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14 Maggio 2020

Il lockdown ha reso il Po più pulito: siamo sicuri?

Nella relazione tra l’epidemia da Covid-19 e le immagini di un fiume meno inquinato forse ci sono aspetti non presi in considerazione ed esterni all’uomo

Valeria Guardo

Veduta del Po a Torino da una sponda

Il Po è più pulito non solo grazie al lockdown

Dall’inizio dell’attuale emergenza sanitaria, vari quotidiani e periodici propongono articoli e testimonianze fotografiche di un irruente ritorno della natura ai suoi spazi: avvistamenti di animali selvatici in aree urbane, corsi d’acqua puliti come non si vedeva da anni e aria più respirabile anche nelle grandi metropoli. Tali servizi riconducono questi fenomeni principalmente al lockdown, che ha portato a uno stop generalizzato di attività produttive, circolazione dei mezzi a motore e presenza dell’uomo negli spazi aperti.
In alcuni casi la correlazione è palese, in altri bisogna scavare un po’ più a fondo per scoprire che ci sono delle concause che non abbiamo considerato, semplicemente perché non siamo più abituati a “osservare” ciò che ci circonda. Insieme a Giulia Ferrando, biologa ed educatrice ambientale, scopriamo quali sono parlando dell’aspetto del nostro fiume, il Po, e dell’aria che si respira oggi a Torino.

Cosa ne pensi della correlazione tra epidemia e diminuzione dei livelli di inquinamento?
«Vedere il Po nelle condizioni in cui è stato fotografato è bellissimo, non ci sono dubbi. Tuttavia, l’azzurro del nostro fiume non è tutto merito del lockdown. È pur vero che una diminuzione delle attività umane ha favorito un aspetto più cristallino delle sue acque, ma non si tratta solo dello stop alle produzioni. Pensiamo agli sport d’acqua come il canottaggio, che si pratica sul Po: il movimento dei remi favorisce la messa in sospensione del particolato di fondo donando all’acqua l’aspetto torbido e scuro a cui siamo abituati. Ci sono inoltre altri aspetti da considerare, quali ad esempio la scarsità di piogge del periodo. Quando esse sono sostenute, erodono i versanti delle montagne e i letti dei fiumi, il materiale terroso viene trasportato dalle correnti d’acqua che si colorano di marrone. Se le piogge cessano, il limo si deposita sul fondo e le acque risultano cristalline».

Quali altri fattori sono da considerare?
«Ha un ruolo anche lo scioglimento dei ghiacci: normalmente questo fenomeno dovrebbe avvenire in piena primavera quando, dopo un rigido inverno, la colonnina di mercurio comincia a segnare qualche grado in più. A causa del riscaldamento globale, però, gli inverni stanno diventando via via sempre più miti; in particolare il mese di marzo 2020 è stato classificato come il secondo più caldo dal 1880. Questo significa che i pochi ghiacciai rimasti si sono sciolti in anticipo, donando il peculiare colore grigio opaco alle acque prima del previsto mentre ora sono più cristalline. Infine, non dimentichiamoci che la superficie dell’acqua riflette ciò che le sta sopra: molte foto sono state scattate in giornate belle con temperature alte e umidità relativa bassa. Con un cielo terso anche le acque del Po sono limpide, perché riflettono il turchese del cielo. E se tutto ciò lo avessimo notato grazie al tempo libero concessoci dal lockdown che, tra l’altro, ha coinciso proprio con l’arrivo della bella stagione?».

Cosa si può dire, invece, sulla qualità e la respirabilità dell’aria?
«Penso si possa fare un discorso molto simile: il miglioramento delle condizioni dell’aria che respiriamo a Torino, a ben vedere, non è dovuto interamente a minori attività produttive e circolazione delle auto. I livelli di CO2 sono calati, è vero, ma questo accade ogni anno all’arrivo della primavera: quando le piante mettono le foglie nuove, infatti, assorbono più anidride carbonica grazie alla fotosintesi clorofilliana che lavora a pieno regime. Ciò significa maggiore produzione di ossigeno e diminuzione della concentrazione di anidride carbonica. Anche i livelli di ossidi di azoto sono diminuiti, in effetti grazie al lockdown, tuttavia questa diminuzione si è registrata negli strati più bassi dell’atmosfera, mentre in quelli più alti la concentrazione è rimasta pressoché invariata. Sicuramente questo periodo di chiusura ha velocizzato quei processi che in natura avrebbero avuto comunque luogo».

Quali conclusioni possiamo trarre?
«Mi sento di dire che non ci sono risposte semplici per questioni complesse. In questo caso c’è stata una combinazione di fattori umani e naturali, non tutti positivi come ad esempio il lungo periodo di siccità, che nel complesso hanno portato a evidenti migliorie. Se però due mesi di lockdown hanno contribuito a tali cambiamenti, possiamo sperare che qualsiasi misura rigorosa, sul breve periodo, possa dare grandi risultati!».

 

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Categorie: Ambiente, Primo piano

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