Home » Cultura » Elisa Seitzinger: viaggio onirico intorno al disegno

9 Ottobre 2019

Elisa Seitzinger: viaggio onirico intorno al disegno

Illustratrice e docente allo Ied di Torino, ci ha raccontato il suo stile artistico, i suoi traguardi e i suoi progetti

Fabio Gusella

Elisa Seitzinger Disegno colonna con uovo, testa di cavallo, mano tagliata a pezzi

Un disegno di Elisa Seitzinger

“Ho i capelli rossi come i rubini sintetici che produceva lo stabilimento di mia nonna nella Foresta Nera”. Con queste parole Elisa Seitzinger, 39 anni, si presenta sul proprio sito. Dopo aver studiato disegno e storia dell’arte tra Firenze, Atlanta, Nizza e Londra, ora Elisa abita a Torino, dove lavora come illustratrice, artista visiva e docente di morfologia e dinamica dell’immagine all’Istituto Europeo di Design. Negli anni ha esposto le proprie opere in diverse sedi, fra cui il Museo delle Arti Applicate Oggi di Torino, la galleria Le Dictateur di Milano e il Muses – Accademia Europea delle Essenze di Savigliano, ma ha anche varcato i confini nazionali portando la sua arte a Londra e Parigi ed è stata invitata come ospite a numerosi festival di arti visive, ad esempio Graphic Days. Collabora con alcuni fra i più importanti quotidiani e periodici italiani, ha vinto il Premio Illustri 2018 – Categoria Design ed è stata selezionata all’omonimo Festival nel 2019. Di recente, ha inoltre illustrato il saggio Incanto di Michele Bellone e il romanzo Febbre di Jonathan Bazzi.
Per riuscire a immergerci nel suo mondo simbolico, ispirato all’arte medievale, ai tarocchi, all’iconografia esoterica e a molto altro ancora, le abbiamo posto alcune domande.

Come nasce un tuo nuovo disegno?
«La tecnica è sempre quella: dopo una bozza a matita, disegno a china e coloro in digitale. Cambiano soprattutto i supporti e le destinazioni finali. I miei soggetti ricorrenti sono in primis le figure umane, in particolare quelle femminili. Ho una predilezione per disegnare volti ieratici, senza o con troppi occhi. E poi animali, meglio se ibridi, fantastici o mostruosi, ma mi piace anche il mondo botanico. Se posso, evito le prospettive corrette e i mezzi di trasporto. In fondo, sono una creatura originaria delle montagne, anche se vivo in città. Tendo a ispirarmi a codici stilistici, più che a singoli artisti. Per esempio, la mia attenzione è rapita dall’arte medievale sacra e cortese, dalle vetrate delle cattedrali gotiche ai codici miniati, dalla pittura dei primitivi italiani e fiamminghi, dalle icone russe e dai mosaici bizantini, dall’iconografia esoterica, dai tarocchi, dagli ex-voto, ma anche da tutta l’arte classica e dall’arte visiva degli anni ’20 e ’30. Ultimamente ho riscoperto la metafisica».

In un mondo sempre più in movimento e tridimensionale, hai scelto di rappresentare gli esatti opposti: la staticità e la bidimensionalità. Ci spieghi questa scelta?
«Non credo sia una scelta: io non sono per niente “smart”, non mi piace il 3d e per mia natura sono attratta da tutto ciò che è antico, che ha una storia. Per citare il direttore creativo di Gucci Alessandro Michele: “Le cose vecchie mi fanno sentire molto contemporanea”. Non ho paura del mio lato oscuro e dell’ambiguità, per me è meglio rimanere sempre in contatto con questi aspetti. Penso che reprimerli sia controproducente e noioso».

Elisa Seitzinger

Elisa Seitzinger

Dopo essere stata in Sicilia hai deciso che non avresti più disegnato esclusivamente per lavoro, ma anche per esprimere la tua personalità. Cosa hai trovato in Sicilia?
«Durante quel viaggio in Sicilia sono stata profondamente colpita dall’iconografia cristiana, dalla visione delle martiri in estasi, dagli ex voto, dal miscuglio di religiosità e cultura popolare radicato in una terra così viva, magmatica e arsa dal sole, agli antipodi della mia terra d’origine, la Val d’Ossola. Il cattolicesimo in Italia, in particolare in certe regioni come in alcuni Paesi latinoamericani, si avvicina molto al paganesimo attraverso il culto dei Santi. Forse ho sentito la necessità di esprimere le mie radici culturali in questa epoca di globalizzazione, ma è stato tutto molto spontaneo, come se si fosse acceso un interruttore».

Qual è il “velo di Maya” che un artista dovrebbe far cadere?
«L’ostentazione di ottimismo, l’essere felici a ogni costo e in ogni momento, il rifiuto della morte, i tabù della sessualità, l’ipocrisia della classe politica e di certe posizioni religiose e morali. Tutto quello che rifuggiamo per paura di stare davanti a noi stessi. Però tengo a sottolineare che il mio è solo un piccolo contributo visivo che riesco a volte a inserire nei miei disegni. Quello che mi interessa veramente è esasperare i lati più grotteschi del genere umano oppure, al contrario, cercare di immortalarne le caratteristiche più spirituali e alte. Non credo che esista un buono e un cattivo, ma sicuramente esiste un bello e un brutto e io sono affascinata da entrambi questi aspetti».

Raccontaci alcuni tuoi progetti.
«Viaggio Onirico è stato uno dei progetti più stimolanti e meglio riusciti del 2019. Ho disegnato quattro tavole, Odissea, Ofelia, Eden e Sogno, con relative varianti colore per creare una capsule collection (una collezione in edizione limitata, ndr) in collaborazione con un marchio di design milanese specializzato in borse e zaini. Inoltre, in questo momento sono molto impegnata nella realizzazione delle illustrazioni per un concept album, Formosus, ispirato alla figura dell’omonimo Papa, passato agli annali per il macabro Sinodo del cadavere avvenuto nel 897. Dalle sei tavole che illustrano i brani musicali e dalla copertina del Lp nasceranno dei video animati da proiettare all’interno della struttura architettonica itinerante che ospiterà il pubblico durante i concerti del tour europeo, un vero e proprio teatro con spalti a pianta ottagonale ispirato a Castel del Monte».

Dove possiamo vedere i tuoi lavori dal vivo?
«È in corso una collettiva interessantissima fino a gennaio: Ars Regia. La Granda Alchemica, al Muses di Savigliano, sul filone della tradizione artistica piemontese legata al mondo dell’alchimia».

 

Tag: , , , , ,

Categorie: Cultura, Primo piano

Lascia un commento