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6 Marzo 2019

Lo yoga che pratichiamo oggi è antico come crediamo?

Approfondiamo una pratica oggi molto diffusa, se non di moda, che però spesso ha poco a che fare con la disciplina della tradizione, basata su concentrazione e controllo del respiro

Carlotta Bianchini

Lo yoga è la settima attività fisica praticata al mondo

Negli ultimi anni l’interesse delle persone, in particolare in Occidente, nei confronti dello yoga è aumentato considerevolmente. Secondo un recente sondaggio di Acsm’s Health & Fitness Journal, questa pratica è al settimo posto in tutto il mondo come attività fisica legata al fitness e al benessere.
Parlare di yoga, però, non vuol dire solo questo: la disciplina non è solo movimento, ma consapevolezza, è l’unione del corpo fisico con mente e spirito, per superare i limiti del proprio io e raggiungere l’illuminazione. Ma lo yoga che pratichiamo noi oggi non è così antico come sembra, come ci confermano alcuni insegnanti con cui abbiamo parlato.

Oggi conosciamo principalmente l’Hatha yoga, uno dei sei sentieri della disciplina volto soprattutto al controllo fisico, che ha tantissime varianti: dall’Astanga Vinyasa yoga al Bikram, dall’Iyengar yoga al Sivananda. Questo rimanda la pratica soprattutto all’esecuzione di diverse posizioni, dette asana. Ma lo yoga antico aveva poco a che fare con esse, che erano un aspetto marginale, e si dedicava principalmente al Pranayama, il controllo del respiro. Molte posizioni che normalmente eseguiamo in una lezione di yoga in realtà sono state introdotte solo 100-150 anni fa.
Perché? Ci risponde Aurora: «Perché noi occidentali, a causa dei ritmi e degli stili di vita che conduciamo, non sappiamo restare fermi in ascolto. Abbiamo bisogno di muoverci e di fare. È infatti molto più facile fare un movimento che controllare la respirazione».

Cosa distingue lo yoga tradizionale dalle altre varianti? «Ciò che identifica lo yoga tradizionale è il fatto che venga praticato con maggiore consapevolezza – risponde il maestro indiano James –Quando alziamo le braccia lo possiamo fare in vari modi, ma nello yoga tradizionale il modo è unico. Il segreto è la concentrazione, che si ottiene solo eseguendo movimenti lenti. Se andiamo veloce la concentrazione si perde, mentre se ci muoviamo lentamente riusciamo a concludere il movimento pensando al corpo e alle attivazioni e, da concentrati, non posiamo pensare assolutamente ad altre cose. Al giorno d’oggi è tutto veloce mentre a noi serve qualcosa per rallentare».

Ma come si può fare a evitare di ridurre tutto a soli movimenti? «Recuperando quell’attenzione delle origini sulla respirazione – continua James – La natura ha dato a noi esseri umani una capacità straordinaria: quella di poter prendere il controllo di un sistema di per sé involontario. Infatti, se controllo la respirazione controllo il sistema involontario. Chiudendo gli occhi e aumentando così la concentrazione, riusciamo a far rallentare il battito cardiaco e questo è utile. Ad esempio, quando ci arrabbiamo con qualcuno improvvisamente, a intervenire è il sistema involontario. Non è che non dobbiamo arrabbiarci, anche se ogni tanto serve ed è necessario, ma dovremmo imparare a farlo con volontà, con controllo, trovando una risposta valida. Lo scopo della vita – conclude James – non è trovare pensieri positivi ma risposte positive, personali, valide e soddisfacenti».

 

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Categorie: Cultura, Intercultura

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