende viene donata direttamente al Cresm. Lo facciamo da quattro anni e finora siamo riuscite a raccogliere circa 2.000 € e il feedback delle altre squadre generalmente è sempre stato molto positivo, è un’iniziativa che ci dà grande soddisfazione. È un valore aggiunto e anche a livello personale ne sono molto felice».

Quest’anno però avete deciso di fare un passo in più e organizzare anche il torneo del 19 maggio…
«Sì, l’idea del torneo ci è venuta in collaborazione con il Cus, che ci ha dato una grossa mano nell’organizzazione. Per essere il primo anno abbiamo ricevuto un’ottima adesione, 11 squadre, siamo molto contente. Invitiamo chiunque a partecipare perché sarà una bella festa e un’occasione per vedere del bel calcio».

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Categorie: Primo piano, Sport

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