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6 Febbraio 2020

Streghe a Chiomonte, storia e tradizioni

Nel 1436 in Val di Susa tre donne e tre uomini sono condannati al rogo con l’accusa di avere rapporti con il diavolo, suggestione che nei secoli ha influito sulle feste locali

Giovanni Battista Corvino

Illustrazione medievale di roghi e torture alle streghe

A Chiomonte ci furono processi alle streghe

Ripercorrendo le origini della caccia alle streghe, consultando la legge 197 dell’Edictum Rotharis Regis (uno dei più importanti documenti per lo studio dell’evoluzione della lingua longobarda pubblicato nel 643 dall’allora re d’Italia Rotari) emerge chiaramente che il termine “stria” – usato per indicare una strega – è stato sostituito da “masca”, con un’accezione sempre negativa e dispregiativa, poiché tale donna veniva ritenuta maligna in quanto compagna del diavolo. Proprio da quest’ultimo avrebbe ottenuto dei poteri, come quello di trasformarsi in diversi animali, volare immaterialmente nello spazio, rendersi invisibili agli occhi dei più, provocare tempeste e/o guarire o uccidere con la magia.
Con l’accusa di essere delle masche, Antonietta Forneri, Bardonecchia Moti e Jeannette Bruneri, il 15 ottobre 1436 subiscono il processo dell’inquisitore dei frati Minori Pierre Fauvre. La stessa sorte tocca a Tommaso Balbi, Guglielmo Celier e Giovanni Forneri, in quanto eretici, fattucchieri e assassini, ovviamente seguaci del diavolo. Tutti vivevano a Chiomonte.

IL PROCESSO
Inizialmente assolti, i sei chiomontesi sono condannati a morte dal giudice delfinale di Briançon. Le motivazioni sono varie, tra cui i rapporti sessuali degli imputati col diavolo e l’aver commesso sicuramente degli omicidi, ma anche aver fatto abortire una mucca, oltre che aver avvelenato e tentato di uccidere svariate persone devote a Dio. La sentenza decreta il classico finale: il rogo, poiché “Maleficos non patieris vivere”, ossia “Non lascerai vivere colei che pratica la magia” (Esodo, capitolo 22°, versetto 17° o 18° a seconda delle edizioni).
In questa triste vicenda, è importante la confessione di Tommaso Balbi, poiché conferma tutti i delitti attribuiti ai poveri sei, dimostrandosi altresì pentito delle sue riprovevoli azioni. È proprio questa confessione a determinare la condanna, annullando così l’assoluzione proposta inizialmente dall’inquisitore dei frati Minori Pierre Fauvre. Per via della sua collaborazione e del suo pentimento a Balbi viene concessa una sorta di grazia: l’essere annegato nella Dora, anziché bruciare vivo.

CHIOMONTE E LA VAL DI SUSA OGGI
Chiomonte, un piccolo comune che non raggiunge neanche i mille abitanti, è conosciuto oggi per essere il cuore della lotta No-Tav. Anche se la Val di Susa, rispetto alle altre vallate, non ha avuto una forte presenza delle masche, ha comunque molte antiche leggende ma soprattutto storie da raccontare che fanno capire come questo territorio, poco conosciuto da molti, abbia ancora tanto da tramandare.
Il caso dei sei chiomontesi accusati di stregoneria è uno di questi ed è interessante notare che almeno fino agli anni ’70, quindi a distanza di più 500 anni dall’episodio in questione, il vissuto culturale legato all’Inquisizione ha sortito la propria ricaduta nella messa in atto di tradizioni che sono perdurate nei secoli. Come ci racconta Maria, la quale vive a Chiomonte da molti anni, il 24 giugno (giorno di San Giovanni) si accendevano dei fuochi sulle montagne per tenere lontane le streghe e le forze del male in generale, poiché secondo un’antica leggenda della vallata, era proprio durante questa notte che si sarebbe manifestato l’anticristo.
Forse dovremmo tenere maggiormente in considerazione le parole di Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” e osservare con più attenzione il nostro territorio per ammirarne la vera bellezza attraverso le parole di chi, come Maria, ha fatto della propria città la propria identità culturale.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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