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7 Novembre 2019

Ventriloquo: un’arte da scoprire

Per conoscere meglio questo misterioso e divertente ramo della magia abbiamo fatto una chiacchierata con Rafael Voltan, giovane artista torinese

Fabio Gusella

Ragazzo e giraffa pupazzo - Rafael Voltan ventriloquo

Rafael Voltan con il suo pupazzo

Ventriloqui si nasce o si diventa? Come si riesce a parlare senza muovere le labbra? A rispondere a queste e altre domande è Rafael Voltan, 37enne di Torino che di questa arte ha fatto un lavoro.

Raccontaci il tuo percorso artistico.
«Sono diplomato geometra, ma presto mi sono accorto che avrei preferito fare qualcosa di artistico. Quando ero piccolo, mio zio mi presentava spesso giochi di prestigio, che mi incuriosivano sempre parecchio. Alla Scuola di magia di Dario Moda ho conosciuto il Mago Sales, al secolo don Silvio Mantelli, un prete salesiano che realizzava spettacoli di prestigiazione in giro per l’Italia allo scopo di raccogliere fondi per il Terzo Mondo. Essendo stato adottato in Brasile, ho sposato fin da subito la sua causa cominciando a lavorare nel suo negozio magico e a produrre spettacoli insieme a lui. Lì ho imparato molto e ho conosciuto diversi personaggi del mondo magico, fra cui Marco Berry e Arturo Brachetti. Ho proseguito il mio percorso iscrivendomi all’Atelier Teatro Fisico di Philip Radice, dove ho approfondito gli studi in Mimo e Maschera, unendo le nuove conoscenze in arti performative con la mia precedente formazione magica».

Hai lavorato anche in Brasile.
«Sì, dopo aver girato l’Italia esibendomi in diversi spettacoli di magia, nel 2006 sono partito per il Brasile, dove per sei anni ho partecipato a un progetto sociale che aveva lo scopo di strappare alla strada i ragazzi della cittadina di Belém, ai quali ho insegnato tutto ciò che avevo imparato. Ho deciso a quel punto di aprire una scuola di magia, una novità assoluta nel nord del Paese, per trasmettere a quei ragazzi la passione per la giocoleria e per la magia. Una passione che è diventata un mestiere: attualmente, infatti, questi giovani artisti riescono a mantenersi realizzando spettacoli per la loro città».

Quando e come è iniziata la tua passione per la ventriloquia?
«Mentre collaboravo con il Mago Sales trovai una videocassetta sulla quale erano stati registrati alcuni spettacoli di ventriloqui di fama mondiale, fra i quali il numero di Samuel, un italiano nato in Brasile ma residente da tempo in Italia. Desideravo a tal punto che mi insegnasse la ventriloquia, che cominciai a fare il pendolare fra Torino a Bologna, città in cui viveva e lavorava».

Come riesci a parlare senza muovere le labbra?
«Fin da piccolo mia madre mi diceva “Muovi le labbra, che non si capisce ciò che dici!”. Ho deciso quindi di farne una professione e di impegnarmi a fondo per riuscire a farmi comprendere pur non muovendo le labbra. Molti pensano che si nasca ventriloqui, che sia solo una questione di dote naturale, ma in realtà è vero solo in parte: è comunque necessario molto allenamento e bisogna studiare varie tecniche di respirazione, di uso del diaframma e di proiezione della voce».

Che parte ha in tutto questo l’animazione del pupazzo?
«Muovere bene il pupazzo è altrettanto importante, poiché solo in questo modo si crea davvero l’illusione che sia quest’ultimo a parlare, che quell’essere inanimato sia vivo per davvero! È fondamentale infatti capire che il pupazzo non è qualcosa di estraneo, ma che è a tutti gli effetti un’estensione del ventriloquo. Può sembrare incredibile, ma il pupazzo risulta vivo se il ventriloquo crede che il suo pupazzo sia vivo. Si verifica infatti una sorta di sdoppiamento dell’artista, che deve cercare di restare se stesso pur proiettando una parte di sé nel pupazzo».

Che rapporto hai con i pupazzi a cui doni la tua voce?
«Il mio pupazzo è una giraffa, che personalmente reputo un animale molto simpatico. Inoltre, essendo sempre stato un ragazzo di alta statura, hanno spesso rimarcato il fatto che avessi un collo lungo, “da giraffa” appunto. Lei, la mia giraffa, si chiama Gi e il mio diminutivo è Raf, ragion per cui il nostro “duo” ha preso il nome di Gi-Raf».

Qual è per te l’aspetto più affascinante della ventriloquia?
«Sicuramente la meraviglia mostrata tanto dai bambini quanto dagli adulti di fronte allo spettacolo del ventriloquo. Per me è sempre bellissimo vedere il pubblico meravigliato. Per i più piccoli succede qualcosa di sorprendente: ai loro occhi la “star” non è il ventriloquo che si è appena esibito, ma il pupazzo! Nondimeno, anche gli spettatori più grandi rimangono meravigliati dalla ventriloquia, ritrovandosi a giocare e a farsi una foto col pupazzo una volta calato il sipario. Subentra negli adulti anche un secondo fattore: sottoposti quotidianamente a ferree regole di comportamento, è come se si identificassero con un pupazzo dispettoso che può parlare senza troppi peli sulla lingua».

Sei anche un illusionista: ventriloquia e magia sono arti sorelle?
«Certamente, la ventriloquia è riconosciuta come arte magica. È infatti magico sia il numero di un prestigiatore, sia un pupazzo che prende vita. Che la ventriloquia faccia parte della magia lo dimostra anche il fatto che un tempo molti medium usavano questa abilità per simulare presunte voci dall’aldilà».

Quali sono i tuoi progetti futuri?
«A dicembre sarò in Piazza San Carlo e durante il periodo natalizio salirò sul palco della Casa del Teatro Ragazzi per esibirmi in compagnia di altri artisti nel Super Fantasy Magic Show. Poi vorrei portare la ventriloquia dove non è ancora approdata. Attualmente sto finendo di preparare uno spettacolo di ventriloquia con cui ho intenzione di girare per l’Italia e non solo. L’obiettivo? Meravigliarmi e meravigliare il pubblico con un’arte che considero favolosa».

 

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Categorie: Lavoro, Primo piano

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