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8 Luglio 2020

Il gelato tra passato e presente

Ci ha tenuto compagnia in quarantena e continua a farlo adesso con la riapertura delle gelaterie: ma che cosa lega Torino a questa dolcezza?

Adriana Scatolone

Collage immagini, due coni gelato con in mezzo Mole Antonelliana rovesciata

La Mole rovesciata sembra un cono gelato

Le giornate calde ormai si fanno sentire e cosa c’è di meglio per combattere l’afa che gustare un buon gelato? La sua consumazione ha raggiunto alti livelli durante il lockdown, anche perché è uno degli alimenti che rientrano nella categoria comfort food, vale a dire del cibo in grado di dare allegria e consolazione. L’incremento delle vendite è stato sostenuto in particolare dal delivery, tanto che due dei principali marchi del settore hanno registrato un aumento di ordinazioni fino al 180%.

Con la riapertura assistiamo a un nuovo modo di mangiare il gelato: si aspetta il proprio turno facendo la fila fuori dal locale, i gelatai sono muniti di mascherine e guanti e spesso ci passano il cono o la coppetta da un’apertura nel plexiglass. Poi possibilmente per gustarlo ci si allontana dai luoghi affollati, visto che ovviamente bisogna abbassare la mascherina. Tuttavia, molta gente sembra essersi abituata a queste regole e difficilmente rinuncia a questa prelibatezza, come si vede dalle code fuori da molte gelaterie.
D’altronde, Torino negli anni è stata più volte definita la “capitale del gelato”, forse anche per la forma del suo monumento simbolo: guardate la Mole al contrario e scoprirete che assomiglia a un cono pronto a essere riempito di palline. Andiamo a scoprire il rapporto della nostra città con questa dolcezza.

Siamo nel 1780 e nella Contrada del Po apre il Caffè Fiorio, fin da subito frequentato dall’aristocrazia conservatrice e culla dell’opinione pubblica risorgimentale. Nietzche è un habitué del locale e non nasconde di apprezzare i gelati, che gusta lentamente mentre cammina per la città. C’è chi dice che il cono da passeggio, tanto amato dalle dame dell’epoca, nasca proprio qui, anche se è un primato di cui si vantano molti in Italia.
Il pregio del gelato di Fiorio è l’amore per la tradizione, che però negli anni ha saputo innovarsi. Il primo segreto? La cremosità, ottenuta grazie a un trucco d’oltreoceano: nel 1945, mentre la guerra volge al termine, il latte fresco scarseggia e un comandante americano viene in aiuto consegnando un carico di latte condensato, che da quel momento viene aggiunto in piccole dosi per ottenere la consistenza che conosciamo.

Tornando ancora indietro nel tempo, nel 1884 il gelataio napoletano Domenico Pepino si trasferisce a Torino con la sua famiglia e apre un’attività dal nome Vera Gelateria Artigiana, molto amata per i suoi dolci freddi. All’inizio del XX secolo la vendita a due imprenditori, che attraverso l’uso del ghiaccio secco cominciano a esportare i prodotti. Nel 1939 infine, viene inventato e brevettato il famoso Pinguino, il primo ricoperto su stecco al mondo, che si può acquistare per 1 lira.

Anche in tempi recenti da piccole realtà nate nella nostra città derivano prelibatezze fredde che hanno fatto il giro dell’Italia e del mondo. Ne è un esempio Grom: i fondatori Guido Martinetti e Federico Grom aprono il primo negozio in piazza Paleocapa nel 2003, con l’obiettivo di fare il gelato come una volta, usando prodotti a kilometro zero. In pochi anni nascono diversi locali in tutta in Italia e nel 2007 il primo a New York, fino ad arrivare a 67 attività in tutto il mondo. L’azienda nel 2015 viene acquistata dal colosso Unilever e raggiunge così la grande distribuzione internazionale.
Un’altra storia di eccellenza è quella di Marchetti. Dopo aver passato l’infanzia aiutando il padre in una gelateria di Nichelino, Alberto Marchetti apre il suo primo locale in corso Vittorio, con l’obiettivo di fare un gelato semplice e genuino, con materia prima del circuito Slow Food. In poco tempo apre altri tre negozi a Torino e quattro nel nord Italia. Proprio perché ci tiene a creare una cultura del gelato, fonda la Scuola di Alta Gelateria Italiana, un percorso didattico unico nel suo genere che, partendo da un’approfondita conoscenza della materia prima, ha l’obiettivo di perfezionare le tecniche della gelateria e della professione di gelatiere.

Ma non sono solo queste le eccellenze fra le gelaterie torinesi: dal Gelatelier a Mara dei Boschi a Ottimo!, la lista completa sarebbe davvero lunga. Noi abbiamo fatto una selezione… non vi resta che provarle e stilare la vostra personale classifica.

 

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Categorie: Cultura, Primo piano

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