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10 luglio 2018

Viaggio fra le illustrazioni di Chiara Cuatto

Intervista a una giovane artista che nelle sue opere racchiude storie ed emozioni, ispirandosi alle piccole cose e alla natura

Aurora Bolandin

Un biglietto pop up di Chiara Cuatto

Un biglietto pop up di Chiara Cuatto

Ha 27 anni e viene dalla Val di Susa; è architetto e ha studiato anche in Brasile. È Chiara Cuatto, una ragazza timida e dolce che racconta il suo mondo attraverso splendide illustrazioni e pop up, cioè “sculture di carta” per libri e biglietti. Ogni immagine è una storia ed è impossibile non venire risucchiati dalla semplice immediatezza delle sue opere. Ecco una piccola intervista per comprendere meglio questo universo fatto di tratti delicati e colori profondi.

Com’è nata la tua passione per l’illustrazione?
«Disegno da sempre. Mia mamma racconta che da piccola per tenermi buona bastava un’arancia e una matita e che per farmi stare all’aria aperta l’unico modo era portarmi pennelli e pennarelli sul balcone. È sempre rimasta una passione laterale fino a un anno e mezzo fa, quando ho conosciuto Fernando Cobelo, illustratore venezuelano trasferito a Torino. Io e lui abbiamo avuto un percorso molto simile, entrambi architetti e entrambi laureati in Italia e in sud America. Ci siamo trovati in sintonia da subito e questa amicizia mi ha dato una valanga di stimoli; vedere come organizzava il suo lavoro, da dove prendeva ispirazione, gli eventi del settore ai quali mi portava e le sue illustrazioni sono stati energia viva per strutturare meglio il mio disegnare. Le sue Illustrazioni mi hanno influenzato molto e da lì in poi è stato un crescendo di disegno e sperimentazioni che continuano ancora oggi. Disegno un po’ tutti i giorni anche quando non mi esce una riga giusta».

Cosa rappresentano le tue opere? Come le definiresti?
«Le mie opere sono molto diverse fra loro, proprio grazie agli esperimenti e al mio trascorso molto variegato, ma principalmente esprimono sensazioni e stati d’animo. Con il tempo sono passata dal bianco e nero agli acquerelli, perché i colori arrivano prepotenti ai miei occhi e non includerli nei miei disegni mi risultava limitante. Cerco di rappresentare quei turbinii interni che a parole a volte è difficile esprimere, ma il più delle volte è il pennello a delineare il risultato».

Quando ti senti più ispirata?
«Come spesso accade, mi sento molto ispirata quando sento forti emozioni, purtroppo quelle negative sono le più totalizzanti e cerco in tutti i modi di farle uscire per non rimuginarci sopra, trasformandole in qualcosa di visibile. Sulla stessa linea, mi affascinano i grandi elementi naturali come il mare, l’universo e i temporali, ma anche i gesti di gentilezza, andare in bici di notte e la spontaneità mi fanno sempre venir voglia di disegnare».

Hai da poco concluso un’esposizione dei tuoi lavori, quali sono i prossimi progetti?
«Adesso sto lavorando tanto con i pop up, sto studiando meccaniche più complesse e tecniche che uniscano l’intaglio, gli acquerelli e gli origami; ho tante richieste e sono molto contenta di ricevere input diversi che mi permettano di sviluppare la fantasia. Mi sto inoltre lanciando nella decorazione di una stanza per un bimbo e nell’illustrazione di una favola. Il mio desiderio è quello di strutturare queste attività in modo che diventino un lavoro, illustrare e costruire libri pop up, applicare l’illustrazione alla decorazione di interni, continuando a disegnare quello che sento in libertà».

 

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Categorie: Cultura

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