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24 Luglio 2020

Gli Yanomami, minacciati dai cercatori d’oro e dal Covid

Una popolazione indigena dell’Amazzonia rischia di scomparire a causa di minatori illegali e senza scrupoli che adesso hanno portato il Coronavirus

Giovanni B. Corvino

Indigeno a petto nudo con volto dipinto di rosso e piume colorate

Gli Yanomami sono a rischio estinzione ora anche a causa del Covid

Il Covid-19 ha colpito anche la tribù degli Yanomami, gruppo etnico di circa 30mila individui che vive al confine tra il Venezuela e il Brasile, in prossimità dei bacini dei fiumi Orinoco e Rio delle Amazzoni. Il contagio è dovuto ai “garimpeiros” (cacciatori d’oro) che durante la pandemia hanno preso d’assalto il territorio, diffondendo così il virus.
Le difese immunitarie della popolazione indigena non sono in grado di resistere a questa nuova contaminazione e le strutture sanitarie non sono consone alla gestione di emergenze di questa portata. Così è nato l’hashtag #ForaGarimpoForaCovid (fuori i minatori, fuori il Covid), con l’obiettivo di chiedere al Presidente del Brasile Bolsonaro di agire in difesa degli Yanomami.
Tale problematica non è nuova. Già negli anni ’80 circa 40mila cacciatori d’oro occuparono il territorio con l’intento di depredarlo causando la morte, in soli sette anni, di circa il 20% di questa popolazione indigena. Solo nel 1992, dopo una lunga campagna internazionale, i garimpeiros vennero espulsi, ma non smisero con le loro azioni, le quali continuano ancora oggi senza sosta.

LA RESISTENZA
Davi Kopenawa, presidente dell’associazione Yanomami Hutukara, punto di riferimento della comunità in questo periodo, ha dichiarato: «I minatori illegali sono come le termiti. Continuano a tornare e non ci lasciano in pace. Ogni anno ci sono più garimpeiros. Non rispettano il nostro territorio. Il governo deve fare di più per impedire loro di invadere la nostra terra». Non sono però arrivati aiuti sostanziali dall’attuale amministrazione, tanto da portare l’associazione a un’ulteriore richiesta d’aiuto: «Stiamo monitorando la diffusione del Covid-19 nella nostra terra e siamo molto addolorati per i primi Yanomami morti. I nostri sciamani stanno lavorando senza sosta per fermare la “xawara” (epidemia)».
Durante lo stato di trance essi hanno la possibilità di “incontrare” gli xapiripë, spiriti che «sono molto piccoli e brillano come granelli di polvere scintillanti. Ci sono molti, moltissimi xapiripë, non pochi, ma migliaia, come le stelle. Sono molto belli, ornati di piume di pappagallo; alcuni hanno gli orecchini e usano una tintura nera e danzano splendidamente e cantano in modi diversi». Non tutti loro sono però buoni d’animo, motivo per il quale gli sciamani devono “combatterli” per evitare il progredire della malattia. Davi Kopenawa conclude quindi affermando: «Combatteremo e resisteremo. Ma per farlo abbiamo bisogno del sostegno del popolo brasiliano e del mondo intero».

COME AIUTARE
Ivanilde Carvalho, politica italiana attivista per i diritti umani e la difesa dei popoli nativi, ha lanciato una raccolta fondi attraverso la piattaforma GoFundMe intitolata Covid19 – Aiutiamo il popolo indigeno dell’Amazzonia. Purtroppo però le donazioni non sono ancora sufficienti a compensare la mancanza del concreto supporto da parte del governo.
Come si legge dalla petizione: “Tagliati fuori da qualunque aiuto, possibilità di lavoro, con la difficoltà di poter avere qualunque kit di sopravvivenza basica, [gli Yanomami] rischiano di scomparire. Con questa raccolta ci proponiamo di fornire a 70 famiglie individuate da José Luis Kassupá, coordinatore dell’Organizzazione dei popoli indigeni della Rondônia, del NordOvest del Mato Grosso e dell’Amazzonia del Sud (Opiroma), un kit basico sanitario antiCovid (mascherine, disinfettanti, ecc.) e generi alimentari per affrontare questo periodo di isolamento senza essere costretti a mendicare o a uscire dalle Aldeias, con tutti i rischi che questo comporterebbe. […] Salviamo questi popoli che già devono resistere agli appetiti di chi vorrebbe privarli delle proprie terre per sfruttarle economicamente e distruggere una risorsa naturale oltre che una biodiversità ecologica e sociale unica”.
In un periodo d’incertezza come quello che tutti noi stiamo vivendo, le parole di Ivanilde Carvalho non possono essere inascoltate: «Il tempo è importante: queste famiglie hanno bisogno di tutto il nostro aiuto ora».

 

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Categorie: Intercultura, Primo piano

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