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13 giugno 2018

All’Atelier Teatro Fisico, l’università degli attori

Una chiacchierata con il fondatore del centro, Philip Radice, per conoscere meglio la sua vita e l’idea di teatro che contribuisce a portare avanti

Fabio Gusella

Philip Radice

Philip Radice, fondatore e direttore dell’Atelier Teatro Fisico

Via Carmagnola 12, Torino. Abbiamo appuntamento con Philip Radice, attore e regista teatrale statunitense che vive in Italia da più di trent’anni, insegnante di discipline teatrali, già fondatore e direttore dell’Atelier Teatro Fisico e, successivamente, della Paut – Performing Arts University Torino.
Entriamo in un piccolo cortile interno, nel quale incontriamo il padrone di casa. Nel labirinto di stanze e corridoi in cui si snoda questo appartamento-scuola, attraversiamo una sala in cui assistiamo al riscaldamento fisico e vocale di una dozzina di giovani allievi: «Questa è un centro internazionale che attira ragazzi e ragazze da ogni parte d’Italia e d’Europa», ci dice Philip col suo accento americano.

UNA FOLLIA IRONICA
«Ero un giovane idealista iscritto all’università, studiavo Economia e Scienze Politiche» comincia a raccontare. Tuttavia, la vita prende spesso strade impreviste: «Accanto a quella parte razionale, è sempre esistita in me una certa follia ironica: ho sempre coltivato, infatti, una forte passione per i cartoni animati e per i film di Buster Keaton». Così, nei corridoi dell’università, decide di dare voce a quella sua parte meno razionale, inserendo musica e danza nel suo piano di studi. «Ero pronto per cambiare, per cui decisi di prendermi un periodo di riflessione viaggiando moltissimo».
Al suo ritorno, dopo aver frequentato un laboratorio di pantomima tenuto da un mimo che lavorava per Marcel Marceau, Philip decide di dare una svolta alla sua vita: si iscrive alla Scuola dell’Arte di Carlo Mazzone – Clementi (Blue Lake, California) e si trasferisce a Parigi, dove si diploma nella prestigiosa Scuola Internazionale di Teatro fondata dal padre del teatro fisico Jacques Lecoq. Infine, nel 1984, decide di raggiungere Torino, che subito si presenta ai suoi occhi come «un deserto fertile per le arti».

Alcuni allievi della scuola

IL TEATRO FISICO
A quel tempo, il teatro fisico era perlopiù considerato un genere “alternativo” al teatro di prosa incardinato sul metodo Stanislavskij, e pertanto non godeva di ampi spazi di espressione. Quando Philip arriva a Torino, però, la città accoglie i primi spettacoli con un sorprendente successo di pubblico, candidandosi così a diventare la base di un movimento teatrale che si andava intanto diffondendo in tutta Europa.
Perciò nel 1995, sulla scia di questa buona accoglienza, Philip fonda la prima scuola artistica di Teatro Fisico in Italia (l’Atelier) e, nel 2003, istituisce la prima Università di Arti Performative, una “scuola di creazione” con cui propone ai suoi allievi un insegnamento più ampio rispetto a quello proposto dalle accademie.

 

 

L’ATTORE COME UNO CHEF
«Il teatro non è solo uno studio psicologico, è anche un fenomeno fisico: l’attore si deve poter esprimere con la danza, con il canto, con il mimo, con tutto il corpo». Pertanto la scuola offre una formazione a 360° alle arti performative, prevedendo corsi di arte circense, tip tap, strumenti musicali, ma anche magia e marionette. Come ci spiega Philip, infatti, «l’attore somiglia a uno chef: deve conoscere tutti gli ingredienti per costruire la sua creazione».
Diamo un’occhiata, dunque, ad alcuni dei “piatti forti”: il 16, 23 e 30 giugno, ad esempio, è previsto il Performing Party, lo spettacolo mensile degli allievi ed ex-allievi della scuola. Il 24 e il 25 giugno, invece, l’Atelier Teatro Fisico aprirà le porte al pubblico offrendo due giorni di spettacoli e divertimento.

 

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Categorie: Cultura

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