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5 Settembre 2019

Luci e ombre di FaceApp

L’app più chiacchierata dell’estate per l’alto realismo delle sue trasformazioni fisionomiche nasconde in realtà una gestione poco chiara dei dati biometrici raccolti

Luca Ferrua

Fedez e Chiara Ferragni invecchiati con FaceApp

Fedez e Chiara Ferragni invecchiati con FaceApp

A due anni di distanza dal suo lancio ufficiale FaceApp continua ad avere picchi di popolarità, l’ultimo dei quali proprio quest’estate a seguito di un’aggressiva campagna pubblicitaria che ha coinvolto diversi influencer. L’hashtag #faceappchallenge è stato infatti condiviso sui social da migliaia di utenti – tra cui anche vip di calibro internazionale e non quali Leonardo Di Caprio e la coppia Ferragni/Fedez – che hanno pubblicato foto in cui vengono “invecchiati” attraverso l’app.
Tuttavia dietro il successo dell’applicazione russa si celano diversi problemi legati alla privacy degli utenti, ma per riuscire a comprenderli bisogna prima scoprire il segreto del suo successo.

COS’È E COME FUNZIONA
FaceApp è un’applicazione mobile che esegue trasformazioni iperrealistiche di volti tratti da fotografie attraverso l’uso di un complesso algoritmo. A differenza dei suoi competitor – fra i quali Snapchat che con i suoi filtri occupa la prima posizione – l’app sviluppata dalla Wireless Lab non è un semplice programma mobile di fotoritocco, bensì un’intelligenza artificiale in cloud.
In pratica quando un utente seleziona una foto da modificare questa viene caricata sui server dell’azienda; così facendo, invece di usare la limitata potenza di calcolo del nostro cellulare, FaceApp può disporre di un cloud server in grado di sfruttare algoritmi molto più avanzati. Qui infatti delle reti neurali artificiali riconoscono i tratti caratterizzanti dei volti e li modificano in base al filtro scelto – come quello dell’invecchiamento, ma si può anche “ringiovanire”  e cambiare sesso – offrendo risultati effettivamente notevoli.

VIVERE DI DATI BIOMETRICI
Chiunque abbia usato anche solo una volta FaceApp sa che nasce come applicazione “freemium”: scaricare la versione base è cioè gratuito, ma è possibile ottenere filtri aggiuntivi tramite microtransazioni. Queste però rappresentano solo una minima parte degli introiti della Wireless Lab: degli 80 milioni di utenti che a oggi l’hanno scaricata solo una piccola percentuale ha infatti pagato per ottenere servizi extra. Allora da cosa trae guadagno?
Generalmente la principale fonte di reddito per queste app è la pubblicità. Tuttavia leggendo i termini d’uso di FaceApp emerge che utilizzando l’app noi cediamo tutti i diritti sulle foto selezionate e concediamo l’autorizzazione a raccogliere informazioni personali, come posizione e cronologia. Questo significa che i dati biometrici e personali utilizzati per migliorare l’algoritmo di FaceApp potrebbero essere venduti a terzi, sebbene in un’intervista a Forbes il Ceo Yaroslav Goncharov abbia dichiarato che non è così.

QUESTIONE DI PRIVACY
È quindi naturale che molti si siano posti dei dubbi sulla sicurezza dell’app, specie considerando le sue origini russe. Tuttavia l’ethical hacker francese Baptiste Robert ha confermato che il programma salva solo le foto scelte dall’utente e che i server di FaceApp sono ospitati dai data center di Amazon e Google negli Stati Uniti e in Australia. Questo rende altamente improbabile un accesso da parte delle autorità russe.
Inoltre Goncharov ha affermato che la maggior parte delle foto vengono eliminate entro 48 ore dall’upload e che l’utente può comunque chiederne la cancellazione immediata in qualsiasi momento.

 

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Categorie: Primo piano, Tecnologie

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