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5/1/2009
Assemblea Formazione
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GIOCARE CON LA LEGGE
Quando la legge diventa un gioco, i più preparati iniziano a giocarci…potrebbe esser questo lo slogan dell’Habeas Corpus, una simulazione processuale organizzata dall’Associazione per la Promozione Interuniversitaria dei Diritti dell’Uomo, che ogni anno mette di fronte rappresentative di studenti in giurisprudenza pronte a darsi battaglia a colpi di articoli e commi.
A spuntarla, nell’edizione 2009, che si è svolta a Lione a metà marzo, è stata l’equipe dell’Università di Torino, che non è nuova ad imprese di questo tipo. Ha vinto anche nel 2006 e nel 2007, confermandosi stabilmente ai vertici di questo concorso. Dell’importanza di questa vittoria abbiamo parlato con il prof. Edoardo Greppi, docente di Diritto internazionale alla Facoltà di Giurisprudenza.

Quanto è affidabile l’Habeas Corpus nel panorama italiano e internazionale per valutare il livello di preparazione degli studenti di giurisprudenza?
«È, con il concorso “René Cassin” di Strasburgo, la più importante competizione internazionale in lingua francese in tema di diritti umani. La qualità e la competenza delle giurie - di cui fanno parte giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo, professori universitari e massimi esperti della materia - il livello delle università partecipanti e la natura delle competenze richieste fanno sì che l’Habeas Corpus sia sicuramente indicativo, in caso di buon piazzamento finale, di un ottimo livello di preparazione complessivo della squadra. Inoltre, la preparazione necessaria per la redazione pratica di una memoria basata su un caso fittizio e l’esposizione orale di fronte alle giurie, sono un’occasione unica per acquisire conoscenze e competenze che non sempre i corsi universitari possono garantire. Ma è di fondamentale importanza anche lavorare in gruppo e mettersi in gioco sia sul piano scientifico, sia su quello umano».

Quanto vale, pertanto, questo primo posto in termini di prestigio per la Facoltà di Giurisprudenza?

«Vale molto, perché è importante e significativo che personalità giudiziarie e accademiche di altri Paesi riconoscano il valore dei nostri studenti. Finché lo diciamo in casa nostra che i nostri giovani sono bravi, qualcuno potrebbe dire che siamo di parte; ma quando lo dicono all’estero assume tutto un altro valore e un buon risultato diventa prestigioso. A livello europeo, e soprattutto francese, la Facoltà di Giurisprudenza di Torino è sicuramente riuscita, grazie ai successi di questi ultimi anni, ad acquisire un ruolo di primo piano e il riconoscimento di livelli di eccellenza nella formazione a questo tipo di prove. L’Università di Torino è considerata dagli avversari “la squadra da battere”, nonché la squadra “favorita” dalle giurie. Insomma, i nostri ragazzi sanno portare con onore la toga dell’Ateneo che il Magnifico Rettore li autorizza a indossare in queste occasioni».

Visto che la nostra rappresentativa non è nuova ad exploit di questo tipo, se c’è, qual è il segreto di questi successi?
«Non ci sono formule magiche, semmai c’è la volontà di promuovere e seguire costantemente iniziative di questo genere perché sono le uniche in cui gli studenti sperimentano sul campo cosa vuol dire studiare diritto. Segreto dei successi ottenuti sono piuttosto la preparazione e la formazione che con continuità, anno dopo anno, sono state garantite da un team di formatori. Insieme alla continuità nella preparazione, gestita in questi ultimi anni dal LabDiF (Laboratorio per la ricerca sui diritti fondamentali), associazione di studenti e giovani laureati che racchiude gran parte dei partecipanti alle edizioni precedenti dell’Habeas Corpus».

Qual è stata la reazione del mondo accademico e, in generale, nell’ambito torinese alla notizia della vittoria nell’Habeas Corpus?

«Il Prof. Conso, Presidente emerito della Corte Costituzionale ed ora Presidente del Comitato dei Diritti Umani della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, ha fatto mettere a verbale la notizia che l’Università di Torino ha vinto il concorso Habeas Corpus a Lione. La partecipazione ai diversi concorsi, poi, gode del sostegno di altre istituzioni oltre all’Università, quali l’Ordine degli Avvocati, la Fondazione Croce per l’Avvocatura, la SIOI Sezione Piemonte e Valle d’Aosta e la Camera Arbitrale. Inoltre, alcuni prestigiosi studi legali ci danno un aiuto prezioso, si interessano alle simulazioni processuali e aiutano i giovani a inserirsi nel mondo della professioni legali».

Esistono forme di rivalità con le altre rappresentative? Se sì, come vengono vissute?
«Si tratta di una rivalità sana. L’alto tasso di competitività è compensato largamente dal forte rispetto per le squadre avversarie. Lo spirito di competizione non trascende infatti mai quello che è l’obiettivo scientifico del concorso. Peraltro, i partecipanti hanno l’occasione sia di confrontarsi con studenti provenienti da diverse università sia di instaurare rapporti che restano nel tempo».

Link utili:
LabDiF  

Voi avete mai partecipato a simulazioni di questo genere? Secondo voi aiutano ad apprendere concretamente gli strumenti di una professione?



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