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20 dicembre 2018

Pillole di associazionismo: YEPP Porta Palazzo

Prosegue il nostro focus sulle associazioni presenti sul territorio torinese con una realtà che offre un’occasione di cooperazione e arricchimento tramite numerosi eventi e laboratori rivolti ai ragazzi del quartiere e non solo

Mario Acciaro


Yepp
(Youth Empowerment and Partnership Program) Porta Palazzo è un’associazione internazionale che vuole dare ai giovani della zona e non solo una risposta alle esigenze di condivisione, inclusione e multiculturalità. Il progetto Yepp mira all’acquisizione di competenze da parte dei ragazzi tramite la loro partecipazione attiva e propositiva alle attività dell’associazione e la collaborazione multilivello fra enti, istituzioni e cittadini. Per saperne di più abbiamo incontrato Serena Miceli, una giovane che collabora con l’associazione.

Qual è la proposta culturale e sociale di Yepp?
«Il progetto nasce quattro anni fa ed è finanziato dalla Compagnia di San Paolo. L’associazione capofila è Arteria onlus e lo scopo di Yepp è quello di far “crescere” e responsabilizzare i ragazzi attraverso una presa di coscienza progressiva. Tutti i laboratori, i percorsi e gli eventi non sono imposti dall’alto, ma sono pensati e organizzati dai ragazzi. Gli operatori di Arteria, molto presenti sul territorio, prendono i contatti e i giovani che vogliono mettersi in gioco e responsabilizzarsi fanno il resto. Qui sta l’efficacia del progetto! Chi se la sente può proporre la sua idea e, se riscuote successo, occuparsi in prima persona dell’organizzazione. Tuttavia non è obbligatorio, perchè chi vuole può essere anche solo fruitore».

Il progetto teatrale ha riscosso molto successo, perché?
«Il percorso teatrale è uno di quelli che ha riscosso più successo perché nella scelta dei progetti noi cerchiamo di andare incontro a quelle che sono le esigenze del quartiere facendo un’analisi dei bisogni. Il teatro è stato visto come un’occasione per mettersi in gioco e divertirsi, inoltre per le nostre rappresentazioni non è necessario avere esperienza. Noi vediamo il teatro come uno strumento sociale che favorisce l’integrazione l’espressione di sé oltre che come uno strumento didattico per chi non conosce bene l’italiano. Ho visto ragazzi che sono maturati moltissimo sia dal punto di vista della socialità sia da quello linguistico. Per il 2019 è previsto un gruppo teatrale autonomo, autogestito e allargato che non avrà la forma del laboratorio ma sarà un workshop di più incontri aperto a tutti».

Come reagisce il quartiere e quanto è difficile inserirsi in un contesto come quello di Porta Palazzo?
«Il quartiere è un ambiente complesso. Ha vissuto numerose ondate migratorie e ci sono molte comunità presenti sul territorio, prime fra tutte quella marocchina ed egiziana. Sappiamo di lavorare in un contesto eterogeneo e non costringiamo nessuno a venire, anche se sentiamo di poter fare realmente qualcosa. Non si può pensare di stravolgere totalmente degli equilibri o risolvere le problematiche del quartiere, ma il semplice fatto di avere uno spazio sicuro e protetto dove i giovani trovano altre persone con cui dialogare, al di là del proprio background, è già importantissimo. Da noi funziona molto il passaparola: chi si è trovato bene di solito porta i suoi amici. Nessuno a Yepp è obbligato a raccontare la propria storia, ma sappiamo che lo stare insieme è importante per condividere le proprie esperienze e fronteggiare le difficoltà della vita. Questo secondo me è il punto di forza di Yepp».

Vi sentite supportati dalle istituzioni?
«Si, ci sentiamo piuttosto supportati. Il nostro finanziatore ci lascia carta bianca sui progetti e l’unico limite è spesso l’adesione dei ragazzi. Siamo stati anche ricevuti dall’Assessore Marco Giusta e ci sentiamo seguiti anche a livello istituzionale. Inoltre, siamo in rete con le associazioni del quartiere. L’idea è proprio quella di creare uno spazio di lavoro inclusivo e multiculturale che sappia fronteggiare le sfide della nostra società scambiando idee ed iniziative. Lavoriamo in modo autonomo e non abbiamo mai ricevuto nessun veto dalla Compagnia di San Paolo . Abbiamo un budget e decidiamo come gestirlo a seconda degli interessi dei ragazzi. Ci sono stati rari casi di iniziative o progetti falliti per mancanza di partecipazione, forse perché non si è saputo leggere bene i bisogni del quartiere o il mezzo scelto non è risultato idoneo. Fortunatamente si parla di pochissimi esempi isolati».

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Categorie: Cultura, Primo piano

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