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29 aprile 2013

Da Torino in giro per il mondo senza volare

L’esperienza di un ragazzo torinese che lo scorso anno ha lasciato un lavoro a tempo indeterminato per conoscere meglio il nostro pianeta e se stesso.

Sara Delabella

Carlo Taglia

Carlo Taglia in una tappa del suo viaggio intorno al mondo

Avete mai pensato di fare il giro del mondo partendo proprio da qui e senza prendere aerei? Beh, c’è chi l’ha completato da appena un mese e dopo 528 giorni, 95.450 km via terra con i mezzi di trasporto più strani e 24 paesi attraversati, sta sistemando il suo diario/reportage di viaggio.
Si tratta di un ragazzo torinese di 27 anni, Carlo Taglia, che ci ha raccontato la sua esperienza.

Perché hai iniziato a girare il mondo e per quale motivo l’hai fatto senza utilizzare aerei?
«Ritengo il viaggio è una delle esperienze umane migliori adatte per crescere e imparare rapidamente. Quindi ho deciso di dedicare i migliori anni della mia vita a un’esperienza simile per ottenere il massimo e coltivarlo dentro di me.
L’ho fatto senza aerei per rendere l’esperienza più avventurosa, per scoprire le reali distanze del mondo e attraversare losche e secondarie frontiere. Inoltre condividere lunghi viaggio con la gente del posto e conoscere anche luoghi non frequentati solitamente dal turismo».

Hai appena terminato il giro del globo ma non ne hai ancora abbastanza, senti di essere uno spirito nomade?
«Non posso immaginare la mia vita lontana dalla strada. Il viaggio è la mia passione e cercherò di fare il possibile per trasformarlo nel mio lavoro. Ora è il momento di una pausa a casa per metabolizzare questa intensissima esperienza, ma prima o poi lo zaino chiamerà di nuovo. Credo di avere uno spirito nomade, il solo atto del movimento rilascia nella mia mente una sensazione di benessere e serenità».

Quando e come hai iniziato a viaggiare?
«A vent’anni ho fatto il primo viaggio, non avevo un soldo da parte, sono partito per Tarifa, nel sud della Spagna, alla ricerca di lavoro senza  avere esperienze e senza sapere la lingua. L’unica soluzione è stata iniziare a lavorare in una pizzeria 12 ore al giorno in due turni, senza un giorno libero alla settimana, per la misera paga di 3 euro all’ora. Poi da cosa nasce cosa e sono riuscito a trovare di meglio. Sono partito principalmente per scappare  da una realtà in cui non mi riconoscevo a causa del materialismo del consumismo e anche da un’educazione scolastica non soddisfacente, dovevo trovare me stesso lontano dai condizionamenti sociali e familiari. Sono stato via per tre anni e mezzo viaggiando, a ventisei anni ho deciso di ripartire dopo la fine di una relazione importante, ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato come tecnico progettista nel settore del fotovoltaico, ho attraversato Nepal, India, Sri Lanka, Malesia, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Cina, Sud Korea, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina, Brasile, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Polonia, Ucraina e Russia. Ora mi sento consapevole di ciò che voglio fare e cosa è giusto per me e riesco a vedere la realtà da cui fuggivo in maniera diversa».

Ci sono cose che non rifaresti?
«Ci sono stati certamente anche momenti difficili, come ad esempio quando ho preso la malaria a Laos o hanno cercato di truffarmi o derubarmi. Un momento davvero terribile l’ho vissuto la seconda volta che  ho provato l’ ayahuasca, una bevanda allucinogena preparata da uno sciamano dell’Amazzonia, utilizzata per curare stati mentali o fisici e che ha la capacità di tirati fuori parte del subconscio e dell’inconscio grazie alla Dmt, la sostanza che rilascia naturalmente il cervello mentre sogniamo e che è il principio di questa bevanda. Si assume durante una cerimonia di gruppo e il suono della chitarra ti accompagna durante il “viaggio”. La prima volta ho provato emozioni bellissime, allucinazioni meravigliose e mi sentivo in armonia. La seconda volta invece erano troppo forti, estreme, non riuscivo a trovare un punto di riferimento. Mi hanno spiegato che questo è un segno di purificazione, significa che stai “lottando contro i tuoi demoni interiori”. Sono entrato in trance ed è stato davvero scioccante, un “viaggio senza ritorno”, in cui cambi definitivamente prospettiva. E’ stato sconvolgente, nel bene e nel male».

Come sei riuscito a mantenerti per tutto questo tempo?
«Oltre a una questione economica, si tratta anche di una questione di scelte. Viaggiare in modo economico è un vantaggio perché consente di muoversi come la gente locale, di conoscerla e quindi realizzare un’esperienza più autentica. Se veramente si ama viaggiare una soluzione si trova sempre, non bisogna per forza andare dall’altra parte del mondo pagando viaggi aerei costosissimi, si può iniziare dall’ Europa trovando uno di quei lavori che la gente del posto non ha più voglia di fare ma che permette di mettere qualche soldo da parte, imparare una nuova lingua e fare nuovi progetti di viaggio. Io ho trovato due fonti di guadagno, una è legata al lavoro per Greenews su cui scrivo articoli, l’altra al lavoro di cui mi occupavo in Italia con il fotovoltaico, che sono riuscito a portare avanti in maniera differente da prima grazie anche a vari programmi su internet. Esistono lavori che si possono gestire da liberi professionisti in viaggio oppure si trova lavoro strada facendo. Ma certo che una base di risparmi, liquidazione o altro aiuta».

Quando viaggi cosa ti porti dietro?
«Personalmente non mi faccio particolari problemi organizzativi, preferisco minimizzare il più possibile l’abbigliamento anche se significa viaggiare non essendo attrezzato, per cui mi è capitato tranquillamente di andare in montagna con i jeans e senza scarpe particolari, il maglione che uso in città è la stesso che uso per dormire anche a basse temperature etc. Il mio zaino di 12 kg è lo stesso per ogni situazione, adatto sia ad affrontare l’inverno che l’estate. Quando sono partito era più pesante ma poi ti accorgi che di molte cose è possibile fare a meno e che è meglio alleggerire il più possibile il peso del bagaglio fisico, mentre è importante arricchire il bagaglio dell’anima».

Come ha reagito la tua famiglia a questa tua scelta?
«La mia famiglia mi vede sereno, autonomo, hanno definitivamente accettato che sono fatto così, ma all’inizio ho dovuto lottare. All’inizio è stata dura cavarmela ma ne è valsa la pena,  finchè non ho iniziato a viaggiare mi sentivo sempre nervoso, depresso, aggressivo, non credevo a niente. Tornare significa per me vedere la mia città con occhi diversi. Si riabbracciano amici e famiglia con un’ onda di energia positiva. Ora ho costruito una mia morale, sto bene ovunque soprattutto da solo».

 Che cosa rimane di tutte queste esperienze e quali sono i tuoi progetti futuri?
«Sto realizzando un libro su questa straordinaria esperienza che è il seme che voglio lasciare ai giovani che coltivano il mio stesso sogno; per realizzarlo ho scritto sempre più o meno a giorni alterni su di un notebook dove ho fissato esperienze ed emozioni a caldo, inoltre durante il viaggio ho sempre gestito il mio blog e la pagina Facebook “Il giro del mondo senza aerei” grazie al wifi degli ostelli in cui ho dormito. Ho tante idee future di viaggio ma è inutile pensarci troppo ora, bisogna vivere attimo per attimo facendo le scelte al momento opportuno, la mia speranza è di vivere sei mesi in viaggio e sei mesi qui trasmettendo agli altri tutto quello sche scopro ogni giorno vivendo avventure meravigliose».

Link utili:
Il blog di Carlo Taglia
La pagina Fb “Il giro del mondo senza aerei”

 

Voi sareste pronti a partire e lasciare tutto per viaggiare via terra e via mare alla scoperta mondo?

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Categorie: Ambiente

Commenti (1)

  1. catterina ha detto:

    complimenti ragazzo!!!
    farebbe proprio per mio figlio….., farò leggere e visitare blog
    chissa’ che si metta in contatto

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