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10 Settembre 2019

Meteo e web: intervista a un professionista

Per gli italiani guardare le previsioni del tempo sta diventando sempre più un rito. Il giovane meteorologo Andrea Vuolo ci spiega il suo lavoro e il rapporto con la rete

Carlotta Bianchini

Nuvole - Meteo

Guardare il meteo ormai è un’azione quotidiana

Il meteo prende sempre più spazio nella nostra vita e consultarlo ogni mattina prima di uscire di casa per andare al lavoro o all’università o per una gita fuori porta è ormai un bisogno. Andrea Vuolo ha 28 anni e lavora come meteorologo per 3BMeteo, la più grande tra le aziende di meteorologia in Italia. Ci ha raccontato in quest’intervista alcuni dettagli del suo mestiere.

Da passione a professione. Qual è stato il tuo percorso per diventare meteorologo?
«Quella di conoscere i fenomeni atmosferici e ambientali è sempre stata una mia passione: da bambino mi piaceva molto la neve e i temporali mi incuriosivano. Ho frequentato l’istituto statale Grassi di Torino con indirizzo aeronautico e dopo il diploma ho comprato la prima stazione meteorologica. Poi mi sono laureato in Fisica all’Università di Torino, specializzandomi in fisica dell’ambiente. Generalmente per fare questo mestiere bisogna avere una laurea in fisica o in Ingegneria ambientale, perché ovviamente la meteorologia è una branca della fisica e bisogna avere dimestichezza con i modelli fisico-matematici. Dopo la laurea ho insegnato fisica e navigazione aerea per un anno proprio nella mia vecchia scuola e dopo ho iniziato a lavorare per 3BMeteo a Bergamo, dove mi sono trasferito ormai due anni fa».

Com’è lavorare in questo campo e di cosa vi occupate nel concreto?
«Purtroppo in Italia non c’è molto lavoro nel campo della meteorologia. Ci sono poche aziende private e pochi posti nelle varie regioni all’interno dell’Arpa o nei consorzi universitari nel campo della ricerca. Nel team di 3BMeteo siamo più di una trentina tra meteorologi, informatici e modellisti. Noi ci occupiamo di meteorologia sul web. Abbiamo l’app più scaricata in Italia e curiamo dettagliatamente le previsioni su tutto il territorio nazionale. Inoltre facciamo tutta l’attività redazionale curando i social, scrivendo articoli, collaborando con radio nazionali e canali televisivi di tutte le regioni d’Italia, oltre a consulenze professionali per esempio per Autostrade, Ferrovie e privati. Mi piace moltissimo il mio lavoro».

Nonostante l’ossessione per il meteo, a volte le persone si fidano poco delle previsioni. Cosa puoi dirci a proposito?
«Bisogna sempre tener conto del fatto che il termine “previsione” esclude la precisione assoluta e che l’atmosfera è di per sé un sistema caotico e complesso. Più si va avanti col tempo, minore è l’attendibilità della previsione. Poi ci sono situazioni in cui l’attendibilità è abbastanza elevata, a 3-5 giorni. Ad esempio, durante gli anticicloni in estate, in aree con orografia, la previsione è più complessa rispetto a luoghi come la Puglia, la Sardegna e la pianura Padana, che sono pianeggianti e in cui l’attendibilità è più elevata».

I più diffidenti sostengono che dietro a questi siti ci siano trovate commerciali per ottenere più click. Cosa ne pensi?
«Ci sono siti che hanno fatto della meteorologia una strategia di marketing per guadagnare su internet con le fake news ambientali, climatiche e meteorologiche e che, grazie anche ai banner pubblicitari, hanno ottenuto ricavi quasi milionari dalle visualizzazioni grazie alla sorgente Google e ai social. Questi siti, con notizie avventate e false allerte meteo, hanno fatto sì che l’utente medio ritornasse sul sito 3 o 4 volte per verificare, creando maggiore traffico sul sito».

Che consigli daresti dunque per riconoscere la serietà di un sito?
«Per prima cosa bisogna stare alla larga da quegli articoli che riportano nel titolo esagerazioni e frasi catastrofiche, diffidando di chi fa previsioni a lungo termine e allerte che, per legge, possono essere emesse solo dall’Arpa. È fondamentale guardare sempre che ci siano previsioni testuali perché la deontologia professionale prevede che l’icona sia sempre accompagnata da una frase che sintetizzi la previsione giornaliera. Le previsioni, poi, non devono mai spingersi oltre i 10-15 giorni e in quelle superiori ai 7 giorni devono indicare la scritta “tendenza con attendibilità inferiore al 50%”. Consiglio inoltre di affidarsi sempre a professionisti e, nel caso, di controllare il curriculum di coloro che pubblicano la notizia per essere più sicuri delle fonti».

 

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Categorie: Primo piano, Tecnologie

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