Classe 1980, l’autore esordiente Fiorenzo Oliva, torinese doc, nel suo “Il mondo in una piazza” racconta un anno di vita a Porta Palazzo: 365 giorni intorno a Piazza della Repubblica, nella “tana del lupo” - così la definisce - cercando di superare il trauma di un’aggressione subita anni prima. Per scoprire che Porta Palazzo racchiude storie di furti e di aggressioni, ma è anche un crogiolo di 55 etnie che in quella piazza convivono. Per Digi.TO abbiamo raccolto le parole del giovane autore.
Vuoi raccontarci di questa aggressione cui dedichi la premessa de “Il mondo in una piazza”? Qual è stata la molla che ti ha spinto a trasferirti a Porta Palazzo? «Era una serata estiva del 2002, e mi trovavo con alcuni amici al Parco del Valentino. Un ragazzo nordafricano nello sfuggire ad un’aggressione da parte di un gruppo di connazionali è scappato nella nostra direzione. Così, quando gli aggressori gli hanno lanciato addosso l’acido con cui volevano sfregiarlo, hanno colpito anche noi. Alcuni anni dopo, nel 2006, ho deciso di superare il trauma trasferendomi per un anno a Porta Palazzo. Una sorta di terapia d’urto. Ricordo, dopo aver visto l’appartamento e deciso di prenderlo in affitto di aver pensato: “Sarà un anno formativo ma non passerà in fretta”».
Mi spieghi la necessità del diario per raccontare il tuo anno di vita a Porta Palazzo? «Negli anni dell’università ho spesso sfruttato le vacanze estive per lunghi viaggi da solo. Dalla Mongolia, alla Siberia, alla Patagonia, ogni volta raccontavo agli amici quello che mi succedeva con lunghe mail. Allo stesso modo, quando mi sono trasferito a Porta Palazzo ho cominciato a scrivere una sorta di diario di quello che mi succedeva. Semplicemente è un libro nato dalla voglia di raccontare, in cui poco è romanzato proprio perché nato come diario».
Cosa rappresenta questo libro? «"Il mondo in una piazza” è il resoconto di quello che ho visto e vissuto, inevitabilmente parziale, poiché un anno di permanenza a Borgo Dora non è sufficiente a cogliere tutte le dinamiche, la complessità e le contraddizioni che questo quartiere esprime. Prima di viverci non lo sapevo, ma ho scoperto che a Porta Palazzo basta svoltare un angolo o spostarsi di un isolato per trovarsi in una situazione diversa, dove cambiano radicalmente le facce che incontri, le regole e i codici di comportamento cui attenersi».
Quest’anno a Porta Palazzo cosa ti ha fatto imparare? «Accanto alle molte difficoltà, agli scippi, alle rapine, tentate e riuscite, alle risse notturne, c’è molto altro. C’è il fascino ammaliante di Porta Palazzo, la sua ricchezza, data dalla convivenza, ogni tanto problematica, altre volte pacifica e di condivisione, tra 55 diverse etnie in un solo quartiere. Ho cercato di rendere questa molteplicità, questa ambivalenza nel libro. A Porta Palazzo c’è il mondo intero, in una piazza».
Ed ecco un estratto del libro: “Ogni torinese può raccontare vicende notturne ambientate tra queste strade. Si tratta sempre di narrazioni avvincenti, ai confini tra realtà e fantasia. Automobilisti solitari fermi ai semafori rossi a cui vengono tagliate le gomme. Tempo di accorgersene, di scendere dall’auto e di prendere il cric nel bagagliaio che qualcuno entra in macchina rubando quel che può. Se il ladro non trova né portafoglio, né soldi, né cellulare, tanti saluti all’automobile. Ma Porta Palazzo non è solo questo: è profumo di frutta e verdura, colori vivaci, vociare straniero mescolato agli svariati dialetti italiani, contatto con popoli lontani. A Porta Palazzo vivono, si incontrano e si scontrano l’Europa, l’Africa e l’Asia”.
Porta Palazzo, simbolo dell’immigrazione, ma anche piazza del mercato più grande d’Europa e crogiolo di 55 etnie che nel quartiere di Borgo Dora vi convivono. Oliva ha raccontato i due volti della piazza. Vi riconoscete in questa descrizione? Qual è la vostra Porta Palazzo?
Ciao, volevo anzitutto dirti che ti stimo molto per la tua forza di volontà. Dev'essere stato bruttissimo. Quel che ti hanno fatto è MOSTRUOSO e CRIMINALE: le forze dell'ordine hanno catturato i responsabili? Comprerò di sicuro il tuo libro. E ti prego candidati in politica! Ne servono di persone con il tuo coraggio :-) Un abbraccio...
In riferimento alla domanda di Maretta volevo rispondere che sì, sono stato colpito anch'io dall'acido, insieme ai 2 miei amici. Eravamo al Valentino in una calda serata estiva, stavamo passeggiando verso gli Imbarchini ed è successo il fattaccio. In un attimo ho sentito bruciare la faccia, la schiena, le braccia. Mi sono messo a correre verso il Po: volevo buttarmici dentro. In realtà mi sono buttato sotto una fontana e qualche anima pia è andato a prendere un secchio da qualche parte e mi ha rovesciato l'acqua addosso fino all'arrivo dell'ambulanza... ...
Vuoi raccontarci di questa aggressione cui dedichi la premessa de “Il mondo in una piazza”? Qual è stata la molla che ti ha spinto a trasferirti a Porta Palazzo?
«Era una serata estiva del 2002, e mi trovavo con alcuni amici al Parco del Valentino. Un ragazzo nordafricano nello sfuggire ad un’aggressione da parte di un gruppo di connazionali è scappato nella nostra direzione. Così, quando gli aggressori gli hanno lanciato addosso l’acido con cui volevano sfregiarlo, hanno colpito anche noi. Alcuni anni dopo, nel 2006, ho deciso di superare il trauma trasferendomi per un anno a Porta Palazzo. Una sorta di terapia d’urto. Ricordo, dopo aver visto l’appartamento e deciso di prenderlo in affitto di aver pensato: “Sarà un anno formativo ma non passerà in fretta”».
Mi spieghi la necessità del diario per raccontare il tuo anno di vita a Porta Palazzo?
«Negli anni dell’università ho spesso sfruttato le vacanze estive per lunghi viaggi da solo. Dalla Mongolia, alla Siberia, alla Patagonia, ogni volta raccontavo agli amici quello che mi succedeva con lunghe mail. Allo stesso modo, quando mi sono trasferito a Porta Palazzo ho cominciato a scrivere una sorta di diario di quello che mi succedeva. Semplicemente è un libro nato dalla voglia di raccontare, in cui poco è romanzato proprio perché nato come diario».
Cosa rappresenta questo libro?
«"Il mondo in una piazza” è il resoconto di quello che ho visto e vissuto, inevitabilmente parziale, poiché un anno di permanenza a Borgo Dora non è sufficiente a cogliere tutte le dinamiche, la complessità e le contraddizioni che questo quartiere esprime. Prima di viverci non lo sapevo, ma ho scoperto che a Porta Palazzo basta svoltare un angolo o spostarsi di un isolato per trovarsi in una situazione diversa, dove cambiano radicalmente le facce che incontri, le regole e i codici di comportamento cui attenersi».
Quest’anno a Porta Palazzo cosa ti ha fatto imparare?
«Accanto alle molte difficoltà, agli scippi, alle rapine, tentate e riuscite, alle risse notturne, c’è molto altro. C’è il fascino ammaliante di Porta Palazzo, la sua ricchezza, data dalla convivenza, ogni tanto problematica, altre volte pacifica e di condivisione, tra 55 diverse etnie in un solo quartiere. Ho cercato di rendere questa molteplicità, questa ambivalenza nel libro. A Porta Palazzo c’è il mondo intero, in una piazza».
Ed ecco un estratto del libro: “Ogni torinese può raccontare vicende notturne ambientate tra queste strade. Si tratta sempre di narrazioni avvincenti, ai confini tra realtà e fantasia. Automobilisti solitari fermi ai semafori rossi a cui vengono tagliate le gomme. Tempo di accorgersene, di scendere dall’auto e di prendere il cric nel bagagliaio che qualcuno entra in macchina rubando quel che può. Se il ladro non trova né portafoglio, né soldi, né cellulare, tanti saluti all’automobile. Ma Porta Palazzo non è solo questo: è profumo di frutta e verdura, colori vivaci, vociare straniero mescolato agli svariati dialetti italiani, contatto con popoli lontani. A Porta Palazzo vivono, si incontrano e si scontrano l’Europa, l’Africa e l’Asia”.
Link utili:
Il mondo in una piazza
Book trailer de Il mondo in una piazza
Progetto The gate
Porta Palazzo, simbolo dell’immigrazione, ma anche piazza del mercato più grande d’Europa e crogiolo di 55 etnie che nel quartiere di Borgo Dora vi convivono. Oliva ha raccontato i due volti della piazza. Vi riconoscete in questa descrizione? Qual è la vostra Porta Palazzo?