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16 Aprile 2019

In Polonia, nell’ultima foresta vergine d’Europa

La radura di Bialowieża si racconta attraverso paesaggi incontaminati e bisonti allo stato brado

Luca Ferrua

La foresta di Bialowieża

Se vi dovesse capitare di spingervi a est, attraversando la pianura pannonica ungherese e risalendo lungo i monti Carpazi, potreste ritrovarvi nelle fredde lande sottostanti i Paesi baltici, al confine con l’Europa orientale. Proprio in questa zona, là dove la Polonia incontra la Bielorussia, sorge l’antica foresta di Bialowieża, una delle poche zone boschive vergini – cioè incontaminate – al mondo e sicuramente la più importante fra quelle con clima temperato.

IERI…
Quanto vediamo oggi è ciò che rimane della puszcza – “foresta” in polacco – una radura antichissima che attraversava l’Europa intera risalente alla fine dell’ultima glaciazione, oltre 12.000 anni fa. Qui era possibile incontrare il tarpan e l’uro, rispettivamente un equino e un bovino selvatici oggi estinti, e grazie alla sua posizione geografica favorevole tra l’area climatica boreale e quella temperata coesistono ancora oggi al suo interno conifere (pini) e latifoglie (olmi e aceri).
Per secoli la foresta è rimasta così, quando gli attraversamenti umani erano ancora sporadici e il bisonte regnava sovrano, ma la battaglia di Grunwald del 1410 tra il Regno di Polonia e l’Ordine Teutonico trasformò la zona in una riserva di cibo per i soldati. Per proteggere la fauna locale, verso la fine del XV secolo la foresta divenne una riserva di caccia per quasi 200 anni, ma con le spartizioni della Polonia da parte dell’impero russo cadde ogni tutela e il numero di bisonti crollò drasticamente a seguito di numerose cacce zariste, che continuarono alternandosi a momenti di ripopolazione fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Durante la breve occupazione tedesca la morfologia della foresta cambiò drasticamente: a seguito dello sviluppo industriale la sua superficie si dimezzò e la caccia intensiva portò il numero di bisonti a soli 54 esemplari nel 1923, tutti in cattività, nessuno dei quali nella sua terra natale. Proprio per questo, nove anni dopo il cuore della foresta divenne il Parco nazionale di Bialowieża e venne reintrodotto il bisonte.

… E OGGI
Da allora solo la zona centrale della radura è ancora classificabile come foresta primaria, ovvero boschi rimasti intatti nella loro condizione originale senza alcun tipo di selvicoltura. Nel frattempo però l’intera foresta è stata riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità e riserva della biosfera per la conservazione del suo ecosistema e della sua biodiversità.
Visitarla oggi è un’esperienza mistica: quella che si respira tra le sue querce secolari è un’aria antica, che agli appassionati di fantasy ricorderà quella della foresta di Fangorn descritta da Tolkien ne Il Signore degli Anelli. Le sue fronde che si ergono infinite verso il cielo, il silenzioso respiro della natura rotto solo dallo sciabordio dell’acqua, le tracce del capriolo e dell’orso bruno, i lupi in lontananza e i bisonti europei (unico luogo in cui è possibile osservarli allo stato brado) che mangiano tranquilli nella neve: questi sono solo alcuni degli innumerevoli spettacoli che oggi può offrire una gita nell’ultimo angolo incontaminato d’Europa, dove il mondo ci ricorda quello che era una volta e quello che magari potrebbe ancora essere.

 

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