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26/07/2010
Assemblea Musica
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IL ROCK VA A TEATRO

Certosa Reale di Collegno, una delle ultime serate del Festival Colonia Sonora. Di scena, è proprio il caso di dirlo, Il Teatro degli Orrori, una delle rock band italiane più acclamate in questo 2010. C’è una trepidante attesa, palpabile ed elettrizzante, ma che ristagna leggera e si avverte appena, se non fosse per i corpi che presidiano le transenne, se non fosse per gli occhi di tutti che come segugi non mollano nemmeno per un attimo quello scarno rituale che precede la liturgia, il concerto, quel limbo in cui si controlla che tutto sull’altare sia ok e che fa lievitare ancora i sospiri. In questo clima, il migliore per immergersi in una serata che ha tutte le carte in regola per diventare, se non indimenticabile, quantomeno piacevole, ci si lascia andare, si aspetta che qualcosa accada.

UN ENERGICO ANTIPASTO
E di fatto qualcosa accade, anche se non è proprio ciò che siamo lì ad aspettare. È ancora troppo presto per vedere le stelle. Sul trampolino di lancio non sale la punta di diamante della serata. Si affacciano, invece, con piglio sicuro ed energico, quattro ragazzacci che attaccano subito belli tosti. Così, apriamo il pieghevole del Colonia per saperne di più ed in nostro soccorso arriva il trafiletto del concerto, che recita laconico: Teatro degli Orrori+Dufresne, con quel “+” che sorride beffardo e suona quasi come un diminutivo. Ma loro, come se non fossero gli agnelli sacrificali designati, il gruppo spalla che in un contesto del genere rischia sempre di essere ignorato, danno il loro meglio, forse consapevoli dell’ingrato compito.
Anno di fondazione il 2004 e un discreto curriculum come giovane realtà metal/hard-core. Hanno grinta da vendere, liriche che ricordano i migliori Linea 77, gruppo col quale sullo stesso main stage si erano esibiti lo scorso anno. E  mostrano soprattutto di avere una gran voglia di suonare. In modo ruvido e diretto, cantano quasi tutto in inglese, ma il front-man della band, quasi a metà esibizione, in un italiano condito da una straripante inflessione vicentina, piazza un bel «siamo felici di essere qui, anche se sappiamo che non è un bel momento per la musica italiana», che è quasi una rassegnata convinzione. A conti fatti, fanno la loro figura, scaldando il palco e il pubblico anche se alla fine concedono un evitabile fuori-programma. Annunciano quello che tutti sanno e sostituendosi per giunta ad un presentatore che, come in ogni contesto “caserecco” che si rispetti, non c’è e non può esserci.

E DOPO UNA LUNGA ATTESA...
Eppure il gruppo che si accinge a tenere il palco per un’ora e mezza abbondante non ha bisogno di presentazioni. Quando c’è di mezzo il signor Pierpaolo Capovilla, leader incontrastato dei Teatro degli Orrori ed ex volto degli One Dimensional Man, uno che ha il coraggio e la sregolatezza di affermare: «La poesia ci salverà», lo show è garantito. E così, dall’uscita di scena dei Dufresne, scatta già qualche isolato “Pier” - “Pier” – che si trascina anche dopo l’ingresso, come al solito trionfale, della band, in tour ormai da inizio 2010 con la nuova formazione, impreziosita dalla verve artistica del polistrumentista Nicola Manzan, già criptico ideatore e  protagonista del progetto musicale Il Nuovissimo Mondo.
Come da copione non scritto, si fa fatica a riconoscere un’intelaiatura precostruita all’interno del concerto dei Teatro, che è tutto un saliscendi strumental-canoro, fatto di accellerate improvvise e di brusche frenate. Esclusa l’apertura riservata alla cruda “La vita è breve” e allo spietato e liturgico “Padre Nostro” in versione rivisitata e corretta, e riconosciuta la predominanza accordata ai pezzi del nuovo album "A sangue freddo", dedicato al poeta nigeriano Ken Saro-Wiwa, assassinato dal governo del suo paese, non sono rare le scorribande in quello precedente, "Dell’Impero delle Tenebre", a prima vista più cupo meno raffinato. Immancabile uno dei testi-icona del gruppo, “La Canzone di Tom” che fa il paio con i nuovi cavalli di battaglia: dall’intimistica “È colpa mia” alla compassata e densa “Majakovskij”. Anche in questo Capovilla lascia il segno e imprime la sua firma sul prodotto finale. Che rompe gli schemi, come quando si lancia in un divertente monologo sull’"Italietta" che ci prendiamo così com’è, sull’"Italiona" delle missioni di pace, sull’"Italiaccia", socialmente e politicamente involuta. O come quando invita il pubblico a richiamarli sul palco, per onorare appunto un gioco dei ruoli smaliziato e volutamente sbeffeggiato.
C’è ancora tempo quindi per l’ultimo sprint ancorato alla partigiana "Compagna Teresa", che regala a chi ancora non si rassegna all’inevitabile chiusura, l’ultimo accorato saluto. Senz’altro un arrivederci, che prelude a nuovi colpi di scena.

Link utili:
Myspace del Teatro degli Orrori
Colonia Sonora
 


Conoscevate il Teatro degli Orrori? Avete assistito al loro concerto in occasione di Colonia Sonora?



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