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7/28/2009
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SENTIRSI STRANIERO IN PATRIA: IL POST-ERASMUS

A più di vent’anni dalla sua istituzione tutti oramai sanno in cosa consiste l’esperienza Erasmus: un periodo più o meno lungo di studio universitario all’estero, a contatto con studenti di tutta Europa. Ma di cosa succeda una volta tornati a casa si parla in maniera decisamente minore, forse perché spesso si tratta di un capitolo un po’ più triste: è la cosiddetta "depressione post-Erasmus".

UN SENTIMENTO COMUNE
Quasi tutti gli studenti partiti per il soggiorno Erasmus, dopo il ritorno a casa, vivono una sorta di "depressione" più o meno grave: tutto sembra rivestito da una patina di grigiore e scontatezza, all’interno di un clima di forte apatia generale. In genere si è circondati da persone che non riescono o non vogliono comprendere l’esperienza fatta, in un mondo senza quelle novità e quelle sensazioni speciali che hanno caratterizzato il periodo all’estero e quel clima di multiculturalità che dava interesse anche al particolare più frivolo, facendo sentire parte reale di un mondo creato da noi e con noi.
Ricominciare con la "vecchia vita" da un giorno all’altro non è per niente semplice, e cercare non farsi abbattere dai ricordi è ancora più difficile: infatti per la legge tipica del contrappasso, si passa dal sentirsi parte di una famiglia multiculturale ad essere dei veri e propri stranieri in patria

LE OPINIONI DI UN’ESPERTA
Per comprendere meglio questo argomento abbiamo chiesto consigli a Fiorella de Nicola, una "ex-Erasmus" che ha voluto parlare della sua esperienza scrivendoci sopra una tesi di carattere soclologico dal titolo "Antropologia dell’Erasmus. Partire studenti, vivere sballati, tornare uomini"
Fiorella descrive la sindrome post-erasmus come «una depressione che provano i "reduci" al rientro in patria. Dal confronto tra lo "straordinario" che dominava l’esperienza Erasmus e il "quotidiano" che li avvolge nella normalità. E’ che in Erasmus non ci sono regole particolari da rispettare, si vive come sospesi in una dimensione di sogno, ci si sente come Peter Pan nell’isola che non c’è. Poi, tornati a casa, si precipita dal paradiso terrestre nell’inferno patrio», fino ad arrivare a casi estremi, dove coloro che tornano «diventano dei "santoni": devono evangelizzare tutte le persone che conoscono, convincerle a partire. Non si capacitano che possano esistere giovani disinteressati. Raccontano ossessivamente la loro esperienza straordinaria e se qualcuno, dopo l’ennesimo racconto di cene internazionali, amici meravigliosi e superfeste, sbadiglia, ci rimangono malissimo».

MA UNA SOLUZIONE C’E’
L’unica maniera per alleviare questa sensazione è quella di ripartire: «Il "secondo" Erasmus, che si tratti di un soggiorno per motivi di studio o di lavoro - continua Fiorella - da un lato toglie un po’ di magia all’esperienza e dall’altro ti fa provare ancora una volta certe emozioni. Dà il giusto peso e significato all’Erasmus. In alcuni casi ti convince a fare il globe-trotter a vita, in altri ti fa piantare radici in un’altra parte del mondo. Ripartire è quasi sempre la soluzione della sindrome post -Erasmus».
Comunque, sfortunatamente non esiste una "cura definitiva" a questo problema, complice - secondo alcuni - anche la mancanza di istituzioni universitarie capaci di accompagnare lo studente nel suo ritorno alla vita di sempre, sballottato da un mondo all’altro senza la possibilità di esprimere tutto il disagio che un cambiamento del genere può portare.

 
Link utili:
Il progetto Erasmus 
Il blog di Fiorella de Nicola sul post-Erasmus
 
La rete italiana di studenti Erasmus 


Sicuri che tra di voi si nascondano partecipanti al programma Eramus più o meno nostalgici vi chiediamo: com’è stato il ritorno a casa? Come avete vissuto questo periodo? Ma soprattutto, tutto ciò ha cambiato il rapporto con la vostra città di partenza?

8/24/2009 1:07:13 PM
multiculturalità
Il mio Erasmus è stato pieno di aspettative, anche se in termini di tempo forse dispendioso..( potevo finire prima l'inversità, mi son detta con il senno di poi..) Tuttavia l'ho sentita mia, come esperienza,sin da subito: calzante per età e storia personale.. Tuttora la auspico a quanti intendono attivarsi per un' educazione interculturale, a quanti si sono accorti dell'importanza di conoscere l'altro..per finire a quanti non considerano l'extracomunictario solo come un invasore, ma come un essere altro con cui siamo chiamati a confrontarci, necessariamente.. Riguardo la sindrome depressiva di cui sopra, penso che un periodo di umore un pò al ribasso sia comune a tutti, al ritorno...lo vedo però reattivo e transitorio, come qualunque altro tipo di esperienza vissuta fuori dalle porte domestiche.. Personalmente la prima volta all'estero come aupair ha avuto effetti molto più dirompenti in questo senso. Ma con qualche trucco si può fare qualcosa..molte volte si torna sperando che qualcosa sia cambiato e allora la depressione nasconde in fondo l'illusione per qualcosa che non si trova. Chiedimaoci sempre cosa stiamo cercando?Forse è il caso che questa domanda si faccia prima e dopo un Erasmus!! UN SALUTO Alessandra Padova...
7/31/2009 1:16:08 PM
Il Santone ripartito
Sinceramente mi son ritrovato in molti aspetti di questo articolo: son sicuramente diventato un "santone", perché non faccioa altro che spingere gli amici a farsi un'esperienza all'estero e sono sicuramente anche uno di quelli che sono ripartiti e ora vivono all'estero. Però, sinceramente, non ho mai provato le senzazioni di noia, apatia o il sentimento di sentirsi fuori posto, una volta tornato. Al ritorno ho ripreso tranquillo la mia vita, i miei esami, le mie ferie al mare e via dicendo, senza avere una vera pulsione che mi imponesse di ripartire per ritrovare ciò che avevo lasciato. Ma sicuramente, come dicevo prima, ho continuato a raccontare in modo appassionato la mia esperienza, a metterne in evidenza il valore e l'effetto che ha avuto sulla mia personalità. Ed ora, a conti fatti, anche senza averlo cercato attivamente, mi ritrovo a vivere da un paio di anni al di fuori dell'Italia: che sia stato il mio subconscio a farmi arrivare qui?...
7/31/2009 11:09:55 AM
Chi è Erasmus lo resta tutta la vita
Ebbene sì: la sindrome post-erasmus ha colpito anche me. E sono ripartita: prima per uno stage, poi per la tesi, infine in periodo sabbatico post-laurea.
E a ogni viaggio è cambiata la consapevolezza: niente sarà mai uguale all’Erasmus perché dopo cambia la percezione e le esigenze, cambiano gli obiettivi.
Per festeggiare i 5 anni dall’Erasmus, io e i miei compagni di viaggio ci siamo ritrovati nella città che ci ha ospitati: una città che svuotata da quello che noi siamo stati, non rappresenta niente ma noi, noi no, un filo indissolubile ci lega, quasi come Dieci Piccoli Indiani mai scomparsi con il loro mistero.
L’erasmus non sono le notti, la musica, le feste, la birra, i ***** i mazzi o i pensieri ma senza queste cose, tutto questo dopo non lo si può sapere. L’erasmus è il fondamento dell’Eurogeneration.
Lo sapete che c’è anche una canzone dedicata a questo programma?...


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