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13 aprile 2013

L’arte diventa utopia

Al Circolo dei Lettori una serata dove quattro giovani artisti raccontano le loro opere, alla ricerca dell’Utopia
Nicola Veneziano

Luca Beatrice, Ra di Martino e Massimo Grimaldi durante la serata “L’arte come sogno, rivoluzione, cambiamento” per Biennale Democrazia

Al Circolo dei Lettori, nell’ambito di Biennale Democrazia, ieri è andato in scena l’incontro “Arte come sogno, rivoluzione, cambiamento” dove, presentati da Luca Beatrice – critico, professore di storia dell’arte contemporanea all’Accademia Albertina e presidente del Circolo – sono intervenuti Rä Di Martino, Massimo Grimaldi e Anna Galtarossa & Daniel Gonzales, che nelle loro opere si sono trovati spesso a stretto contatto con l’utopia.
Nell’introduzione alla serata, prima di lasciare la parola agli artisti e ai loro lavori, Beatrice ha cercato di spiegare alcune situazioni in cui, personalmente, l’arte e l’utopia hanno cercato di incontrarsi: allora la Land And, con artisti come Robert Smithson, con i suoi pali accuminati nel deserto americano, o l’arte povera, con la lampada di Boetti, che si accende per 10 minuti l’anno, senza che nessuno sappia quando. O come Brian Sweeney Fitzgerald, un artista irlandese che voleva portare agli indigeni dell’Amazzonia un teatro dell’opera nella foresta peruviana. Esempi non casuali, che si intrecciano con i protagonisti della serata.

RÄ DI MARTINO
La prima artista ad intervenire è Rä Di Martino, romana residente a Torino. Nelle sue opere l’utopia traspare, un po’ come la Land Art, come ricerca negli ampi spazi. Per questo motivo, attraverso la sua passione per il cinema, realizza dei video alla ricerca di spazi impossibili ed infiniti. Il suo lavoro si occupa per lo più di depista menti, ovvero cercare cose, oggetti, nei luoghi impossibili.
Il lavoro che mostra al Circolo dei Lettori, ‘Copies Récentes de PAYSAGES ANCIENS’, si basa proprio su questo: un viaggio di anni nel nord Africa, documentando questi luoghi dell’impossibile. «La mia ricerca era partita da una foto di un turista, che mostrava le rovine del set di Star Wars in Tunisia. Da lì ho cominciato un viaggio che mi ha portato attraverso Tunisia e Marocco alla ricerca di altre rovine cinematografiche, abbandonate dalle produzioni americane ed europee. Intorno a queste rovine si è creato un micro mondo di persone, diventate anche protagonisti delle mie opere».

MASSIMO GRIMALDI
Il secondo artista che si presenta parla di una utopia realizzata e di un lavoro che sconvolge il sistema arte. Massimo Grimaldi nel 2009 ha vinto un premio da 700 mila euro del MaXXI, il museo di arte contemporanea di Roma. La sua opera? Il report in progress della costruzione di un ospedale di Emergency in Sudan.
I soldi per finanziare la costruzione vengono dal premio ottenuto da Massimo Grimaldi, il 92% di quei 700 mila euro: «Ad un certo punto mi sono posto una domanda: a chi serve un’opera d’arte? Avevo la volontà di dare una risposta, volevo essere interessato dalla realtà che ci circonda. In questo modo non solo ho realizzato un’utopia, ma l’ho fatto attraverso un ricatto morale, mettendo in discussione la moralità degli organizzatori e dei giudici – continua Grimaldi – come giustificare il non dare il premio a chi userà il premio per realizzare un ospedale? Gli altri artisti dovevano giustificare la vittoria del premio, i giudici avrebbero dovuto giustificare l’assegnazione del premio, sia che fosse stato della mia opera, o di un’opera altrui, mettendoli di fronte a un dilemma morale».

 ANNA GALTAROSSA & DANIEL GONZALES
L’opera di questi artisti, pittore e scultrice – ma utilizzando i termini in senso lato – è un lavoro che punta a mettere in relazione le persone, cercando di portare nella realtà quello che avviene in una realtà virtuale.
Chilli Moon Town è una città galleggiante, fatta con 15 tonnellate di acciaio, 3000 bottiglie, in cui il pubblico consegnava dei messaggi, neon. Questa città galleggiante, situata nel laghetto di un parco di Città del Messico, è un progetto di grande partecipazione collettiva: una città che viaggia al posto dei suoi cittadini – cittadini veri e propri, molti sono quelli che hanno acquistato degli appartamenti in questa città – e che, nel progetto degli artisti, sarebbe dovuta arrivare fino a New York, a Central Park. Per motivi burocratici però, la cosa non è stata possibile: «Da questo rifiuto è nato City of Dreams – dice Daniel Gonzales – una protesta gioiosa per Times Square, Union Square e Broadway, fino al municipio di New York. Avevamo preso un pullman e assieme a dei performer, spagnoli restando sul sottile filo della legalità, anzi, entrando nelle legge per aggirarle, abbiamo portato avanti questa protesta, chiassosa e gioiosa».

Link utili:
Biennale Democrazia

Conoscevate questi artisti? Quali sono le vostre opere d’arte preferite che trattano l’utopia?

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Categorie: Cultura

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