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5 Luglio 2019

Coltivare in città

Sono oltre una decina le aree verdi a disposizione dei cittadini per imparare a prendersi cura del terreno attraverso sistemi di orticoltura biologica

Luca Ferrua

L'orto urbano all'Hiroshima Mon Amour

L’orto urbano all’Hiroshima Mon Amour

Affondare le mani nella terra, sentire il profumo dei pomodori che crescono e raccogliere i frutti del proprio lavoro è da tempo considerata una pratica terapeutica molto efficace, in grado di alleviare lo stress, migliorare l’umore e accrescere l’autostima.
Oltre ai benefici a livello fisico e mentale, ci sono poi da considerare quelli derivanti dallo svolgere questa attività a livello civico: parliamo di orti urbani, un uso degli spazi abbandonati sempre più diffuso di cui avevamo già parlato e che negli ultimi anni ha permesso a sempre più persone di avvicinarsi a una pratica salutare e antica come l’uomo.

COSA SONO GLI ORTI URBANI
Con questo termine si intendono generalmente quei terreni di proprietà comunale che vengono affittati ai privati, i quali potranno utilizzarli per coltivazioni a uso personale. Generalmente sono aree verdi in disuso, spesso collocate in zone periferiche, dove senza un adeguato intervento di riqualifica il degrado e la cementificazione avrebbero il sopravvento.
Il progetto infatti, che in Italia è capitanato dall’Associazione Italia Nostra, si pone come obiettivi principali la salvaguardia del territorio, l’integrazione sociale e l’abbattimento della filiera agro-alimentare, favorendo una maggior consapevolezza e autonomia da parte dei cittadini.

LA REALTÀ TORINESE
Il capoluogo piemontese è una delle realtà più attive su questo progetto, che grazie anche alla partecipazione di privati come Eataly, Hiroshima Mon Amour e il centro culturale Bunker a oggi offre oltre 2 milioni di metri quadrati di terreni da coltivare. Nel corso degli anni infatti il numero di aree destinate a questa pratica è cresciuta talmente tanto che si è resa necessaria la nascita di Or.Me, un progetto del Comune con lo scopo di creare una rete informativa volta a raggruppare terreni e progetti legati all’agricoltura urbana.
Realtà molto simile è anche quella di Orti Generali, un progetto dell’associazione Coefficiente Clorofilla nato per riqualificare un parco abbandonato in zona Mirafiori. Dopo un lavoro di quattro anni l’associazione ha vinto un bando del Miur con il quale ha trasformato l’area agricola in disuso in un gruppo di 150 orti con annesso un polo didattico dov’è possibile seguire corsi di agricoltura biologica. All’interno del sito, intuitivo e completo, è possibile trovare ogni informazione necessaria: dal costo dell’affitto al meteo passando per consigli pratici per neofiti e non.

COME SI CURA UN ORTO?
Trattandosi di un settore riservato in grossa parte a multinazionali e associazioni di categoria, l’orticoltura è diventata sempre più una passione portata avanti da pochi. Se a ciò aggiungiamo che la vita in città difficilmente ci richiede di apprendere nozioni pratiche più avanzate di innaffiare una pianta grassa sul davanzale, non c’è da stupirsi se molte persone dovessero trovarsi impreparate avvicinandosi per la prima volta a questo mondo.
Proprio per questo motivo molte associazioni offrono corsi di formazione base, dove personale qualificato affianca gli studenti fornendo nozioni teoriche e pratiche sulla cura dell’orto. Un esempio fra tutti è l’Aiab, associazione che da cinque anni a questa parte tiene dei corsi di orticoltura biologica all’Hiroshima Mon Amour, dove un agronomo esperto accompagna appassionati o semplici curiosi in un percorso di otto lezioni. Qui i partecipanti imparano tutte le nozioni fondamentali per iniziare a seguire un orto secondo principi biologici, dalla preparazione del terreno alla raccolta, passando per la semina e la tutela dai parassiti.

 

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Categorie: Ambiente, Primo piano

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