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20 Maggio 2020

La stregoneria in Africa oggi

Con gli esempi di Ghana e Kenya esaminiamo cosa significhi nel XXI secolo, quasi sempre solo per le donne, essere considerate causa di sventure

Giovanni B. Corvino

Donne africane con vestiti tradizionali

In Africa molte donne sono ancora accusate di stregoneria

Evolutasi nel tempo in concomitanza degli scenari sociali e culturali che si susseguivano con le nuove politiche amministrative, oggi la stregoneria in Africa è più viva che mai nonostante l’applicazione talvolta di più moderne regolamentazioni legali.
Ad esempio in Camerun, secondo il codice penale del 1967 (di chiara derivazione coloniale) la stregoneria è materia giuridica qualora nuoccia il prossimo. In virtù di ciò, l’articolo 251 stabilisce: «Chiunque commetta ogni atto di […] magia o divinazione passibile di disturbare l’ordine pubblico o la quiete, o di danneggiare un altro […] può essere punito con un imprigionamento da due a dieci anni e un’ammenda da 5.000 a 100.000 franchi». Non mancano, inoltre, “divertenti” leggi che ripropongono la credibilità di tali pratiche. Non ultima, la recente proposta proveniente dal Regno di eSwatini che vieta a tutte le streghe di volare con la loro scopa – considerata un mezzo di trasporto aereo – oltre i 150 metri d’altezza, pena la reclusione o un’ingente multa.
Sorge dunque spontaneo domandarsi cosa voglia dire essere accusati di stregoneria in Africa nel XXI° secolo e quali risvolti determini. Osserviamo i casi del Ghana e del Kenya.

ESSERE UNA STREGA IN GHANA
Nella Repubblica del Ghana, le donne accusate di stregoneria vengono allontanate dalla comunità e segregate in villaggi-ghetto.
Nel 2013 ActionAid ha denunciato le condizioni di vita in cui sono state costrette 254 donne a Gnani. È stato il “tindana” (capo spirituale e responsabile del campo) a occuparsi della sistemazione di ognuna di loro. A lui spetta anche l’esecuzione della “prova del pollo”; dopo aver ucciso l’animale, ne si osserva il collo: se cade in avanti, allora la donna è colpevole.
Espressione della disuguaglianza di genere che permea il Paese (il numero di uomini accusati di stregoneria è assai minore) questi luoghi emarginati dalla società civile non offrono alcun tipo di supporto alla popolazione femminile. Sono le bambine orfane, o le adolescenti che la famiglia non è più in grado di mantenere, a occuparsi delle donne più anziane. Neanche per loro ci sarà un futuro, in quanto dedite per tutta la vita al lavoro di assistenza.

ESSERE UNA STREGA IN KENYA
I “sungusungu” – organizzazioni giudiziarie che operano a livello locale con metodi fortemente contestati da vari gruppi per i diritti umani – sono i primi sostenitori della caccia alle streghe. Come avveniva nel Medioevo, le donne divengono vittime di vere e proprie atrocità come linciaggi, mutilazioni e roghi.
Una delle azioni svolte da questi vigilantes che ha scosso l’opinione pubblica nel 2008 in Kenya è stata la Okoa Maisha (“Operazione salva una vita”, video in inglese), che ha causato la morte di almeno 15 persone, oltre che decine di feriti. A motivare tale ferocia la convinzione che fosse stata utilizzata la stregoneria per rendere i bambini indisciplinati a scuola. Apparentemente, questi gruppi organizzati sembrerebbero non essere più presenti sul territorio grazie all’impegno delle forze dell’ordine, anche se ancora oggi vengono loro attribuiti molti episodi di violenza.

MOTIVAZIONI ECONOMICHE
Anziché osservare attraverso una prospettiva finanziaria e sociale quali sono le vere motivazioni dietro alle problematiche che affliggono la comunità, è più facile ricorrere a un capro espiatorio che personifichi un male comune da combattere. In Africa la condanna per stregoneria trova quindi giustificazione in tristi risvolti economici, poiché molte donne vengono spesso – ingiustamente – accusate in quanto non più in grado di contribuire alla comunità economicamente e socialmente, considerate di conseguenza un peso di cui è meglio liberarsi.
In molti casi si tratta di donne colpite da disturbi psicologici (ad esempio depressione) o rimaste vedove e quindi prive della protezione di un uomo; non di rado, ancora, le si accusa di essere la causa della tragica sorte dei loro mariti. È su queste basi che la malattia, la morte di una persona, l’insuccesso lavorativo, il cambio di comportamento di qualcuno, o ancora un cattivo raccolto, trovano ancora oggi giustificazione nelle malevoli azioni delle streghe, donne comuni che con la loro vita contribuiscono al mantenimento dello status quo comunitario.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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