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7 Agosto 2019

Scienza e immaginazione: tre libri per l’estate

Rovelli, Bellone e Mancuso: tre studiosi ci conducono in un viaggio alla scoperta del mistero del tempo, del mito dei draghi e della “nazione” delle piante

Fabio Gusella

In vacanza si ha in genere più tempo per leggere e ovunque in questo periodo si trovano consigli per le letture estive. Digi.TO non vuole essere da meno, ma le nostre proposte vanno al di là dei soliti libri…

Il primo di cui vogliamo parlarvi si intitola L’ordine del tempo (Adelphi, 2017), un saggio grazie al quale l’autore – il fisico teorico Carlo Rovelli – è stato recentemente incluso fra i 100 migliori pensatori del mondo.
Già celebre per aver pubblicato testi divulgativi come il best seller Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi, 2014), Rovelli affronta in questo volume uno dei temi più essenziali e oscuri dell’esistenza: il tempo. Con esempi e illustrazioni dalla forte efficacia e un linguaggio dalla limpidezza folgorante, lo scienziato-filosofo spalanca le finestre compromettendo per sempre le nostre più salde convinzioni ed esordendo fin dalla prima pagina con domande che ci fanno perdere il nostro precario equilibrio: “Perché ci ricordiamo il passato e non il futuro? Siamo noi a esistere nel tempo o il tempo esiste in noi? Cosa ascolto, quando ascolto lo scorrere del tempo?”.
Come un funambolo, cammina sul crinale fra mondi solo apparentemente divisi – la fisica, la filosofia e la poesia – aprendo ogni capitolo con alcuni versi tratti dalle Odi di Orazio e riuscendo, con una prosa leggera e danzante, a far sedere Rilke accanto a Newton, Aristotele accanto ad Einstein.

 

“La capacità di comprendere prima di vedere è il cuore del pensiero scientifico”: cosa ci fa una frase estrapolata dal libro di Rovelli nella prefazione di Incanto (Codice Edizioni, 2019), il saggio scritto dal biologo e giornalista scientifico Michele Bellone? Che cosa significa comprendere senza aver visto, se non immaginare?
“La scienza – leggiamo ancora nella prefazione – richiede immaginazione”. Come scienza e filosofia si tenevano per mano nel saggio di Rovelli, così fra le pagine di Bellone scienza e fantastico “possono andare a braccetto”. L’autore, che ci confida sin da subito la passione nerd per i giochi di ruolo e i fantasy, ci conduce anche lui in un viaggio in bilico fra rigore scientifico e libertà fantastica, contribuendo a destabilizzare alcune nostre certezze moderne, spingendoci a riflettere sulle radici del mito dei draghi – in particolare domandandosi come sia scientificamente, chimicamente possibile che un drago sputi fuoco – e come siano imparentate la tecnologia e la magia. Le Storie di draghi, stregoni e scienziati – questo il sottotitolo del libro – riescono così a “incantare” il nostro sguardo, complici anche le illustrazioni dal sapore esoterico realizzate dalla giovane artista Elisa Seitzinger.

 

Il terzo e ultimo libro, La nazione delle piante (Laterza, 2019) del neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, non ci racconta di creature sovrannaturali, bensì di creature del tutto naturali.
Come i due scienziati precedenti, anche Mancuso sa cogliere alle spalle le nostre certezze, rivelandoci ad esempio che “con i suoi oltre sette miliardi e mezzo di esemplari, l’umanità rappresenta una quantità di biomassa (ossia massa vivente) pari a un decimillesimo dell’intera biomassa del pianeta”. Chi sono dunque gli altri ingombranti abitanti? Con oltre l’80% della biomassa, le piante si affermano come il “popolo” più numeroso del mondo. Se noi abitanti umani contiamo solo per lo 0,01% significa che “per numero e rilevanza la sovranità della Terra dovrebbe appartenere alle piante”.
Demolendo il principio secondo il quale l’uomo sia superiore ai vegetali, l’autore riesce a portarci in una finzione letteraria nuovamente in bilico fra scienza e filosofia, con uno sguardo rivolto al diritto: costatata l’incapacità degli uomini di vivere in modo sostenibile su un pianeta non loro, infatti, le sagge, longeve e premurose piante corrono in nostro soccorso donandoci la loro stessa Costituzione: otto articoli da seguire “per la sopravvivenza della nostra specie”.
Ancora una volta uno scienziato usa l’immaginazione, facendosi portavoce di una “Nazione delle piante” alla quale ispirare le nostre comunità, assimilando diritti e doveri vegetali. L’articolo 4, ad esempio, ci impartisce una lezione da tenere bene a mente: “La Nazione delle Piante rispetta universalmente i diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni”.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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