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21 Maggio 2020

Il regalo del Mandrogno

Alla scoperta di un romanzo del ‘900 ambientato nel Piemonte del XIX secolo, ricco di sentimento e scritto come i grandi classici della letteratura

Adriana Scatolone

Grafica con copertina libro Il regalo del Mandrogno

Il regalo del Mandrogno si svolge fra Alessandria e Torino

Durante il lockdown le lunghe ore passate in casa ci hanno permesso di prendere in mano libri che volevamo leggere da tempo, ma che non eravamo ancora riusciti a cominciare. Questo ci ha concesso delle piacevoli scoperte e pertanto vogliamo consigliarvi la lettura di un romanzo d’altri tempi, inspiegabilmente poco noto al grande pubblico ma capace di intrattenere il lettore, che si lascia trasportare con piacere lungo le sue 800 pagine. Stiamo parlando de Il regalo del Mandrogno.
Il libro è stato scritto a quattro mani da due fratelli, Ettore e Pierluigi Errizzo, due avvocati piemontesi che durante la Seconda Guerra Mondiale si dedicarono alla scrittura. Pubblicato per la prima volta nel 1947, il volume è stato riproposto nel 2002 dalla piccola casa editrice cuneese L’Araba Fenice.

La trama in breve è la seguente. Nel 1930 il vecchissimo zio Policleto Montecucco, uomo egoista e odioso, muore e tutta la sua famiglia si ritrova per il suo funerale. Una volta letto il testamento, si scopre che egli ha lasciato tutta l’eredità a quattro personaggi che apparentemente non hanno nulla in comune. Due nipoti di Policleto, Alvise e Paolo (probabilmente gli alter ego degli autori perché anche loro avvocati) si recheranno quindi nella casa del Cucco, dimora storica in cui sono cresciute tutte le generazioni dei Montecucco, per scartabellare le lettere e i documenti di famiglia contenuti in un grosso armadio nero e scoprire i legami dei quattro ereditieri.
Si apre dunque un romanzo che attraversa tutto il XIX secolo e che, come una macchina del tempo, ci fa fare un tuffo nel passato. Tutto inizia il 14 giugno 1800, giorno della battaglia di Marengo, in cui l’armata francese di Napoleone Bonaparte si scontra con l’armata austriaca, sulle rive del Bormida, nel territorio della Fraschetta in provincia di Alessandria. Un ufficiale francese viene ferito e trasportato sul carro di un Mandrogno (così vengono soprannominati gli abitanti di Alessandria) presso la casa del Cucco, oggi una frazione di Sarezzano. Qui nascerà un amore illecito e le conseguenze di questa liaison toccheranno tutte le generazioni successive dei Montecucco.

La storia del Piemonte, che in quegli anni è storia anche dell’Italia nascente, fa da sfondo a tutte le vicende. Sono ben descritti i moti del 1821 in cui i rivoluzionari alessandrini chiedono con tutte le loro forze alla monarchia di stilare una Costituzione e di pensare a un’Italia unita.
Alla fine del secolo l’azione si sposta dalle campagne dell’alessandrino a Torino, che dopo l’Unità d’Italia diventa capitale del regno e comincia a conoscere un grande sviluppo economico e sociale. Così si assiste all’evoluzione sociale di cui il XIX secolo è protagonista: si passa dalla storia di contadini, piccoli possidenti terrieri e curati di paese a medi proprietari che grazie a matrimoni combinati aumentano il loro prestigio, fino all’alta borghesia torinese, ufficiali, politici e avvocati che si ritrovano al circolo della Filarmonica in piazza San Carlo, dove le donne sono protagoniste di salotti letterari.

Questo libro unisce in realtà tre romanzi incentrati su altrettanti personaggi, che insieme formano un unico ciclo. Il primo è la storia di Rosetta, in cui sono centrali l’amore passionale e illecito e il topos della relazione impossibile con il soldato francese. Il secondo è il romanzo di Napoleone, da ragazzo ribelle che si unisce ai rivoltosi di Alessandria, lotta per gli ideali liberali e porta avanti relazioni segrete a sacerdote che ha però sempre un occhio di riguardo per chi porta avanti le proprie idee. Infine la storia di Paoletta, costretta a un matrimonio che non può essere consumato e segretamente innamorata di un avvocato.

In questo tripudio di intreccio e di azione, il lettore viene accompagnato da un linguaggio alto, tipico dei romanzi storici ottocenteschi, a cui però si abitua facilmente. Sono poi numerosi i richiami letterari che saltano all’occhio: i capelli rossi dei personaggi più ribelli e fuori dagli schemi ricordano Rosso Malpelo di Verga, mentre la macchia dell’amore illecito che si tramanda di generazione in generazione fa pensare all’ereditarietà del vizio definita nel ciclo dei Rougon-Macquart di Zola.
Una storia per tutti i gusti, dunque, che descrive sentimenti sempre attuali facendo respirare un’aria antica.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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