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5 Luglio 2019

Stop alla mafia, il progetto di tre universitari torinesi

Informazione e confronto: la ricetta per sensibilizzare i più giovani arriva nelle scuole grazie all’iniziativa ideata da tre giuristi in erba

Alice Dominese

Casetta Capaci No alla mafia

Il progetto Stop alla mafia è rivolto agli studenti delle scuole

Andrea Pagliara, Stefano Putignano e Stefano Varesio – 22 anni il più grande di loro – sono tre ragazzi dell’Università di Torino, studiano Giurisprudenza e a febbraio hanno dato forma a un progetto dedicato a riflettere e a sensibilizzare sul tema del contrasto alla criminalità organizzata. L’idea ha il nome di Stop alla Mafia ed è mirata a coinvolgere gli studenti delle scuole medie e superiori per educare alla cittadinanza attiva.

Cresciuti a Torino Nord, i tre giovani hanno deciso di partire da questo territorio, troppo spesso abbandonato, ma che può diventare risorsa. «L’interesse per l’argomento è nato alle medie, dove alcuni nostri professori ci hanno permesso di conoscere e approfondire il tema della lotta alla mafia e i suoi protagonisti. Da qui il nostro desiderio di continuare a testimoniare nei più giovani quanto ci è stato trasmesso» racconta Stefano Varesio.
Proprio nella scuola media di Borgo Vittoria, la succursale Umberto Saba, il 23 maggio i tre autori del progetto hanno tenuto un incontro con due classi in occasione dell’anniversario della strage di Capaci. «È stato emozionante e la reazione dei ragazzi ci ha stupiti – prosegue Stefano – molti conoscevano gli eventi storici e alcuni hanno riportato l’esperienza di parenti e amici coinvolti in situazioni difficili legate alla criminalità organizzata».

«Il fatto è – spiega Andrea – che molti di loro provengono da famiglie immigrate dal Sud coinvolte dalla tematica mafiosa nella quotidianità e che per questo spesso scelgono di rendere consapevoli i loro figli su ciò che accade ed è accaduto». Troppo di frequente, secondo i tre attivisti, vige tuttavia lo stereotipo della periferia cittadina poco attenta al tema della legalità, ma è necessario scardinarlo e far leva dove questi temi possono essere affrontati in un’ottica di cambiamento, le scuole. «Pochi ragazzi conoscono la diffusione internazionale delle organizzazioni mafiose – aggiunge Stefano Putignano – ancora meno sanno di cosa si tratta l’Operazione Minotauro a Torino. Parlare del fenomeno può essere difficile, la sua complessità e la scomodità del problema possono creare delle distanze, ma siamo sicuri che sia necessario partire dal confronto con i più giovani».

Il progetto è nato da poco, ma si propone di crescere: «Abbiamo voglia di discutere, dialogare e affrontare il tema in prima persona – dice Stefano Varesio – Per fortuna in Università iniziative di questo tipo sono abbastanza diffuse e ci piacerebbe confrontarci anche con queste realtà». Convinti sostenitori dell’educazione peer to peer (da pari a pari), i tre universitari hanno già attivato delle collaborazioni con altre scuole. «A settembre abbiamo in cantiere di partecipare al laboratorio di Democrazia che si tiene al liceo Einstein di Barriera di Milano – spiega Andrea – ma anche di creare un corso ad hoc sul tema dell’educazione civica applicata al contrasto della criminalità. L’idea è di partire con un’attività simile anche presso il liceo Volta».
Calare il discorso nella quotidianità vicina ai giovani è l’obiettivo principale di Stop alla Mafia: per farlo servono menti e cuori pronti ad accettare la sfida.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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